Dall’8 settembre 2026, alle 00:01 ora di Ottawa, comprare una console negli scaffali canadesi è diventato molto più caro, ma solo se quella console è nata negli Stati Uniti. Il governo di Mark Carney ha attivato un dazio di ritorsione del 50% su PlayStation 5, Xbox Series X, Nintendo Switch 2, Steam Deck OLED e sugli handheld Windows come il ROG Xbox Ally X20, quando la loro origine doganale risulta statunitense. È la risposta più dura finora nella guerra commerciale con Washington, e trasforma un dettaglio doganale, il codice HS 9504.50.00, in un rialzo di prezzo che i consumatori vedranno direttamente in cassa.
Per chi segue il mercato gaming, la notizia arriva in un momento già teso: Valve ha alzato i prezzi dello Steam Deck OLED nei mesi scorsi, Nintendo ha appena portato lo Switch 2 a 499,99 dollari, e la carenza globale di memoria RAM e SSD sta già gonfiando i listini hardware in tutto il mondo. Il dazio canadese non nasce da un problema di componenti: nasce da una decisione politica, e per questo è più prevedibile ma anche più difficile da aggirare per i produttori. Analizziamo cosa cambia, quanto costerà davvero e cosa può significare per il resto d’Europa.
Cosa prevede esattamente il dazio canadese del 50%
Il provvedimento non è una tassa doganale generica sulle console. È un “counter-tariff”, cioè un dazio di rappresaglia, applicato esclusivamente ai prodotti che risultano di origine statunitense secondo le regole di marcatura del paese d’origine previste dall’accordo CUSMA (l’intesa commerciale tra Stati Uniti, Canada e Messico). Il dazio ordinario più favorito (MFN) sulla voce doganale HS 9504.50.00, che copre “console e macchine per videogiochi”, resta a zero. È la sovrattassa di ritorsione a portare l’aliquota al 50%, secondo la lista ufficiale pubblicata dal Dipartimento delle Finanze canadese il 25 agosto 2026.
Il dettaglio che cambia tutto per i giocatori canadesi è l’origine di fabbricazione. Una console assemblata negli Stati Uniti paga il 50% in più. La stessa console, se assemblata in Giappone, in Vietnam o in un altro paese diverso dagli USA, non è toccata da questa specifica misura. Per un settore come quello console, dove gran parte della produzione è già distribuita tra Asia sud-orientale e Giappone, questo apre uno scenario in cui lo stesso modello di PlayStation 5 può costare cifre molto diverse a seconda dello stabilimento da cui proviene l’unità venduta al dettaglio.
Il provvedimento copre un elenco più ampio di elettronica, non solo il gaming: smartphone e monitor rientrano nella stessa categoria colpita al 50%, secondo l’analisi legale pubblicata dallo studio Blakes, uno dei principali studi legali d’affari canadesi. Ma le console sono tra le voci più visibili perché toccano gli acquisti natalizi di milioni di famiglie, proprio nei mesi in cui la domanda di hardware da gaming è più alta.
La scalata dei dazi: dal 25% di inizio 2026 al 50% di settembre
Il 50% attuale non è la prima mossa canadese contro l’elettronica statunitense. All’inizio del 2026 Ottawa aveva già imposto un dazio di ritorsione del 25% sulle console e su altre categorie della voce HS 9504, come risposta a un primo pacchetto di tariffe USA. Un tracker della Canadian Federation of Independent Business documenta questa prima fase, che aveva già iniziato a far salire i prezzi al dettaglio in Canada senza però il salto drastico visto ora.
La svolta arriva il 25 agosto 2026, quando il primo ministro Mark Carney e il ministro delle Finanze François-Philippe Champagne annunciano un nuovo pacchetto di controtariffe su circa 700 prodotti statunitensi, con aliquote scaglionate al 15%, 25% e 50% a seconda della categoria merceologica. Le console finiscono nella fascia più alta. Il pacchetto complessivo copre, secondo le stime riportate dalla stampa finanziaria, tra i 20 e i 27,6 miliardi di dollari canadesi di importazioni dagli Stati Uniti.
Dietro la mossa canadese ci sono i dazi Section 232 e Section 338 imposti dall’amministrazione Trump su acciaio, alluminio e una lunga lista di beni di consumo, elettronica compresa. Carney aveva promesso pubblicamente, secondo quanto riportato da CBC, di rispondere con misure equivalenti, dollaro per dollaro, alle tariffe USA, avvertendo esplicitamente che i rincari avrebbero colpito anche hardware AI e dispositivi da gaming. Il 50% sulle console è la concretizzazione di quella promessa, e arriva dopo il fallimento dei colloqui commerciali tra i due paesi nella seconda metà di agosto.
Quanto costeranno davvero PS5, Xbox, Switch 2 e Steam Deck in Canada
I numeri concreti sono la parte che interessa di più ai giocatori. Le stime modellano l’impatto del dazio partendo dal prezzo al dettaglio pre-8 settembre e dal costo “landed” stimato (il costo all’importazione, prima del dazio), per poi calcolare il prezzo teorico con un pass-through completo del 50% al consumatore. Sono proiezioni, non listini ufficiali confermati dai produttori, ma danno un’idea chiara della portata del rincaro.
| Console | Prezzo pre-dazio (CAD) | Prezzo teorico post-dazio (CAD) | Aumento stimato |
|---|---|---|---|
| PlayStation 5 (versione disco) | 649,99 | ~870–900 | +220–230 CAD (circa +34%) |
| Xbox Series X | 649,99 | ~860–880 | +210–230 CAD (circa +33%) |
| Nintendo Switch 2 | 679,99 | ~816 | +136 CAD (circa +20%) |
| Steam Deck OLED 512GB | 949,00 | ~1.139 | +190 CAD (circa +20%) |
| ROG Xbox Ally X20 / handheld Windows | 799–899 | ~1.050–1.150 | +250–300 CAD (circa +31%) |
Le stime disponibili precisano che si tratta di proiezioni a pass-through pieno: nella realtà, i rivenditori potrebbero assorbire parte del costo nel breve periodo, oppure smaltire lo stock già importato prima dell’8 settembre a prezzo invariato. Ma la direzione è chiara: chi vuole comprare una console di origine statunitense in Canada nei prossimi mesi pagherà tra 130 e 300 dollari canadesi in più rispetto a poche settimane fa, a seconda del modello.
Va inoltre ricordato che questo rincaro si somma, non si sostituisce, agli aumenti già decisi dai produttori nel corso del 2026. Il listino globale dello Steam Deck OLED era già salito prima del dazio canadese: il modello 512GB è passato da 549 a 789 dollari USA, mentre il modello 1TB è arrivato da 649 a 949 dollari USA, un incremento fino quasi al 50% legato alla carenza di memoria. Allo stesso modo, Nintendo aveva già alzato il prezzo USA dello Switch 2 da 449,99 a 499,99 dollari a partire dal 1° settembre 2026. Il dazio canadese arriva quindi sopra un terreno di prezzi già in salita.
La scappatoia dell’origine: Giappone e Vietnam contro gli Stati Uniti
La caratteristica più importante di questo dazio, e quella che i produttori stanno probabilmente già sfruttando, è che colpisce solo l’origine statunitense del prodotto finito, non il marchio. Sony, Microsoft, Nintendo e Valve producono le loro console in più stabilimenti sparsi tra Asia ed Estremo Oriente. Se una unità di PlayStation 5 destinata al mercato canadese viene assemblata in Giappone o in Vietnam invece che negli Stati Uniti, quella specifica unità sfugge al 50% di sovrattassa.
Gli analisti si aspettano proprio questo: una riorganizzazione della produzione, cioè una riallocazione della catena di fornitura in cui le unità non statunitensi vengono dirottate verso il mercato canadese, mentre quelle di origine USA restano sul mercato interno americano dove il dazio non si applica. È una dinamica già vista in precedenti dispute commerciali, quando i produttori hanno spostato quote di produzione tra stabilimenti per aggirare la barriera tariffaria di un singolo paese senza dover riprogettare l’intera catena di fornitura.
Il problema è che questa flessibilità ha un limite fisico: non tutte le linee di assemblaggio possono essere spostate rapidamente, e la capacità produttiva in Giappone e Vietnam non è infinita. Nel breve periodo, quindi, è plausibile che alcuni modelli restino temporaneamente più cari in Canada anche se in teoria potrebbero essere riforniti da stabilimenti non statunitensi, semplicemente perché la riorganizzazione logistica richiede settimane o mesi.
Le reazioni: Ottawa parla, i produttori tacciono
Sul fronte politico, le dichiarazioni sono nette. Il ministro delle Finanze Champagne ha confermato le aliquote del 15%, 25% e 50% con effetto dall’8 settembre, definendo le misure una risposta equivalente e proporzionale, dollaro per dollaro, pensata per spingere Washington a ritirare i dazi Section 232 e Section 338. Il Dipartimento delle Finanze canadese inquadra formalmente il pacchetto come contromisura legittima nell’ambito delle regole commerciali internazionali, non come un’iniziativa unilaterale.
Sul fronte industriale, il silenzio è quasi totale. Sony, Microsoft, Nintendo, Valve e ASUS (che produce il ROG Xbox Ally) non risultano aver rilasciato comunicati specifici sul dazio canadese al momento della pubblicazione di questo articolo. La copertura giornalistica finora disponibile si limita a ipotesi di mercato su come le aziende potrebbero reagire, in particolare privilegiando l’assemblaggio in Giappone e Vietnam per le unità destinate al Canada, ma senza conferme ufficiali dirette dei produttori.
Questo silenzio non è insolito nelle prime settimane dopo l’entrata in vigore di un dazio: le aziende preferiscono spesso valutare l’impatto reale sulle vendite prima di comunicare pubblicamente eventuali aggiustamenti di prezzo o di strategia produttiva, anche per non anticipare mosse alla concorrenza.
Impatto sul mercato: domanda in frenata durante le feste
Il tempismo del dazio è particolarmente delicato per l’industria. Settembre è il mese in cui i rivenditori iniziano a costruire lo stock per la stagione natalizia, il periodo di vendite più importante dell’anno per l’hardware da gaming. Un rincaro di 130-300 dollari canadesi per console arriva proprio mentre le famiglie iniziano a pianificare gli acquisti delle feste, e gli analisti si aspettano un effetto di contrazione della domanda proprio nei mesi più critici per i bilanci di Sony, Microsoft, Nintendo e Valve in territorio canadese.
C’è anche un possibile effetto di sostituzione: se il prezzo delle console fisiche sale in modo sensibile, servizi di cloud gaming e PC gaming potrebbero beneficiare di una parte della domanda che altrimenti sarebbe andata verso l’acquisto di hardware dedicato. Non ci sono ancora dati concreti sul cambio di comportamento dei consumatori canadesi dopo l’8 settembre 2026, dato che la misura è entrata in vigore da pochi giorni rispetto alla data di questo articolo, ma è la dinamica più citata dagli osservatori di mercato.
Un altro effetto collaterale riguarda la composizione stessa del mercato interno ai singoli brand: se alcune configurazioni o alcuni store riescono a rifornirsi con unità non statunitensi mentre altri restano legati a stock di origine USA, lo stesso modello di console potrebbe convivere sugli scaffali canadesi a due fasce di prezzo diverse, a seconda della provenienza della singola unità. È uno scenario finora raro nel retail console, abituato a listini uniformi per paese.
Confronto con l’Europa: dazi diversi, stessa pressione sui prezzi
Il caso canadese non è isolato. In Europa il mercato console ha già vissuto rincari pesanti nel 2026, anche se per ragioni diverse dalla rappresaglia tariffaria diretta contro gli Stati Uniti. Il prezzo dello Xbox Series X e S in Europa è salito fino al 50% rispetto ai listini precedenti, mentre Steam ha alzato i prezzi dei giochi nell’area europea in media del 18%, con punte fino al 454% in Turchia legate soprattutto al cambio valutario locale, non a dazi.
La differenza sostanziale con il Canada è che in Europa i rincari sono guidati principalmente dalla crisi globale dei prezzi di RAM e memoria flash, spinta dalla domanda dell’intelligenza artificiale, e da politiche di adeguamento prezzi dei singoli produttori, non da una tariffa doganale mirata e pubblicata su una lista ufficiale con tanto di codice HS. Il caso canadese è più simile, per struttura, alle misure che Nintendo aveva già affrontato negli Stati Uniti all’inizio del 2026, quando l’azienda giapponese aveva ricevuto un rimborso dazi USA di circa 300 milioni di dollari sulle proprie importazioni, offrendo poi uno sconto del 30% ma limitato al solo mercato americano.
| Mercato | Tipo di rincaro | Entità | Causa principale |
|---|---|---|---|
| Canada | Dazio di ritorsione mirato | 50% su console di origine USA | Guerra commerciale con gli USA |
| Europa (Xbox Series X/S) | Adeguamento listino Microsoft | Fino al +50% | Costi di produzione e cambio |
| Europa (Steam, giochi digitali) | Adeguamento prezzi regionali Valve | +18% medio, fino a +454% Turchia | Cambio valutario locale |
| Stati Uniti (Nintendo, inizio 2026) | Rimborso dazi USA su importazioni Nintendo | ~300 milioni $ complessivi | Rimborso dazi USA su prodotti esteri |
| Globale (Steam Deck OLED) | Rincaro di listino Valve | Fino a quasi +50% | Carenza di RAM e storage |
Quello che emerge dal confronto è che il 2026 è stato, per l’industria console, un anno di pressione sui prezzi da più direzioni contemporaneamente: dazi commerciali, carenza di componenti e adeguamenti valutari si sono sommati invece di alternarsi, rendendo più difficile per i giocatori distinguere quale fattore stia effettivamente spingendo il prezzo del loro prossimo acquisto.
Il precedente: non è la prima volta che il gaming finisce nei dazi
Le console non sono nuove a queste dispute. Già a inizio 2026 il Canada aveva imposto un dazio di ritorsione del 25% sulla stessa voce HS 9504.50.00, come prima risposta a un pacchetto tariffario USA precedente. Quel 25% era già percepibile sui listini, ma la scalata al 50% di settembre rappresenta un salto di intensità netto, non un semplice aggiustamento.
Anche negli Stati Uniti, l’industria del gaming aveva già dovuto fare i conti con i dazi Trump nel corso dell’anno: Nintendo aveva ricevuto circa 300 milioni di dollari di rimborsi tariffari sulle proprie importazioni, mentre Sony e Nintendo insieme erano finite al centro di una class action legata proprio all’impatto dei dazi sui prezzi al consumo, con un effetto stimato del 4% sul titolo in borsa secondo la copertura finanziaria dell’epoca. Il pattern che emerge è che l’elettronica di consumo, e in particolare le console, sono diventate un bersaglio ricorrente nelle dispute commerciali del 2026, proprio perché sono prodotti ad alta visibilità pubblica e ad alto volume di vendita.
La differenza principale tra il precedente caso Nintendo-USA e quello canadese attuale è la direzione del flusso: nel primo caso erano gli Stati Uniti a tassare le importazioni giapponesi, nel secondo è il Canada a tassare le esportazioni americane. Le console si trovano quindi ora colpite da entrambi i lati di uno stesso conflitto commerciale, a seconda del mercato in cui vengono vendute.
Cosa possono fare davvero i produttori nel breve periodo
Le opzioni concrete sul tavolo di Sony, Microsoft, Nintendo e Valve non sono molte, e nessuna è priva di costi. La prima è la riallocazione della produzione verso stabilimenti non statunitensi per le unità destinate al Canada, una strada già percorribile per aziende che, come Sony e Nintendo, hanno da tempo diversificato la produzione tra Giappone, Vietnam, Cina e altri paesi asiatici. È probabilmente l’opzione più veloce da attuare, ma richiede comunque settimane per riorganizzare la logistica di spedizione verso il mercato canadese.
La seconda opzione è l’assorbimento temporaneo del costo aggiuntivo da parte del produttore o del rivenditore, mantenendo i prezzi invariati nel breve periodo per non scoraggiare le vendite durante la stagione natalizia. È una strategia costosa sui margini ma difendibile se l’azienda scommette su una durata limitata del dazio, magari legata a un esito rapido dei negoziati commerciali tra Ottawa e Washington.
La terza, meno probabile nel breve periodo ma non da escludere, è il trasferimento integrale del costo al consumatore attraverso un aumento di listino ufficiale, la strada che porterebbe ai numeri proiettati nella tabella sopra. Gli analisti di settore considerano questa misura come uno strumento di pressione negoziale più che una politica permanente, il che lascia aperta la possibilità di una revisione se i colloqui commerciali tra Canada e Stati Uniti dovessero riprendere e portare a un accordo.
Previsioni: cosa aspettarsi nei prossimi mesi
- I prezzi al dettaglio in Canada per PS5, Xbox Series X e ROG Xbox Ally di origine USA saliranno progressivamente nelle prossime settimane, man mano che lo stock pre-8 settembre si esaurisce, con incrementi realistici tra il 20% e il 35% rispetto ai listini di agosto 2026.
- I produttori accelereranno lo spostamento delle scorte destinate al Canada verso unità assemblate in Giappone e Vietnam, riducendo nel tempo l’incidenza pratica del dazio anche se l’aliquota del 50% resta formalmente in vigore.
- La stagione di vendite natalizie 2026 in Canada registrerà una domanda più debole per l’hardware console rispetto agli anni precedenti, con un possibile spostamento di quota verso PC gaming e servizi cloud gaming.
- Il dazio resterà uno strumento negoziale legato ai colloqui commerciali Canada-USA: una eventuale intesa tariffaria complessiva potrebbe portare a una revisione al ribasso o alla sospensione della sovrattassa sulle console entro la prima metà del 2027.
- Altri mercati che seguono da vicino le mosse reciproche di USA e partner commerciali, inclusa l’Unione Europea, potrebbero valutare misure analoghe se la disputa dovesse allargarsi oltre il rapporto bilaterale Canada-Stati Uniti, anche se al momento non ci sono conferme ufficiali in tal senso.
Cosa significa per chi vuole comprare una console adesso
Per i consumatori canadesi che stanno valutando l’acquisto di una nuova console nei prossimi mesi, il consiglio pratico che emerge dai dati raccolti è verificare l’origine di fabbricazione dell’unità specifica prima di procedere, laddove il rivenditore la renda disponibile, dato che due esemplari dello stesso modello possono trovarsi a prezzi molto diversi a seconda che siano di origine statunitense o meno. Comprare prima che lo stock pre-tariffa si esaurisca può inoltre garantire un risparmio concreto rispetto ai listini rivisti nelle prossime settimane.
Per il resto d’Europa e per l’Italia in particolare, il caso canadese non si traduce in un impatto diretto sui prezzi al consumo, ma è un indicatore da tenere d’occhio: mostra quanto rapidamente una decisione politica bilaterale possa tradursi in un rincaro a due cifre percentuali su un prodotto di consumo di massa come una console, in appena due settimane dall’annuncio all’entrata in vigore. Con la pressione già esistente sui prezzi di RAM e componenti a livello globale, ogni nuovo fattore di instabilità commerciale rischia di sommarsi ai rincari già in corso invece di sostituirli.
Domande frequenti
Quando è entrato in vigore il dazio canadese sulle console?
Il dazio del 50% è scattato alle 00:01 ora di Ottawa dell’8 settembre 2026, come parte del pacchetto di controtariffe annunciato dal governo canadese il 25 agosto 2026.
Quali console sono colpite dal dazio del 50%?
Sono interessate le unità di origine statunitense di PlayStation 5, Xbox Series X, Nintendo Switch 2, Steam Deck OLED e handheld Windows come il ROG Xbox Ally X20, tutte classificate sotto il codice doganale HS 9504.50.00.
Le console prodotte in Giappone o in Vietnam pagano il dazio?
No. Il dazio si applica solo alle unità che risultano di origine statunitense secondo le regole CUSMA. Le console assemblate in Giappone, Vietnam o in altri paesi diversi dagli USA non rientrano in questa specifica sovrattassa.
Di quanto aumenterà il prezzo di PS5 e Xbox Series X in Canada?
Secondo le proiezioni con pass-through completo del dazio, il prezzo teorico potrebbe salire di circa 210-230 dollari canadesi per entrambe le console, portandole in una fascia tra 860 e 900 dollari canadesi.
Perché il Canada ha imposto questo dazio?
È una misura di ritorsione contro i dazi Section 232 e Section 338 imposti dall’amministrazione statunitense su acciaio, alluminio ed elettronica. Il governo canadese la definisce una risposta equivalente, dollaro per dollaro, pensata per spingere Washington a rivedere le proprie tariffe.
Il dazio riguarda anche i giochi digitali o solo l’hardware?
La misura pubblicata dal Dipartimento delle Finanze canadese riguarda specificamente le console e le macchine da gioco sotto la voce HS 9504.50.00, non i giochi digitali o gli abbonamenti ai servizi online.
Questo dazio avrà effetti anche in Europa o in Italia?
Non ci sono al momento conferme di misure equivalenti nell’Unione Europea legate a questa specifica disputa Canada-USA. I rincari già visti in Europa nel 2026 su Xbox Series X/S e sui prezzi Steam derivano principalmente dalla crisi dei componenti e da adeguamenti di listino dei produttori, non da un dazio di ritorsione mirato.
Il dazio è permanente o potrebbe essere ritirato?
Gli analisti di settore lo considerano principalmente uno strumento di pressione negoziale nell’ambito dei colloqui commerciali Canada-Stati Uniti. Non è escluso che possa essere rivisto o sospeso in caso di un accordo tra i due governi, ma al momento non esiste una data di scadenza ufficiale.




