Valve si trova davanti al tribunale più temuto dai colossi del software: il Competition Appeal Tribunal britannico. Il 12 ottobre 2026 i giudici hanno respinto il tentativo dell’azienda di Bellevue di far cadere una class action da 656 milioni di sterline, circa 898 milioni di dollari secondo The Daily Star. La causa, aperta nel 2024, riguarda fino a 14 milioni di consumatori britannici e punta dritta al cuore del modello di business di Steam: la commissione del 30% e le clausole che legano gli sviluppatori alla piattaforma.
Per chi segue il settore videoludico da anni, la data del 15 ottobre 2026 segna un punto di svolta. Non si tratta più di una minaccia teorica agitata da avvocati specializzati in diritto della concorrenza, ma di un procedimento che può proseguire nel merito. Vediamo cosa prevede la causa, perché interessa anche il mercato europeo e cosa rischia davvero Valve nei prossimi mesi.
Valve e Steam Finiscono in Tribunale: la Causa da 898 Milioni di Dollari
Il caso nasce da un’azione collettiva depositata nel 2024 davanti al Competition Appeal Tribunal (CAT) del Regno Unito, l’organo che giudica le controversie antitrust più delicate del paese. I ricorrenti chiedono un risarcimento complessivo di 656 milioni di sterline. Convertita al cambio riportato dalle fonti britanniche, la cifra equivale a circa 898 milioni di dollari, anche se PCMag Australia nello stesso periodo ha riportato un valore di 837 milioni di dollari, scostamento dovuto alle normali fluttuazioni del tasso di cambio tra le due valute.
Valve aveva chiesto al tribunale di bloccare il procedimento prima che arrivasse a processo. Il CAT ha rigettato quella richiesta il 12 ottobre 2026, aprendo la strada a un’istruttoria che potrebbe durare anni e che porta già oggi la causa sotto i riflettori dei media tecnologici di tutto il mondo, dal Regno Unito all’Italia.
Di Cosa Accusano Valve i Consumatori Britannici
Il nucleo dell’accusa riguarda le cosiddette clausole di parità di prezzo. Secondo i ricorrenti, Valve avrebbe imposto ai publisher di non vendere gli stessi giochi a prezzi più bassi, o con largo anticipo, su piattaforme concorrenti rispetto a Steam. Chi pubblica un titolo su Steam si ritroverebbe quindi vincolato a mantenere condizioni simili altrove, un meccanismo che secondo la denuncia riduce la concorrenza tra store digitali.
C’è un secondo livello di accusa, forse ancora più diretto per il portafoglio dei giocatori. I ricorrenti sostengono che chi acquista un gioco su Steam resti di fatto legato a quella piattaforma anche per i contenuti scaricabili successivi, perché buona parte dei DLC richiede il gioco base registrato sullo stesso account. Questo blocco, secondo i legali, avrebbe permesso a Valve di applicare una commissione fino al 30% senza reale pressione competitiva sui prezzi finali pagati dai consumatori.
I Numeri della Causa: 656 Milioni di Sterline e 14 Milioni di Utenti
La portata numerica del caso è ciò che lo rende diverso dalle solite dispute commerciali. Il gruppo di ricorrenti rappresentato nella class action può arrivare, secondo le stime riportate dalla BBC, a 14 milioni di consumatori nel solo Regno Unito. È una fetta enorme della base utenti britannica di Steam, che rende il procedimento una delle cause consumeristiche più ampie mai avviate contro un negozio digitale di videogiochi.
Il meccanismo delle collective actions nel Regno Unito funziona in modo simile alle class action statunitensi: un singolo ricorso rappresenta l’intera classe di utenti, e un eventuale risarcimento verrebbe distribuito proporzionalmente. Con 656 milioni di sterline richiesti su 14 milioni di persone, il risarcimento medio per utente, se la causa dovesse concludersi con una vittoria piena dei ricorrenti, si collocherebbe attorno alle poche decine di sterline a testa, una cifra piccola individualmente ma pesante se moltiplicata su scala.
La Decisione del Tribunale del 12 Ottobre 2026
Il passaggio chiave della settimana riguarda proprio la decisione procedurale. Valve aveva tentato la strada dello strike out, la richiesta di cancellazione anticipata di una causa ritenuta infondata o mal costruita. Il Competition Appeal Tribunal ha respinto questa richiesta il 12 ottobre 2026, confermando che il caso ha fondamento sufficiente per proseguire verso un’udienza di merito.
Non significa che Valve abbia già perso. Significa che un giudice ha ritenuto le accuse abbastanza solide da meritare un esame approfondito delle prove, incluse le clausole contrattuali reali che Valve impone ai publisher su Steam. Nei prossimi mesi è probabile che emergano documenti interni, accordi di distribuzione e dati sulle commissioni che oggi restano riservati.
Cronologia del Caso: dal 2024 a Oggi
Ripercorrere la cronologia aiuta a capire la velocità, relativa, con cui si muove la giustizia antitrust britannica in questo settore. La causa viene depositata nel 2024 davanti al CAT. Valve risponde contestando la fondatezza giuridica del ricorso e chiede lo strike out. Il tribunale impiega circa due anni per arrivare a una decisione sulla sola ammissibilità del caso, pubblicata il 12 ottobre 2026. Ora si apre la fase istruttoria, quella in cui normalmente emergono i dettagli più scomodi per l’azienda convenuta.
Due anni per decidere se una causa può semplicemente iniziare danno la misura di quanto sia complesso il terreno giuridico in cui si muove il CAT quando analizza il potere di mercato di una piattaforma digitale. Lo stesso tribunale, negli ultimi anni, ha già affrontato ricorsi simili contro Apple e Google per le commissioni sugli store delle app mobili, un precedente che i legali dei ricorrenti citano spesso per sostenere la propria linea di attacco contro Valve.
La Commissione del 30% di Steam Sotto la Lente
Il numero che compare in quasi ogni documento legale del caso è lo stesso da anni: 30%. È la commissione standard che Steam applica sulle vendite, scendendo al 25% sopra i 10 milioni di dollari di ricavi lifetime per singolo gioco e al 20% sopra i 50 milioni, secondo la struttura a scaglioni pubblicata da Valve. Per la stragrande maggioranza dei titoli, che non superano mai quelle soglie, il 30% resta la regola.
I ricorrenti non contestano il diritto di Valve a trattenere una commissione. Contestano piuttosto l’assenza di pressione competitiva reale su quella percentuale, dato che le clausole di parità di prezzo impedirebbero ad altri store di competere offrendo condizioni migliori sugli stessi giochi. È lo stesso argomento usato in passato contro Apple App Store e Google Play, dove le commissioni si attestavano storicamente in una fascia simile prima delle riforme imposte da regolatori e tribunali in diverse giurisdizioni.
Le Voci del Settore sulla Causa Steam
Vicki Shotbolt, che guida la campagna dei ricorrenti nel procedimento contro Valve, ha dichiarato alla BBC che “Valve sta manipolando il mercato e sta approfittando dei giocatori britannici”. Shotbolt ha inoltre spiegato che l’obiettivo del ricorso è “mettere fine a questo comportamento illegale e aiutare le persone a recuperare ciò che gli è dovuto”.
Il team legale della campagna, citato da PCMag Australia, ha messo nero su bianco l’accusa centrale: “Crediamo che Valve Corporation abbia escluso ingiustamente la concorrenza per i giochi PC e i contenuti di gioco, il che ha fatto sì che i clienti britannici pagassero troppo per questi prodotti”. In un passaggio successivo, lo stesso team ha aggiunto: “Sosteniamo che Valve Corporation violi la legge sulla concorrenza imponendo restrizioni di prezzo sui giochi venduti su Steam”.
Non manca il commento di chi, su Steam, ha tutto l’interesse a vedere la commissione del 30% messa in discussione. Tim Sweeney, amministratore delegato di Epic Games, ha espresso pubblico sostegno alla causa britannica, definendo Steam, secondo quanto riportato da Yahoo Finance, “l’unico grande store che si aggrappa ancora ai vincoli di pagamento e alla commissione spazzatura del 30%”. Una frase che arriva da un concorrente diretto, quindi va letta con il giusto distacco, ma certifica quanto il tema sia ormai centrale nel dibattito pubblico del settore.
Non è la Prima Volta: Sony, Apple e Google nel Mirino
Valve non è la prima azienda del gaming a trovarsi davanti a un tribunale per accuse simili. Sony ha accettato il 16 settembre 2026 un accordo preliminare da 7,85 milioni di dollari per chiudere una class action statunitense che l’accusava di aver monopolizzato le vendite digitali di giochi PlayStation, dopo aver impedito a rivenditori terzi come Amazon e Best Buy di vendere codici digitali, come riportato da Primetimer.
Anche Apple e Google hanno già affrontato azioni collettive simili nel Regno Unito, legate alle commissioni imposte sui rispettivi store di app mobili. In quei casi la contestazione centrale era la stessa che oggi colpisce Valve: percentuali fisse applicate senza reale concorrenza di mercato, grazie a regole contrattuali che impediscono agli sviluppatori di proporre prezzi diversi altrove. Il settore tech sta vivendo una stagione di cause antitrust che si susseguono quasi senza pause.
Le Cause Antitrust nel Gaming Digitale: un Confronto
Per capire dove si colloca il caso Valve rispetto alle altre vertenze recenti, conviene guardare i numeri fianco a fianco. La tabella seguente riassume le principali azioni legali antitrust nel comparto dei negozi digitali di videogiochi tra 2024 e 2026.
| Azienda / Caso | Giurisdizione | Importo richiesto o accordo | Stato al 15 ottobre 2026 |
|---|---|---|---|
| Valve / Steam (UK) | Regno Unito, CAT | 656 milioni di sterline (~898 milioni $) | Ammessa a procedere il 12/10/2026 |
| Valve / Steam (USA) | Stati Uniti | Non quantificato pubblicamente | Causa separata in corso |
| Sony / PlayStation Store | Stati Uniti | 7,85 milioni $ | Accordo preliminare, 16/09/2026 |
| Apple App Store | Regno Unito | Variabile per caso | Precedenti già trattati dal CAT |
| Google Play Store | Regno Unito | Variabile per caso | Precedenti già trattati dal CAT |
Impatto sul Mercato: Quanto Rischia Davvero Valve
Valve resta un’azienda privata e non quotata, quindi non pubblica bilanci dettagliati come farebbe una società con azionisti pubblici. Questo rende più difficile stimare l’impatto reale di un’eventuale condanna da 898 milioni di dollari sui conti dell’azienda di Bellevue. Ciò che si può dire con certezza è che Steam resta, secondo le stime di settore più diffuse, la piattaforma dominante per la distribuzione digitale di giochi PC, con una quota di ricavi che diverse analisi collocano attorno al 74-75% del mercato globale.
Il rischio più grande per Valve non è tanto l’assegno finale, quanto il precedente giuridico. Se il CAT dovesse stabilire che le clausole di parità di prezzo violano la legge sulla concorrenza britannica, Valve potrebbe dover rivedere i contratti con migliaia di publisher in tutta Europa, non solo nel Regno Unito. Una sentenza del genere aprirebbe la porta a ricorsi simili in altre giurisdizioni UE, dove le norme antitrust comunitarie condividono gran parte della stessa logica.
C’è poi un effetto reputazionale che pesa indipendentemente dall’esito legale. Ogni articolo che accosta il nome Steam a una causa da quasi un miliardo di dollari alimenta il dibattito, già acceso dopo i recenti aumenti di prezzo applicati da Valve in diversi mercati europei, sul potere di una piattaforma che oggi gestisce gran parte della vita commerciale degli sviluppatori indipendenti su PC.
Steam contro Epic Games Store e GOG: il Confronto delle Commissioni
La causa riaccende un confronto che gli sviluppatori indipendenti fanno da anni tra loro: quanto costa davvero vendere un gioco su ciascuno store PC. Steam applica il già citato 30% sulla maggior parte dei titoli, con sconti progressivi solo per i grandi successi commerciali. Epic Games Store, al contrario, ha costruito la propria identità competitiva attorno a una commissione del 12%, più generosa verso gli sviluppatori, offrendo inoltre il 100% dei primi 1.000.000 di dollari di ricavi netti annui per prodotto prima di applicare lo split standard.
GOG, di proprietà di CD Projekt, si colloca invece più vicino a Steam, con una commissione generalmente stimata attorno al 30%, pur con margine per accordi individuali di pubblicazione negoziati caso per caso. Resta però uno store di nicchia, con una quota di mercato stimata in pochi punti percentuali sul totale della distribuzione digitale PC, lontanissima dalla posizione dominante di Steam.
Commissioni e Posizione di Mercato degli Store PC
La tabella sotto riassume, sulla base delle stime di settore più aggiornate disponibili a ottobre 2026, come si posizionano i principali negozi digitali PC in termini di commissioni applicate e peso sul mercato complessivo.
| Store | Commissione standard | Quota di mercato PC stimata | Nota |
|---|---|---|---|
| Steam (Valve) | 30% (25% oltre 10M$, 20% oltre 50M$) | ~74-75% dei ricavi globali | Oggetto della causa UK da 898 milioni $ |
| Epic Games Store | 12% (100% primi 1M$ annui) | ~3% dei ricavi, 8-10% dei download | Il CEO Sweeney sostiene la causa contro Valve |
| GOG (CD Projekt) | ~30%, negoziabile caso per caso | ~2-3% della distribuzione PC | Nessun DRM, catalogo di nicchia |
| Microsoft Store (PC) | ~12%, condizioni variabili | ~6-8% con Game Pass incluso | Terreno contrattuale meno trasparente |
Cosa Cambia per Sviluppatori, Publisher e Giocatori
Per gli sviluppatori indipendenti italiani ed europei, la causa non produce effetti immediati sui contratti già firmati con Valve. Nulla cambia oggi nelle percentuali versate o nelle regole di pubblicazione su Steam. Quello che cambia è il clima: ogni publisher che negozia accordi di parità di prezzo con Valve sa ora che quelle clausole sono formalmente sotto esame giudiziario, un elemento che può pesare nelle trattative future.
Per i giocatori britannici che hanno acquistato giochi su Steam nel periodo coperto dalla causa, l’eventuale distribuzione di un risarcimento resta legata all’esito del processo, che potrebbe richiedere ancora anni. Chi gioca in Italia e nel resto d’Europa non rientra direttamente nella class action britannica, ma segue con attenzione l’esito perché un precedente simile nel Regno Unito tende a influenzare, con tempi più lunghi, anche i regolatori della Commissione Europea sui temi di concorrenza digitale.
Previsioni per i Prossimi 12 Mesi
- La fase istruttoria del caso Valve/Steam davanti al CAT britannico si allungherà probabilmente fino al 2027, con la pubblicazione di documenti interni Valve finora riservati.
- È plausibile che Valve proponga un accordo transattivo prima di arrivare a un’udienza completa nel merito, seguendo lo schema già visto con Sony negli Stati Uniti.
- Epic Games continuerà a usare la causa come argomento di marketing verso gli sviluppatori indipendenti, rafforzando la propria narrativa sulla commissione del 12%.
- Non è escluso che la Commissione Europea apra un fascicolo di osservazione parallelo sulle clausole di parità di prezzo di Steam nei mercati UE, sulla scia dei precedenti contro Apple e Google.
- Anche con un risarcimento confermato, è improbabile che Valve modifichi in tempi brevi la struttura a scaglioni 30/25/20% applicata oggi sulla maggior parte dei titoli.
Domande Frequenti sulla Causa Steam-Valve
Quanto vale la causa contro Valve nel Regno Unito?
I ricorrenti chiedono 656 milioni di sterline, equivalenti a circa 898 milioni di dollari secondo The Daily Star, anche se altre fonti riportano cifre leggermente diverse per via del cambio valutario.
Chi può partecipare alla class action contro Steam?
Il procedimento riguarda i consumatori britannici che hanno acquistato giochi o contenuti su Steam nel periodo coperto dalla causa, per un totale stimato fino a 14 milioni di persone.
Valve ha già perso la causa?
No. Il 12 ottobre 2026 il Competition Appeal Tribunal ha solo respinto la richiesta di Valve di cancellare il caso prima del processo. Il merito della vicenda deve ancora essere giudicato.
Quali accuse muovono i ricorrenti a Valve?
Le clausole che vieterebbero ai publisher di vendere lo stesso gioco a prezzi inferiori su altri store, insieme al vincolo dei DLC all’acquisto del gioco base su Steam, elementi che secondo la denuncia avrebbero permesso a Valve di applicare una commissione del 30% senza reale concorrenza.
Esiste una causa simile anche negli Stati Uniti?
Sì, Valve affronta un procedimento consumeristico separato negli Stati Uniti, distinto da quello britannico e non ancora quantificato pubblicamente negli importi richiesti.
Quanto guadagna Valve dalle commissioni su Steam?
Valve non pubblica bilanci dettagliati essendo un’azienda privata. La commissione standard applicata agli sviluppatori resta del 30% fino a 10 milioni di dollari di ricavi lifetime per gioco, con riduzioni al 25% e al 20% sopra le soglie successive.
Come si confrontano le commissioni di Epic Games Store e GOG con quelle di Steam?
Epic Games Store applica una commissione del 12%, con il 100% dei primi 1.000.000 di dollari di ricavi netti annui riservato allo sviluppatore. GOG si mantiene invece più vicino a Steam, con una commissione generalmente stimata attorno al 30%.
Cosa succede se Valve perde la causa in via definitiva?
Oltre al risarcimento economico, Valve potrebbe dover modificare le clausole contrattuali con i publisher in tutta Europa, un cambiamento che aprirebbe la strada a ricorsi simili in altre giurisdizioni dell’Unione Europea.
