Le schede video desktop hanno chiuso il secondo trimestre del 2026 con il volume più alto degli ultimi quattro anni: 12,5 milioni di unità spedite, il dato migliore dal primo trimestre 2022. Il numero arriva mentre i prezzi delle GPU salgono a causa della crisi della memoria VRAM, la stessa che sta gonfiando i costi di RAM e SSD in tutto il settore tech. Secondo i dati di Jon Peddie Research ripresi da Tom’s Hardware, Nvidia ha spedito circa 11,25 milioni di quelle schede, pari a una quota del 90%. AMD si ferma all’8%, Intel al 2%. Un mercato che cresce e si concentra insieme, un fenomeno raro che merita di essere raccontato con i numeri alla mano.

Il mercato delle GPU gaming vola nel 2026 nonostante i prezzi

Il dato più sorprendente non è la crescita in sé, ma il momento in cui arriva. I prezzi dei componenti PC sono in salita da mesi a causa della scarsità di chip di memoria, eppure i giocatori continuano a comprare schede video a ritmo sostenuto. Tom’s Hardware descrive il fenomeno come una corsa dei consumatori per anticipare ulteriori rincari, non come una fase di euforia del mercato. Chi doveva cambiare GPU ha deciso di farlo ora, prima che i listini salgano ancora.

Il quadro generale racconta due storie parallele. Da un lato il volume assoluto di schede vendute è tornato ai livelli più alti mai registrati in un singolo trimestre dal 2022. Dall’altro il prezzo medio per scheda è salito, quindi il valore complessivo del mercato cresce più in fretta delle unità vendute. Per chi segue il settore gaming da anni, è la prima volta che si vede un simile scollamento tra volumi record e prezzi in aumento senza un crollo della domanda.

12,5 milioni di schede video spedite: il dato Jon Peddie Research

Jon Peddie Research è la società di analisi che da decenni traccia le spedizioni di schede grafiche desktop nel mondo. Il suo report sul secondo trimestre 2026, ripreso da Tom’s Hardware, indica 12,5 milioni di schede grafiche discrete spedite per il segmento desktop. È il numero più alto dal primo trimestre 2022, un periodo che coincideva ancora con gli strascichi della corsa al mining di criptovalute. Stavolta la spinta arriva da un motivo diverso: la paura di pagare di più tra qualche mese.

Il primo trimestre 2026 aveva già segnato un buon avvio, con circa 11,8 milioni di unità spedite secondo Windows Central. Igor’s Lab, il sito tedesco specializzato in hardware, riporta una cifra molto simile per lo stesso trimestre, 11,82 milioni di unità, confermando che il trend di crescita non è un episodio isolato ma una traiettoria che dura da almeno sei mesi. Il salto dal primo al secondo trimestre segna quindi un’accelerazione, non un rimbalzo temporaneo.

Vale la pena notare che le stime sulla crescita percentuale variano da fonte a fonte, un dettaglio tipico quando più testate rielaborano lo stesso report con arrotondamenti diversi. Alcune fonti secondarie parlano di un aumento tra il 6% e il 10% rispetto al trimestre precedente, altre calcolano la variazione annua tra il 6,6% e il 7,8%. Il dato che resta stabile in tutte le versioni è la soglia dei 12,5 milioni di unità e il primato di quattro anni.

Nvidia al 90%: un dominio quasi totale nel desktop

Il numero che pesa di più in questo report è la quota di Nvidia: circa il 90% delle schede grafiche discrete desktop spedite nel trimestre, pari a 11,25 milioni di unità. Tom’s Hardware sottolinea che si tratta del volume trimestrale più alto per Nvidia nel segmento desktop dal terzo trimestre 2017, un periodo in cui il mercato era gonfiato dalla domanda per il mining. Stavolta il traino sono i giocatori, non i miner.

Una quota del 90% significa che nove schede grafiche desktop su dieci vendute nel mondo portano il marchio Nvidia. Non è una novità assoluta: l’azienda californiana domina il segmento delle GPU discrete da anni, ma la percentuale attuale segna comunque un consolidamento rispetto a certe oscillazioni registrate nei trimestri precedenti. Igor’s Lab descrive la posizione di Nvidia con un’espressione diretta: l’azienda “continua a detenere circa il 90% della quota di mercato”, una frase che nella sostanza fotografa una situazione stabile da almeno due trimestri consecutivi.

Per un’azienda che genera la maggior parte dei suoi ricavi dai data center e dall’intelligenza artificiale, il segmento gaming desktop resta comunque una vetrina strategica. Ogni RTX venduta a un giocatore alimenta l’ecosistema software, DLSS in testa, che poi si riflette anche sul lato professionale e workstation. Difendere quel 90% non è quindi solo una questione di fatturato immediato, ma di controllo dell’intera piattaforma.

AMD e Intel si dividono il restante 10% del mercato

AMD chiude il trimestre con una quota intorno all’8%, corrispondente a circa un milione di schede spedite. È una posizione che l’azienda di Lisa Su mantiene da tempo nel segmento discrete desktop, senza riuscire a intaccare in modo significativo il predominio del rivale. Intel, che è entrata nel mercato delle GPU dedicate solo di recente con la linea Arc, si ferma a circa il 2%, ovvero qualche centinaio di migliaia di unità nel trimestre.

Il confronto storico aiuta a leggere meglio questi numeri. Un anno prima, nel secondo trimestre 2025, alcune serie storiche riportate da fonti di settore indicavano Nvidia già oltre il 90%, con AMD intorno al 5% e Intel all’1%. Nel terzo trimestre 2025 le quote si erano leggermente riequilibrate, con Nvidia al 92% e AMD salita al 7%. Il quadro del 2026, quindi, non segna uno stravolgimento improvviso ma una lenta oscillazione all’interno di una fascia molto ristretta, con Nvidia sempre sopra il 90% o appena sotto.

Tabella: quote di mercato GPU desktop, Nvidia, AMD e Intel

TrimestreNvidiaAMDIntelFonte
Q2 2025~94%~5%~1%Jon Peddie Research
Q3 2025~92%~7%~1%Jon Peddie Research
Q1 2026~90%~9%~1%Igor’s Lab / Windows Central
Q2 2026~90%~8%~2%Jon Peddie Research / Tom’s Hardware

La tabella mostra un dettaglio interessante: la quota Intel, seppur minima in valore assoluto, è quella che si muove di più in proporzione, passando dall’1% al 2% tra il primo e il secondo trimestre 2026. Un raddoppio percentuale che parte da una base bassissima, ma che segnala un piccolo progresso della linea Arc nel segmento discrete desktop, l’area in cui Intel è entrata più tardi rispetto ai due rivali storici.

La crisi della memoria VRAM dietro ai rincari

Il motivo per cui le GPU costano di più nel 2026 non riguarda i chip grafici in sé, ma la memoria che li accompagna. La domanda di chip DRAM e HBM per i data center dedicati all’intelligenza artificiale ha eroso la capacità produttiva disponibile per la memoria destinata al consumer, GDDR7 in testa. Il risultato è una scarsità che si ripercuote direttamente sul prezzo finale delle schede video.

Una fonte industriale taiwanese citata da Gamers Nexus ha reso pubblici numeri concreti sui chip GDDR7: “Al momento il prezzo di un chip GDDR7 da 3GB è salito a una fascia tra 60 e 70 dollari, mentre il chip standard da 2GB GDDR7 è temporaneamente scambiato a 20 dollari”. Sono cifre che, moltiplicate per gli otto o dodici chip di memoria montati su una scheda di fascia alta, spiegano da sole buona parte dell’aumento dei prezzi al dettaglio.

La crisi della memoria non è un fenomeno isolato al mondo GPU. Lo stesso collo di bottiglia ha già spinto Valve ad ammettere aumenti di prezzo superiori a 300 dollari su Steam Machine e a far salire il listino di Steam Deck OLED, oltre a gonfiare i prezzi della RAM per PC in generale. Le schede video sono semplicemente l’ultimo anello della catena a subire l’impatto, perché la GDDR7 condivide gli stessi impianti produttivi contesi dalla domanda di memoria per l’intelligenza artificiale.

Quanto costano oggi le RTX 50: aumenti del 15-20%

Gli effetti pratici si vedono già sui listini. Secondo i dati raccolti da TrendForce e ripresi da fonti di settore, i modelli RTX 50 con 16GB di VRAM o più hanno registrato rincari tra il 15% e il 20% rispetto ai prezzi di lancio. Sono proprio le configurazioni con più memoria a soffrire di più, perché richiedono un numero maggiore di chip GDDR7, quelli più colpiti dalla scarsità produttiva.

Le schede Nvidia e AMD nel loro complesso, considerando l’intero catalogo e non solo i modelli di fascia alta, hanno visto aumenti più contenuti, tra il 10% e il 15%, a seconda della configurazione di memoria montata. Per un giocatore che stava pianificando l’acquisto di una scheda con più VRAM, magari per il 4K o per progetti di intelligenza artificiale locale, il conto finale si è alzato in modo sensibile nel giro di pochi mesi.

Perché i modelli con più memoria pesano di più

La logica è semplice: più GB di VRAM significano più chip di memoria fisici saldati sul circuito stampato. Se il costo di ogni singolo chip GDDR7 sale, il prezzo finale di una scheda da 24GB cresce in proporzione molto più di una scheda da 8GB. È lo stesso principio che negli ultimi mesi ha reso i moduli RAM per PC desktop e i notebook con più memoria sensibilmente più cari rispetto a un anno fa.

Perché i giocatori comprano ora: la corsa contro i prezzi

Il paradosso apparente, volumi record con prezzi in salita, si spiega con un comportamento d’acquisto anticipato. Tom’s Hardware descrive la dinamica come una corsa dei giocatori per battere sul tempo ulteriori rincari attesi nei prossimi mesi. In pratica, chi aveva già deciso di aggiornare la propria configurazione ha preferito acquistare subito, piuttosto che aspettare un’ipotetica offerta migliore che rischia di non arrivare mai.

Questo tipo di comportamento crea un effetto di autoalimentazione: più persone comprano in anticipo, più la domanda immediata cresce, e più i rivenditori sono spinti ad alzare ulteriormente i prezzi per gestire la scarsità di scorte. È lo stesso schema visto in passato durante la corsa al mining, con la differenza che stavolta a muovere il mercato non è la speculazione finanziaria ma la paura concreta di pagare di più tra tre o sei mesi.

Il mercato PC GPU allargato: Intel resta primo con le integrate

Il quadro cambia radicalmente se si considera non solo le schede discrete desktop, ma l’intero mercato delle GPU per PC, comprese le soluzioni integrate nei processori e le schede per notebook. In questo perimetro molto più ampio, Jon Peddie Research segnala che nel secondo trimestre 2026 le spedizioni complessive sono cresciute del 10,4% rispetto al trimestre precedente e dell’1,1% su base annua.

In questo mercato allargato le posizioni si ribaltano rispetto al segmento discrete desktop: Intel resta l’attore con più unità spedite in assoluto, grazie alla presenza capillare della grafica integrata nei suoi processori per notebook e desktop entry-level. Nello stesso report, Jon Peddie Research segnala variazioni di quota punto per punto tra i tre produttori, con AMD in crescita di 0,6 punti percentuali, Intel in calo di un punto e Nvidia in crescita di 0,46 punti. Sono numeri che raccontano una dinamica diversa da quella, molto più polarizzata, del segmento discrete puro.

Questa distinzione è importante per chi legge le notizie sul mercato GPU: quando una fonte scrive che Nvidia domina al 90% si riferisce quasi sempre al segmento discrete desktop, quello che interessa davvero ai giocatori PC. Quando un’altra fonte scrive che Intel è leader del mercato GPU si riferisce al mercato allargato, dove contano soprattutto i milioni di laptop economici con grafica integrata. Sono due fotografie dello stesso settore, ma raccontano storie completamente diverse.

Tabella: andamento delle spedizioni GPU trimestre per trimestre

PeriodoSpedizioni desktop discreteVariazioneNota
Q1 2022Livello di riferimento pre-crisi memoria–Ultimo trimestre con volumi comparabili
Q1 2026~11,8 milioniBase di partenza 2026Windows Central / Igor’s Lab
Q2 2026~12,5 milioniMassimo da 4 anniJon Peddie Research / Tom’s Hardware
Mercato PC GPU allargato Q2 2026Crescita complessiva+10,4% trim./trim., +1,1% anno/annoJon Peddie Research

Cosa dicono gli analisti del settore

Le fonti che seguono da vicino il mercato GPU concordano su un punto: la posizione di Nvidia nel segmento discrete desktop non mostra segni di cedimento. Jon Peddie Research, la società di ricerca che pubblica i dati trimestrali di riferimento per il settore, ha osservato che “Nvidia detiene ancora circa il 90% delle spedizioni globali di GPU discrete” (fonte).

Tom’s Hardware, riprendendo gli stessi dati per il secondo trimestre, scrive che “Nvidia è rimasta il leader indiscusso del mercato con circa il 90% di quota” (fonte). Sul fronte del primo trimestre, Windows Central aveva già anticipato la tendenza, notando che “circa 11,8 milioni di GPU sono state spedite nel primo trimestre 2026, con Nvidia che rappresenta la parte più consistente dell’hardware” (fonte).

Sul fronte dei prezzi, la testata industriale taiwanese UDN, citata da Gamers Nexus, ha fornito i numeri concreti sui chip di memoria che stanno spingendo i rincari: “Al momento il prezzo di un chip GDDR7 da 3GB è salito a una fascia tra 60 e 70 dollari, mentre il chip standard da 2GB GDDR7 è temporaneamente scambiato a 20 dollari” (fonte). Infine Igor’s Lab, sito tedesco specializzato in hardware, sintetizza la fotografia del primo trimestre con una frase diretta: “Nvidia continua a detenere circa il 90% della quota di mercato” (fonte).

Contesto storico: come siamo arrivati alla crisi della memoria

Per capire la portata di questi numeri serve guardare indietro. Il mercato GPU ha già vissuto due shock della domanda negli ultimi otto anni: la corsa al mining di Ethereum tra il 2017 e il 2018, e di nuovo tra il 2020 e il 2021, seguita dal crollo della domanda quando le criptovalute sono passate ad altri algoritmi di consenso. In entrambi i casi i prezzi erano saliti per la domanda diretta di GPU da parte dei miner.

La crisi del 2026 è strutturalmente diversa. Non sono le GPU a essere richieste per un uso alternativo, ma la memoria che le compone. I produttori di chip DRAM e HBM hanno spostato una quota crescente della capacità produttiva verso i moduli ad alta densità richiesti dai server AI, lasciando meno spazio per la produzione di GDDR7 destinata al mercato consumer. È un effetto indiretto ma con conseguenze dirette sul portafoglio dei giocatori.

Il precedente più vicino, per meccanismo economico, non è quindi la corsa al mining ma la carenza globale di semiconduttori del 2021, quando la scarsità di capacità produttiva nelle fonderie taiwanesi aveva colpito trasversalmente auto, elettrodomestici e PC. Anche allora i prezzi erano saliti per mesi prima che l’offerta si riallineasse alla domanda.

Impatto su Italia ed Europa: prezzi PC gaming in salita

Per il mercato italiano ed europeo l’effetto pratico è duplice. Da un lato chi vuole assemblare o aggiornare un PC da gaming trova oggi listini più alti rispetto a inizio 2026, in particolare sulle schede di fascia alta con 16GB di VRAM o più. Dall’altro il rincaro spinge una parte dei consumatori verso configurazioni con meno memoria video, meno costose ma anche meno pronte per i titoli più recenti che richiedono texture ad alta risoluzione.

L’Europa, e l’Italia in particolare, arriva a questa fase con un mercato PC gaming già indebolito dagli aumenti dei prezzi delle console e dai rincari della RAM registrati nei mesi precedenti. Gli stessi fattori che hanno spinto Valve ad ammettere aumenti di oltre 300 dollari su Steam Machine si riflettono ora sul segmento delle schede video desktop, con un effetto a catena su tutto l’ecosistema di chi gioca su PC piuttosto che su console.

Confronto competitivo: le strategie di Nvidia, AMD e Intel

Le tre aziende affrontano la crisi della memoria con approcci diversi. Nvidia, forte della sua posizione dominante e della domanda robusta per l’intelligenza artificiale sul lato data center, ha meno urgenza di competere sul prezzo nel segmento consumer. La sua priorità resta l’ecosistema software, DLSS in testa, che rende ogni scheda RTX più attraente a parità di specifiche hardware rispetto ai rivali.

AMD punta storicamente su un rapporto prezzo-prestazioni più aggressivo per guadagnare quote nel segmento discrete desktop, ma la crisi della memoria colpisce allo stesso modo le sue schede Radeon, riducendo il margine di manovra sui prezzi. Con una quota che oscilla tra il 5% e il 9% negli ultimi trimestri, l’azienda non è riuscita finora a trasformare la scarsità di offerta Nvidia in un’opportunità di crescita significativa.

Intel gioca una partita diversa. La linea Arc è entrata nel mercato discrete relativamente di recente e parte da una base di quota bassissima, circa l’1-2%. Il raddoppio percentuale registrato tra il primo e il secondo trimestre 2026, per quanto piccolo in valore assoluto, indica che l’azienda sta lentamente guadagnando spazio, probabilmente puntando su prezzi più accessibili nella fascia media, l’area meno colpita dai rincari della memoria di fascia alta.

Previsioni per il quarto trimestre 2026 e il 2027

Sulla base dei dati raccolti finora, si possono delineare alcuni scenari plausibili per i prossimi trimestri, con la premessa che nessuna fonte consultata fornisce ancora una previsione numerica ufficiale per il quarto trimestre 2026 o per il 2027.

  • I prezzi delle GPU con 16GB di VRAM o più difficilmente scenderanno prima che la produzione di GDDR7 si riallinei alla domanda, un processo che nei precedenti shock di memoria ha richiesto tra due e quattro trimestri.
  • La quota di Nvidia nel segmento discrete desktop dovrebbe restare stabile sopra il 90%, salvo cambiamenti di prezzo aggressivi da parte di AMD sulla fascia media.
  • Intel Arc continuerà probabilmente a crescere a piccoli passi nella fascia bassa e media, dove la pressione della scarsità di memoria è meno acuta rispetto ai modelli premium.
  • La domanda anticipata osservata nel secondo trimestre 2026 potrebbe tradursi in un rallentamento delle vendite nei trimestri successivi, un effetto tipico quando gli acquisti vengono spostati in avanti per paura di rincari futuri.
  • Il mercato PC gaming europeo, Italia inclusa, dovrebbe continuare a vedere un aumento del prezzo medio di configurazione, spingendo più utenti verso schede con meno memoria video o verso l’usato.

Cosa significa per chi vuole comprare una GPU oggi

Per chi sta valutando l’acquisto di una scheda video nei prossimi mesi, i dati raccontano una finestra temporale delicata. I prezzi non sembrano destinati a scendere nel breve periodo e la scarsità di memoria GDDR7 continua a pesare soprattutto sui modelli con più VRAM, quelli più richiesti da chi gioca in 4K o lavora con carichi di intelligenza artificiale in locale.

Chi non ha fretta potrebbe valutare configurazioni con meno memoria video, meno esposte ai rincari, oppure aspettare segnali di normalizzazione della produzione di memoria, attesi non prima della fine del 2026 secondo le stime più prudenti circolate finora nel settore. Chi invece ha bisogno di aggiornare subito il proprio PC da gioco si trova, come milioni di altri giocatori nel mondo, a fare i conti con un mercato che vende più che mai, ma a un prezzo più alto che mai.

Domande frequenti

Quante schede video sono state vendute nel secondo trimestre 2026?

Secondo Jon Peddie Research, sono state spedite circa 12,5 milioni di schede video desktop discrete nel secondo trimestre 2026, il volume più alto dal primo trimestre 2022.

Che quota di mercato ha Nvidia nel 2026?

Nvidia detiene circa il 90% del mercato delle GPU discrete desktop, pari a circa 11,25 milioni di unità spedite nel secondo trimestre 2026. È il volume trimestrale più alto per l’azienda dal terzo trimestre 2017.

Perché le schede video costano di più nel 2026?

Il rincaro dipende principalmente dalla scarsità di memoria GDDR7, gli stessi chip contesi dalla produzione di memoria per i data center dedicati all’intelligenza artificiale. I modelli RTX 50 con 16GB di VRAM o più hanno registrato aumenti tra il 15% e il 20%.

Quale quota di mercato hanno AMD e Intel nelle GPU desktop?

AMD si attesta intorno all’8% del mercato discrete desktop nel secondo trimestre 2026, Intel intorno al 2%. Nel mercato PC GPU allargato, che comprende anche le soluzioni integrate, il quadro cambia e Intel risulta il maggiore fornitore di unità in assoluto.

Conviene comprare una scheda video adesso o aspettare?

Non esiste una risposta univoca. I dati indicano che i prezzi non sono destinati a scendere nel breve periodo per i modelli con più memoria, quindi chi ha bisogno di una scheda subito rischia pochi vantaggi ad aspettare. Chi può aspettare potrebbe valutare configurazioni con meno VRAM, meno colpite dai rincari.

Cosa ha causato la crisi della memoria VRAM?

La domanda di chip di memoria per i data center dedicati all’intelligenza artificiale ha eroso la capacità produttiva disponibile per la memoria consumer, inclusa la GDDR7 usata nelle schede video. Lo stesso fenomeno ha già spinto al rialzo i prezzi di RAM e SSD per PC.

Il mercato delle GPU tornerà a normalizzarsi?

Nessuna fonte consultata offre una data certa. Sulla base di precedenti shock di memoria, la normalizzazione della produzione richiede in genere tra due e quattro trimestri, ma non ci sono ancora previsioni ufficiali per la fine del 2026 o per il 2027.