Chi gestisce un sito web, un’infrastruttura cloud o anche solo un homelab con Ubuntu prima o poi si scontra con la stessa domanda: quale autorità di certificazione (CA) usare per ottenere certificati TLS gratuiti tramite il protocollo ACME? Per anni la risposta era scontata: Let’s Encrypt. Ma nel 2026 il panorama è cambiato. Buypass Go SSL, la CA norvegese che per anni ha rappresentato una valida alternativa europea, ha chiuso definitivamente il servizio ACME il 16 ottobre 2025. Google Trust Services è uscita dall’ombra e offre certificati pubblici gratuiti con validità configurabile fino a un solo giorno. E ZeroSSL continua a guadagnare terreno tra chi trova troppo rigidi i limiti di emissione di Let’s Encrypt.

Questo confronto mette a fianco Let’s Encrypt, ZeroSSL, Buypass Go SSL (ormai fuori mercato, ma citato per completezza storica) e Google Trust Services (GTS), con dati aggiornati a settembre 2026: limiti di emissione, prezzi, quote di mercato secondo W3Techs, compatibilità con i client ACME più diffusi e l’impatto della riduzione della validità dei certificati TLS decisa dal CA/Browser Forum. Se stai scegliendo la CA giusta per un progetto SaaS multi-tenant, per un sito aziendale in Italia o per un cluster Kubernetes, qui trovi i numeri per decidere senza indovinare.

Cos’è ACME e perché conta scegliere la CA giusta

ACME (Automatic Certificate Management Environment) è il protocollo che ha reso possibile l’emissione automatica di certificati TLS senza intervento umano. Prima del 2015, ottenere un certificato SSL richiedeva compilare moduli, pagare decine di euro all’anno e installare manualmente i file sul server. Let’s Encrypt ha cambiato le regole del gioco rendendo il processo gratuito e scriptabile, e oggi ACME è uno standard IETF (RFC 8555) supportato da praticamente ogni CA pubblica seria.

La scelta della CA non è più solo una questione di “gratis o a pagamento”. Nel 2026 entrano in gioco fattori tecnici concreti: quanti certificati puoi emettere per dominio ogni settimana, se supporti wildcard, quanto dura la validità del certificato e come reagisce l’infrastruttura in caso di blackout della CA. Per un singolo blog personale questi dettagli contano poco. Per una piattaforma SaaS con migliaia di sottodomini per cliente, o per un provider di hosting italiano che emette certificati per conto di terzi, possono determinare se il sistema regge o va in stallo durante un picco di richieste.

Aggiungiamo poi un elemento che nel 2026 sta ridisegnando l’intero settore: la riduzione della vita dei certificati TLS imposta dal CA/Browser Forum con il ballot SC-081v3, approvato nell’aprile 2025. Dal 15 marzo 2026 la validità massima scende a 200 giorni, poi a 100 giorni dal marzo 2027 e infine a soli 47 giorni entro il marzo 2029. Questo significa che il rinnovo automatico, finora un dettaglio tecnico per sistemisti, diventerà un requisito operativo non negoziabile per chiunque gestisca certificati pubblici. Le CA che gestiscono meglio l’automazione a questo ritmo di rinnovo usciranno vincitrici da questa transizione.

Let’s Encrypt: il dominatore del mercato con 7 miliardi di certificati emessi

Let’s Encrypt, gestito dalla no-profit ISRG (Internet Security Research Group) con il sostegno di Mozilla, EFF, Cisco e Akamai, resta la CA più usata al mondo. Secondo il report ISRG 2025, il progetto ha superato i 7 miliardi di certificati emessi dal lancio nel 2015, coprendo oltre 762 milioni di siti web a fine 2025, in crescita rispetto ai 492 milioni dell’anno precedente. A settembre 2026 il ritmo di emissione ha toccato punte di oltre 10 milioni di certificati in un solo giorno, secondo dati pubblicati dalla stessa organizzazione.

I numeri di W3Techs aggiornati a inizio settembre 2026 confermano il dominio: Let’s Encrypt è usato dal 64,4% di tutti i siti web di cui è nota la CA, per una quota di mercato del 67,7% tra le sole CA monitorate. È un dato in leggera flessione rispetto al picco di circa 65% raggiunto nella prima metà del 2026, segno che qualche quota si sta spostando verso alternative come ZeroSSL e GTS, ma resta una posizione dominante senza rivali diretti.

Il punto debole storico di Let’s Encrypt sono i limiti di emissione. Il tetto principale è di 50 certificati per dominio registrato ogni 7 giorni, con un limite aggiuntivo di 5 certificati duplicati (stesso identico set di nomi host) per settimana e 300 nuovi ordini per account ogni 3 ore. Per un sito normale questi limiti sono invisibili. Per chi gestisce automazioni aggressive o migliaia di sottodomini dinamici (pensiamo a un servizio che genera un sottodominio per ogni nuovo cliente), possono diventare un collo di bottiglia reale: nel 2026 diversi sviluppatori hanno segnalato pubblicamente, ad esempio su Reddit, blocchi di una settimana intera dopo aver superato la soglia durante il lancio di un prodotto.

Un dettaglio spesso frainteso: i rinnovi sono esenti dal limite di 50 certificati per dominio. Let’s Encrypt lo ha ribadito esplicitamente in un post di febbraio 2026 dedicato proprio alla transizione verso certificati più corti, spiegando che il passaggio a validità ridotte non comporterà modifiche ai rate limit perché i rinnovi non contano ai fini del tetto settimanale. Chi sbaglia configurazione dell’ACME client e finisce comunque bloccato, di solito, ha generato nuovi certificati (nuovi nomi host) e non semplici rinnovi.

Sul fronte affidabilità, il 2025 non è stato un anno perfetto per Let’s Encrypt. Si sono registrati almeno tre incidenti documentati sul forum ufficiale della community: un blackout completo dell’API ACME dal 21 al 22 luglio 2025 (durato circa 8 ore, causato da un aggiornamento del sistema operativo sui resolver DNS interni), un’interruzione parziale il 27 agosto 2025 e un secondo blackout completo il 16 dicembre 2025, durato 45 minuti per un errore di configurazione della rete degli hypervisor. L’incidente di luglio ha avuto ricadute esterne misurabili: un report Zendesk cita oltre 300 clienti colpiti da falsi allarmi automatici legati alla verifica dei record CAA durante il guasto.

ZeroSSL: niente limiti di emissione, ma il gratis ha un tetto

ZeroSSL nasce come alternativa commerciale a Let’s Encrypt, con un approccio diverso: invece di puntare tutto sull’automazione da riga di comando, offre anche un’interfaccia web e una REST API proprietaria oltre al supporto ACME standard. La differenza più citata dagli sviluppatori riguarda proprio i rate limit: secondo la pagina ufficiale di confronto pubblicata da ZeroSSL stessa, il servizio non applica alcun tetto per dominio registrato, nessun limite di 5 certificati duplicati a settimana e nessun blocco sulle 300 richieste per account ogni 3 ore che invece vincolano Let’s Encrypt. L’unico limite tecnico è una soglia di circa 7 richieste ACME al secondo, contro le 20 di Let’s Encrypt.

C’è però una distinzione importante tra “nessun rate limit” e “certificati illimitati gratis”. Il piano Free di ZeroSSL concede solo 3 certificati di 90 giorni in totale (non a settimana), rinnovabili manualmente. Per avere certificati realmente illimitati via ACME serve il piano Basic, che secondo la pagina prezzi ufficiale costa circa 14,99 dollari al mese (fatturazione annuale). Chi cerca un uso gratuito e senza limiti pratici resta quindi comunque più vicino a Let’s Encrypt, mentre ZeroSSL conviene a chi vuole pagare una cifra modesta per evitare del tutto la gestione dei rate limit.

Un punto a favore netto di ZeroSSL: offre wildcard gratuite nel piano free (fino a 90 giorni), una funzione che molte CA gratuite limitano ai piani a pagamento. Anche la compatibilità con i client ACME è ampia: acme.sh per anni ha usato ZeroSSL come CA predefinita, e sia Certbot sia win-acme/CertifyTheWeb la supportano specificando l’endpoint ACME dedicato.

Sul fronte affidabilità, i monitoraggi pubblici di StatusGator non mostrano, nel periodo 2025-2026, blackout multi-ora paragonabili a quelli di Let’s Encrypt. ZeroSSL non pubblica però trascrizioni dettagliate degli incidenti come fa la community di Let’s Encrypt, quindi il confronto sulla trasparenza degli SLA resta a favore di quest’ultima, anche quando quest’ultima ammette i propri errori pubblicamente.

Buypass Go SSL: la CA norvegese che ha chiuso i battenti

Per anni Buypass Go SSL, servizio della norvegese Buypass AS, è stata l’alternativa europea per chi voleva diversificare l’emissione ACME senza dipendere da un’unica CA statunitense. Offriva validità di 180 giorni (il doppio di Let’s Encrypt), un limite di 20 certificati per dominio a settimana e nessun supporto per i wildcard, con un massimo di 5 host per certificato.

Questa parte della storia si è chiusa: secondo l’annuncio ufficiale pubblicato sul sito Buypass, dal 16 ottobre 2025 non è più possibile ordinare, rinnovare o sostituire certificati Go SSL, con l’ultima data utile per l’emissione fissata al 31 ottobre 2025. I certificati già emessi restano validi fino alla scadenza naturale, ma chi si affidava a Buypass come CA secondaria per ridondanza deve necessariamente migrare altrove entro la fine del ciclo di vita dei certificati residui. Lo includiamo in questo confronto solo per completezza storica e perché molte guide più vecchie ancora online lo indicano come opzione attiva, generando confusione.

Google Trust Services: certificati anche di un solo giorno

Google Trust Services (GTS) è la CA pubblica di Google, disponibile tramite Certificate Manager su Google Cloud con supporto ACME nativo. È meno conosciuta al di fuori dell’ecosistema Google Cloud, ma tecnicamente è la più flessibile del gruppo: consente di richiedere certificati con validità configurabile da un minimo di 1 giorno fino a un massimo di 90 giorni, impostando il parametro di durata direttamente nel client ACME (ad esempio --valid-to '+Nd' con acme.sh).

Questa capacità di emettere certificati ultra-corti è più di una curiosità tecnica: è un banco di prova per il futuro imposto dal ballot SC-081v3. Con la validità massima che scenderà a 47 giorni entro il 2029, i team che oggi sperimentano rinnovi ogni 1-6 giorni con GTS stanno di fatto testando in anticipo l’infrastruttura di automazione che tutti dovranno avere tra qualche anno.

I limiti di GTS sono espressi come quote per progetto Google Cloud piuttosto che come rate limit fissi: 100 nuovi ordini di certificato all’ora, 300 richieste di autorizzazione all’ora, 25 nuovi account ACME al minuto. Sono quote aumentabili su richiesta al supporto Google, il che le rende più adatte a un contesto enterprise che a un uso hobbistico. L’uso di GTS richiede inoltre un account Google Cloud e la configurazione dell’External Account Binding (EAB), un passaggio in più rispetto alla semplicità “senza account” di Let’s Encrypt.

Sul lato costi, l’emissione ACME è gratuita, ma Certificate Manager applica una tariffa di gestione oltre i primi 100 certificati gestiti al mese (circa 0,20 dollari per certificato fino a 2.000, poi 0,10 dollari), un dettaglio che riguarda la gestione via Google Cloud e non l’oggetto certificato in sé. Per chi è già su Google Cloud Platform, GTS è spesso la scelta più naturale, mentre per chi non lo è il vincolo dell’account Google può essere un ostacolo superfluo.

Tabella comparativa: specifiche tecniche a confronto

CaratteristicaLet’s EncryptZeroSSLBuypass Go SSLGoogle Trust Services
Emissione gratuita via ACMESì (con limiti)Non più disponibile dal 16/10/2025Sì (richiede account Google Cloud)
Validità certificato standard90 giorni90 giorni (free), 1 anno a pagamento180 giorni (storico)Configurabile: 1-90 giorni
Limite per dominio registrato50 certificati / 7 giorniNessun limite per dominio; 3 certificati totali nel piano free20 certificati / 7 giorni (storico)100 nuovi ordini / ora (quota per progetto)
Certificati duplicati per settimana5Nessun limite specifico5 (storico)N/D (gestito via quota)
Supporto wildcardSì (solo DNS-01)Sì, anche nel piano freeNo (max 5 host per certificato)Sì (DNS-01)
Rinnovi esenti da rate limitNon applicabile (nessun tetto per dominio)Sì (storico)Gestito via quota progetto
Necessità di account esternoNoEmail per account ACMENo (servizio dismesso)Sì, account Google Cloud + EAB
Quota di mercato (W3Techs, settembre 2026)64,4% siti / 67,7% CA share<1%, in crescitaMarginale, in esaurimentoNon ancora rilevata singolarmente
Certificati totali emessiOltre 7 miliardi dal 2015Non pubblicatoNon pubblicatoNon pubblicato
Client ACME compatibiliCertbot, acme.sh, win-acme, tutti i principaliacme.sh, Certbot (URL dedicato), CertifyTheWebacme.sh (profilo dedicato, in dismissione)acme.sh, CertifyTheWeb, qualsiasi client EAB-capable
Interfaccia web oltre ad ACMENoSì, dashboard con verifica emailNoSì, tramite console Google Cloud
Incidenti/outage documentati 2025-20263 blackout ACME registrati (lug, ago, dic 2025)Nessun blackout multi-ora rilevato pubblicamenteNessuno (servizio dismesso, non un guasto)Nessun incidente CA-specifico rilevato

Tabella prezzi: dal gratis ai piani enterprise

PianoLet’s EncryptZeroSSLGoogle Trust Services
GratuitoSempre gratuito, nessun piano a pagamento0 $/mese: 3 certificati 90 giorni totaliEmissione ACME gratuita; gestione fino a 100 certificati/mese inclusa
Entry levelNon applicabileBasic: 14,99 $/mese (fatturazione annuale): certificati 90 giorni illimitati, wildcard inclusoCirca 0,20 $/certificato/mese oltre i primi 100 gestiti
Livello intermedioNon applicabilePremium: 68,99 $/mese (fatturazione annuale): più certificati annuali, accesso API estesa0,10 $/certificato/mese oltre i 2.000 gestiti
BusinessNon applicabileBusiness: 129,99 $/mese (fatturazione annuale): wildcard estesi, monitoraggioTariffazione a consumo su Google Cloud Billing
EnterpriseSupporto community, override rate limit su richiestaDa 199,99 a 659,99 $/mese (tier S/M/L/XL, fatturazione annuale)Accordi enterprise personalizzati con Google Cloud

Buypass Go SSL non compare in questa tabella perché il servizio ACME gratuito non è più acquistabile dal 16 ottobre 2025. L’azienda continua a vendere certificati TLS commerciali OV/EV con prezzi annuali che, alla data di pubblicazione, non sono documentati pubblicamente in modo dettagliato per il mercato italiano.

Benchmark e dati di adozione da tre fonti indipendenti

Il primo riferimento è W3Techs, che misura l’uso delle CA su tutto il web indicizzato: a inizio settembre 2026 Let’s Encrypt risulta usato dal 64,4% dei siti con CA nota, in calo di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente, un segnale che parte del traffico sta migrando verso altre soluzioni. Il trend storico dello stesso W3Techs mostra una crescita costante da circa il 59,8% di gennaio 2025 fino al picco di quasi il 65% raggiunto a metà 2026, prima della lieve flessione recente.

Il secondo riferimento arriva dall’analisi dei log di Certificate Transparency: un report che ha esaminato 8,7 miliardi di certificati SSL nel primo trimestre 2026 mostra che la sottordinata RSA di Let’s Encrypt (R13) ha ripreso il primato per volume di emissione trimestrale, con circa 1,96 miliardi di certificati emessi solo in quel trimestre. Questo dato conferma la scala industriale dell’infrastruttura di Let’s Encrypt, ben oltre quella di ZeroSSL o GTS, che nello stesso report non compaiono tra le prime posizioni per volume assoluto.

Il terzo riferimento riguarda la geografia dell’adozione. Un’analisi accademica sulla distribuzione geografica dei certificati Let’s Encrypt (dato storico ma ancora citato nelle rassegne 2026) ha rilevato che oltre il 55% di tutti i certificati Let’s Encrypt veniva emesso in Europa occidentale, con Svizzera, Francia, Paesi Bassi e Germania in testa, a una densità di penetrazione fino a 4 volte superiore rispetto agli Stati Uniti in rapporto alla popolazione online. È uno dei motivi per cui una CA nata negli USA resta, di fatto, un’infrastruttura fortemente europea nell’uso quotidiano.

Cosa cambia con la validità dei certificati a 47 giorni

Il ballot SC-081v3 del CA/Browser Forum, approvato nell’aprile 2025, è probabilmente il cambiamento più rilevante per chi amministra infrastrutture TLS in Europa nei prossimi anni. Il percorso è scaglionato in tre fasi: dal 15 marzo 2026 la validità massima di un certificato pubblico scende da 398 a 200 giorni, dal 15 marzo 2027 scende a 100 giorni, e dal 15 marzo 2029 si arriva al tetto finale di 47 giorni, con un limite parallelo di 10 giorni per il riutilizzo delle evidenze di convalida del dominio (DCV).

In pratica, entro il 2029 ogni certificato TLS pubblicamente affidabile dovrà essere rinnovato quasi otto volte l’anno, e ogni rinnovo richiederà una nuova validazione del controllo sul dominio. Le organizzazioni che oggi gestiscono ancora i certificati manualmente, magari con un rinnovo annuale segnato sul calendario, si troveranno costrette ad automatizzare o subire interruzioni di servizio molto più frequenti. Un approfondimento tecnico pubblicato da Feisty Duck definisce questo passaggio scaglionato “un percorso di riduzione graduale su più anni”, proprio per dare tempo alle organizzazioni di automatizzare prima che il tetto finale entri in vigore.

Parallelamente, dal 15 marzo 2025 è già in vigore l’obbligo di Multi-Perspective Issuance Corroboration (MPIC): le CA devono verificare le richieste di certificato da più prospettive di rete per individuare eventuali attacchi di dirottamento BGP che manipolano il percorso della convalida del dominio. Dal 15 settembre 2025 le CA devono anche agire attivamente sulle anomalie rilevate da MPIC, non limitarsi a registrarle, e da settembre 2026 il requisito sale a un minimo di cinque prospettive di rete indipendenti. Questi obblighi valgono per tutte le CA pubbliche, incluse quelle di questo confronto.

Let’s Encrypt ha risposto con un post ufficiale del 24 febbraio 2026 in cui chiarisce che il passaggio a certificati più corti non comporterà modifiche ai rate limit esistenti, proprio perché i rinnovi restano esenti dal tetto per dominio. Google Trust Services, dal canto suo, offre già oggi la flessibilità necessaria con certificati configurabili fino a un giorno, posizionandosi come la CA più pronta per lo scenario del 2029.

DNS-01 vs HTTP-01: quale metodo di validazione conviene

Ogni CA di questo confronto supporta due metodi principali per dimostrare il controllo su un dominio prima di emettere il certificato: la validazione HTTP-01 e la validazione DNS-01. La differenza non è solo tecnica, incide direttamente su quali funzionalità puoi ottenere e su quanto sia facile automatizzare il rinnovo.

La validazione HTTP-01 è la più semplice da configurare: il client ACME pubblica un file temporaneo in un percorso specifico del server web (/.well-known/acme-challenge/) e la CA verifica che sia raggiungibile pubblicamente. Funziona bene per un server singolo con accesso diretto alla porta 80, ma ha un limite strutturale: non supporta i certificati wildcard, perché la CA deve verificare ogni singolo nome host separatamente e non può dimostrare il controllo su un intero sottodominio generico come *.esempio.it con una semplice richiesta HTTP.

La validazione DNS-01 richiede invece di pubblicare un record TXT temporaneo nella zona DNS del dominio. È più complessa da automatizzare, perché serve un’integrazione con l’API del proprio provider DNS (Cloudflare, Route 53, Aruba, Register.it), ma è l’unico metodo che sblocca i certificati wildcard su tutte e tre le CA attive di questo confronto. È anche il metodo preferito per i server che non hanno una porta 80 esposta pubblicamente, ad esempio dietro un load balancer interno o in ambienti air-gapped parzialmente connessi.

Nella pratica, chi gestisce un singolo dominio senza sottodomini dinamici può restare tranquillamente su HTTP-01 con qualsiasi delle CA di questo confronto. Chi invece punta a un certificato wildcard, magari per centralizzare la gestione TLS di decine di sottodomini dietro un solo reverse proxy, deve necessariamente configurare DNS-01, indipendentemente dalla CA scelta tra Let’s Encrypt, ZeroSSL o Google Trust Services. Molti pannelli di hosting italiani automatizzano già questo passaggio quando il DNS è gestito dallo stesso provider, ma per configurazioni miste (dominio registrato altrove, DNS su un provider terzo) serve impostare manualmente un plugin DNS per l’ACME client, come i moduli dns_cf per Cloudflare o dns_aws per Route 53 disponibili in acme.sh.

Cinque scenari reali: quale CA scegliere

I numeri da soli non bastano a decidere. Ecco cinque situazioni concrete che aiutano a capire quale CA si adatta meglio a un determinato contesto operativo.

1. Blog personale o piccolo sito aziendale. Un solo dominio, poche decine di sottodomini al massimo, rinnovo automatico via Certbot su un server Linux. Let’s Encrypt resta la scelta più semplice: nessun account da creare, integrazione nativa in praticamente ogni pannello di hosting italiano (cPanel, Plesk, Aruba, Serverplan), zero costi. Il limite di 50 certificati a settimana non verrà mai avvicinato.

2. Piattaforma SaaS multi-tenant con un sottodominio per cliente. Se l’onboarding di un nuovo cliente genera automaticamente un certificato per un nuovo sottodominio, e si prevede di superare le 50 nuove emissioni a settimana sotto lo stesso dominio registrato, ZeroSSL con piano Basic (9,99 $/mese) elimina il problema alla radice grazie all’assenza di rate limit per dominio. In alternativa, si può richiedere a Let’s Encrypt un incremento del limite tramite il modulo ufficiale, ma il processo richiede tempo e non è garantito.

3. Infrastruttura già su Google Cloud Platform. Se i servizi girano già su GCP con load balancer gestiti e Certificate Manager, Google Trust Services è la scelta più naturale: integrazione nativa, nessun client ACME esterno da configurare, gestione centralizzata dalla stessa console dove si amministrano le altre risorse cloud.

4. Team che vuole anticipare la transizione ai certificati corti. Se l’obiettivo è testare oggi un’infrastruttura di rinnovo automatico capace di reggere cicli di 47 giorni (o meno) prima che diventi obbligatorio nel 2029, sperimentare con Google Trust Services e la sua validità configurabile da 1 a 90 giorni è il modo più diretto per stressare la pipeline CI/CD e i sistemi di alerting in anticipo.

5. Ex utenti Buypass Go SSL in cerca di alternativa europea. Chi usava Buypass come CA secondaria per diversificare il rischio di dipendenza da un unico provider deve migrare. Non esistendo oggi un sostituto europeo diretto con le stesse caratteristiche (validità 180 giorni, niente wildcard), la scelta più pragmatica è adottare una configurazione ibrida Let’s Encrypt più ZeroSSL, usando due CA diverse su ACME client differenti come strategia di ridondanza in caso di blackout di una delle due.

Guida alla migrazione: da Buypass o tra le altre CA

Chi deve spostarsi da Buypass Go SSL, o semplicemente vuole cambiare CA, può seguire questo percorso pratico. La procedura vale per la maggior parte dei client ACME basati su acme.sh o Certbot su Linux. Per chi parte da zero con Certbot, la nostra guida a Certbot e Let’s Encrypt copre l’installazione di base.

Passo 1: Verificare la scadenza dei certificati attuali. Chi ha ancora certificati Buypass Go SSL attivi deve controllare la data di scadenza esatta: restano validi fino a naturale esaurimento, ma non potranno più essere rinnovati sulla stessa CA.

Passo 2: Scegliere la nuova CA in base ai criteri di questo confronto. Volume di emissione previsto, necessità di wildcard, presenza o meno su Google Cloud sono le tre domande chiave.

Passo 3: Registrare un nuovo account ACME. Con acme.sh il comando è semplice: acme.sh --register-account -m [email protected] --server letsencrypt oppure sostituendo letsencrypt con zerossl o l’endpoint ACME di Google Trust Services (https://dv.acme-v02.api.pki.goog/directory), che richiede in aggiunta le credenziali EAB generate dalla console Google Cloud.

# Esempio con acme.sh: registrazione account e impostazione CA predefinita
acme.sh --register-account -m [email protected] --server zerossl

# Impostare ZeroSSL come CA predefinita per tutte le emissioni successive
acme.sh --set-default-ca --server zerossl

# Emissione certificato con validazione DNS-01 (necessaria per wildcard)
acme.sh --issue --dns dns_cf -d esempio.it -d '*.esempio.it'

Passo 4: Aggiornare gli hook di rinnovo. Se i certificati Buypass non supportavano wildcard e ora si passa a una CA che li supporta, è il momento di consolidare certificati multipli in un unico certificato wildcard, riducendo la complessità di gestione. Chi vuole approfondire la generazione manuale di chiavi e richieste di firma può consultare la nostra guida a OpenSSL per chiavi e certificati.

Passo 5: Testare il rinnovo automatico prima della scadenza reale. Forzare un rinnovo di prova con acme.sh --renew -d esempio.it --force e verificare che il nuovo certificato venga effettivamente ricaricato dal servizio web (nginx, Apache, HAProxy) senza downtime.

Passo 6: Documentare la CA scelta per ogni dominio. In vista della riduzione a 200 giorni di validità dal marzo 2026, tenere un inventario aggiornato di quale dominio usa quale CA evita sorprese quando i rinnovi diventeranno più frequenti su scala aziendale.

Pro e contro di ogni Certificate Authority

Let’s Encrypt (pro): gratuito senza eccezioni, nessun account richiesto, supporto praticamente universale su ogni client ACME e pannello di hosting, oltre 7 miliardi di certificati emessi che ne dimostrano l’affidabilità su scala. Contro: limite di 50 certificati per dominio a settimana che può bloccare operazioni ad alto volume, tre blackout ACME documentati nel 2025, wildcard disponibili solo con validazione DNS-01 (più complessa della HTTP-01).

ZeroSSL (pro): nessun rate limit per dominio, wildcard gratuite anche nel piano free, dashboard web utile per chi non vuole gestire tutto da riga di comando. Contro: il piano gratuito reale concede solo 3 certificati totali (non a settimana), serve il piano Basic a pagamento per un uso davvero illimitato, quota di mercato ancora marginale rispetto a Let’s Encrypt.

Buypass Go SSL (pro storici): validità doppia rispetto a Let’s Encrypt (180 giorni), alternativa europea per la ridondanza. Contro: servizio terminato dal 16 ottobre 2025, nessun supporto wildcard nemmeno quando era attivo, non più un’opzione praticabile per nuovi progetti.

Google Trust Services (pro): validità configurabile da 1 a 90 giorni, ideale per anticipare la transizione ai certificati corti, integrazione nativa con Google Cloud, supporto wildcard incluso. Contro: richiede un account Google Cloud e configurazione EAB, gestione oltre i 100 certificati mensili diventa a pagamento, meno indicato per chi non usa già l’ecosistema Google.

Sicurezza e conformità: cosa conta davvero per le aziende italiane

Per le aziende italiane soggette a NIS2 o al Cyber Resilience Act, la scelta della CA non è puramente tecnica. Un certificato scaduto su un servizio esposto pubblicamente rappresenta un’interruzione documentabile e, in contesti regolati, un possibile punto di non conformità. L’automazione del rinnovo, più che la CA specifica, è l’elemento su cui gli auditor si concentrano davvero: sapere dimostrare che un processo automatizzato rinnova i certificati con margine di sicurezza prima della scadenza, indipendentemente dalla CA scelta, riduce il rischio operativo molto più della scelta tra Let’s Encrypt e ZeroSSL.

Detto questo, l’obbligo MPIC già in vigore dal 2025 rappresenta un livello di sicurezza aggiuntivo che protegge tutte le CA di questo confronto da attacchi di dirottamento del routing BGP volti a intercettare le richieste di validazione del dominio. È un dettaglio tecnico che raramente emerge nelle discussioni sul “quale CA scegliere”, ma che nel 2026 rende l’intero ecosistema ACME più resistente rispetto a cinque anni fa, quando questo tipo di attacco era una preoccupazione teorica discussa solo nei paper accademici. Per chi vuole capire meglio i fondamenti crittografici dietro TLS, la nostra guida HTTPS e TLS: come viene protetta una connessione web spiega il meccanismo di base.

Verdetto: quale Certificate Authority conviene nel 2026

Non esiste un vincitore assoluto, ma i dati raccolti permettono un verdetto per fascia d’uso. Per la stragrande maggioranza dei siti web italiani, blog, e-commerce di piccole e medie dimensioni, applicazioni con traffico moderato, Let’s Encrypt resta la scelta di default: è gratuito, non richiede account, copre il 64,4% del web secondo W3Techs e ha alle spalle un’infrastruttura da oltre 7 miliardi di certificati emessi. I tre blackout del 2025 sono un campanello d’allarme, ma nessuno ha superato le 8 ore e tutti sono stati documentati pubblicamente con trasparenza.

Per chi opera piattaforme SaaS con emissione massiva di sottodomini, ZeroSSL con piano Basic a 9,99 dollari al mese è l’investimento più sensato: elimina alla radice il rischio di bloccarsi durante un picco di crescita, un problema che alcuni team hanno scoperto nel modo peggiore, cioè durante un lancio di prodotto. Per chi vive già dentro l’ecosistema Google Cloud, Google Trust Services offre la flessibilità più avanzata e, soprattutto, la certificazione anticipata che l’infrastruttura di rinnovo automatico regge anche cicli molto più corti dei 90 giorni standard, un vantaggio non da poco in vista del 2029. Buypass Go SSL, semplicemente, non è più parte dell’equazione: chi lo usava deve migrare prima della scadenza dei certificati residui.

Domande frequenti

Let’s Encrypt è davvero gratuito per sempre?
Sì. Let’s Encrypt è gestito dalla no-profit ISRG e non ha mai introdotto piani a pagamento dal lancio nel 2015. Il finanziamento arriva da sponsor aziendali e donazioni, non dagli utenti finali.

Posso usare Let’s Encrypt e ZeroSSL sullo stesso dominio contemporaneamente?
Sì, tecnicamente è possibile emettere certificati da entrambe le CA per lo stesso dominio e alternarli o usarli su server diversi come strategia di ridondanza, purché il client ACME sia configurato per gestire endpoint multipli.

Cosa succede ai certificati Buypass Go SSL già emessi?
Restano validi fino alla scadenza naturale (fino a 180 giorni dall’emissione), ma non possono più essere rinnovati sulla stessa CA dopo il 16 ottobre 2025. Serve migrare a una CA attiva prima della scadenza.

Perché i certificati TLS stanno diventando sempre più corti?
Il CA/Browser Forum, l’organismo che stabilisce gli standard per le CA pubbliche e i browser, ha approvato nell’aprile 2025 il ballot SC-081v3 per ridurre progressivamente la validità massima da 398 a 47 giorni entro marzo 2029, con l’obiettivo di limitare la finestra di rischio in caso di compromissione di una chiave privata.

Google Trust Services richiede per forza un account Google Cloud a pagamento?
L’emissione ACME di base è gratuita e la gestione dei primi 100 certificati al mese è inclusa senza costi aggiuntivi. Serve comunque un account Google Cloud attivo, anche se resta nella fascia gratuita per un uso moderato.

Quale CA supporta meglio i certificati wildcard gratuiti?
Let’s Encrypt, ZeroSSL e Google Trust Services supportano tutte i wildcard gratuiti tramite validazione DNS-01. ZeroSSL è l’unica che li include esplicitamente anche nel piano gratuito senza richiedere passaggi aggiuntivi oltre alla verifica DNS.

Conviene ancora imparare a usare Certbot nel 2026?
Sì. Certbot resta uno dei client ACME più diffusi e documentati, con supporto nativo per Let’s Encrypt e configurabile per altre CA. È spesso preinstallato nei pannelli di controllo dei principali hosting italiani.

I rate limit di Let’s Encrypt si possono aumentare su richiesta?
Sì, Let’s Encrypt permette di richiedere un incremento dei rate limit per casi d’uso legittimi tramite un modulo ufficiale, ma il processo di approvazione richiede tempo e non garantisce l’accettazione, motivo per cui molte piattaforme ad alto volume preferiscono comunque affiancare una seconda CA come ZeroSSL.

La validazione DNS-01 è più sicura della HTTP-01?
Non è tanto una questione di sicurezza intrinseca, quanto di superficie di attacco. DNS-01 richiede credenziali API per il provider DNS, che se compromesse permettono di validare qualunque sottodominio. HTTP-01 espone invece solo il singolo file di verifica sul webserver. Entrambi i metodi, dal 2025, sono comunque protetti dall’obbligo MPIC applicato da tutte le CA pubbliche di questo confronto.