Il 7 ottobre 2026 Europol ha pubblicato due rapporti che cambiano il modo in cui il settore crypto deve pensare alla sicurezza di lungo periodo. Il messaggio centrale: i computer quantistici non faranno crollare Bitcoin, ma potrebbero svuotare milioni di portafogli le cui chiavi pubbliche sono già visibili sulla blockchain. Secondo l’agenzia europea per le forze dell’ordine, tra 6,04 e 6,9 milioni di BTC, a seconda della fonte citata, si trovano oggi in indirizzi esposti. Al prezzo di circa 82.000 dollari per moneta, parliamo di una cifra tra i 495 e i 565 miliardi di dollari potenzialmente vulnerabili in un futuro in cui l’informatica quantistica diventasse abbastanza potente da violare la crittografia a chiave pubblica.

Non si tratta di fantascienza remota: il tema è entrato nell’agenda regolatoria europea nello stesso mese, con l’ESMA che l’8 ottobre ha pubblicato un parere sulle stablecoin non conformi al regolamento MiCA e con il Consob italiano che il 15 ottobre ha bloccato dieci siti web, cinque dei quali legati a servizi cripto non autorizzati. Tre mosse diverse, tre autorità diverse, ma un filo comune: Bruxelles e Roma vogliono arrivare prima del rischio, non dopo. Questo articolo analizza cosa dice davvero il rapporto Europol, quali numeri lo sostengono, come si confronta Bitcoin con le altre blockchain di fronte alla minaccia quantistica e cosa cambia, concretamente, per chi detiene criptovalute in Italia e in Europa.

Europol lancia l’allarme: cosa dice il rapporto del 7 ottobre

Il rapporto, firmato dall’European Cybercrime Centre (EC3) di Europol e intitolato “Quantum Computing and Cryptocurrencies”, parte da una premessa che l’agenzia ribadisce più volte: i computer quantistici capaci di violare la crittografia odierna non esistono ancora, e Europol non si sbilancia su una data precisa per il loro arrivo. Detto questo, l’agenzia chiede a sviluppatori, exchange, miner e utenti di cominciare subito una transizione graduale verso schemi di firma resistenti al calcolo quantistico.

Il secondo rapporto pubblicato lo stesso giorno guarda a un rischio diverso ma collegato: i dati cifrati raccolti oggi da un avversario potrebbero essere decifrati in futuro, quando un computer quantistico sufficientemente potente sarà disponibile. È la logica dello “store now, decrypt later”, che riguarda non solo le criptovalute ma qualsiasi informazione sensibile protetta con crittografia a chiave pubblica. Europol ammette di non avere prove di un uso massivo di questa tecnica oggi, ma la cita come motivo in più per muoversi con anticipo.

Chiavi pubbliche contro blockchain: dove si trova davvero il rischio

Il punto più importante del rapporto, e quello più spesso frainteso, è la distinzione tra due livelli di sicurezza completamente diversi. Il primo è l’hashing che collega i blocchi tra loro: la matematica alla base del mining e della storia immutabile della blockchain. Il secondo è la crittografia a chiave pubblica, oggi basata sull’algoritmo ECDSA (Elliptic Curve Digital Signature Algorithm), che autorizza chi può spendere i fondi associati a un indirizzo.

Secondo Europol, la funzione di hashing resta molto più resistente agli attacchi quantistici rispetto alla firma ECDSA. Un computer quantistico sufficientemente potente potrebbe, in teoria, risalire dalla chiave pubblica alla chiave privata e spostare i fondi corrispondenti. Non riscriverebbe la blockchain, ma trasferirebbe un patrimonio da un proprietario legittimo a un attaccante. Come ha riassunto Europol, “il primario rischio quantistico risiede nella crittografia a chiave pubblica usata dai wallet, non nella blockchain stessa, che rimane sicura grazie alle funzioni di hashing” (fonte).

Quanti Bitcoin sono già esposti: i numeri non coincidono, ma la scala sì

Qui le stime cambiano in base alla fonte, ma non cambia l’ordine di grandezza. Europol, nel suo rapporto del 7 ottobre, parla di circa 6,9 milioni di BTC detenuti in indirizzi con chiave pubblica già visibile, comprese molte wallet dormienti dell’era Satoshi. Glassnode, la società di analisi on-chain citata da BeInCrypto, aveva stimato a maggio 2026 una cifra di 6,04 milioni di BTC esposti, equivalenti al 30,2% dell’offerta totale in circolazione. Al prezzo di circa 83.050 dollari rilevato in quella data, il valore a rischio secondo Glassnode superava i 500 miliardi di dollari.

La differenza tra le due cifre si spiega con la metodologia: Europol include un perimetro più ampio di indirizzi dormienti e formati legacy, Glassnode si concentra su wallet con chiave pubblica effettivamente rivelata on-chain. In entrambi i casi, il messaggio resta identico: una fetta consistente, tra un quarto e un terzo, dell’intera offerta di Bitcoin oggi in circolazione si trova in una condizione di esposizione permanente.

FonteBTC esposti (stima)% dell’offertaValore stimatoData
Europol (EC3)~6,9 milionin.d.~565 miliardi $ (a 82.000$/BTC)7 ottobre 2026
Glassnode (via BeInCrypto)~6,04 milioni30,2%~502 miliardi $ (a 83.050$/BTC)maggio 2026
Coinbase (quota propria)n.d.5% dell’offerta totalen.d.ottobre 2026

Perché serve una firma 10-120 volte più grande

Passare a schemi di firma resistenti al calcolo quantistico non è un semplice aggiornamento software. Secondo il rapporto Europol, le nuove firme post-quantum possono pesare da 10 a 120 volte più delle attuali firme ECDSA. Questo non è un dettaglio tecnico marginale: più una firma è pesante, più spazio occupa in ogni blocco, e più sale il costo medio di una transazione in un network che ha una capacità fissa per blocco.

Europol cita uno studio del 2024 che ha stimato quanto tempo richiederebbe convertire ogni UTXO (unspent transaction output) di Bitcoin al nuovo formato. Il risultato: almeno 76 giorni di capacità cumulativa dell’intera rete, dedicata esclusivamente alla migrazione. Riservando solo un quarto dello spazio di ogni blocco a questo scopo, il processo si allungherebbe a circa 300 giorni. In pratica, una transizione completa richiederebbe quasi un anno di capacità di rete sacrificata, in un sistema che non ha un amministratore centrale capace di imporre tempistiche.

Dall’era Satoshi a Taproot: una storia di chiavi che restano visibili

Non tutti gli indirizzi Bitcoin sono uguali davanti al rischio quantistico. La maggior parte degli indirizzi standard mostra solo un’impronta crittografata della chiave pubblica, non la chiave stessa: finché il proprietario non effettua una transazione in uscita, quella chiave resta nascosta. Il problema nasce quando un indirizzo invia fondi: a quel punto la chiave pubblica diventa visibile on-chain, e tutto ciò che resta su quell’indirizzo perde la sua protezione implicita.

Due categorie sono particolarmente esposte secondo Glassnode: gli indirizzi in formato Taproot, introdotto nel 2021 e che mostra la chiave per costruzione, e i primissimi indirizzi pay-to-public-key dell’era Satoshi, molti dei quali dormienti da oltre un decennio. A questi si aggiungono le wallet degli exchange, che spesso riusano gli stessi indirizzi per più transazioni e finiscono così nel gruppo esposto quasi per inerzia operativa.

Coinbase, Ledger e il resto del settore iniziano a muoversi

La reazione del settore è arrivata quasi in contemporanea al rapporto. Coinbase, che secondo CoinDesk detiene circa il 5% di tutto il Bitcoin in circolazione, ha dichiarato di volere che la migrazione verso la crittografia post-quantum parta subito, non quando il rischio sarà già concreto. Non è una posizione disinteressata: un exchange che custodisce milioni di wallet per conto dei clienti ha tutto da perdere da una transizione mal gestita o tardiva.

Sul fronte dell’hardware, Ledger ha annunciato, sotto la pressione crescente del tema sicurezza, un piano per trasformare il proprio wallet hardware in un dispositivo più simile a uno smartphone, capace di gestire aggiornamenti crittografici più complessi senza sostituire il dispositivo fisico. È un segnale che l’intero ecosistema, dai grandi exchange ai produttori di cold wallet, considera la minaccia quantistica un problema di prodotto, non solo di teoria accademica. Chi vuole capire meglio come i produttori di hardware wallet affrontano la sicurezza può leggere anche il nostro confronto tra Ledger e Trezor, e il precedente che ha colpito Trezor tramite il data breach di ShipMonk.

L’impatto sul mercato: prezzo stabile, nervosismo in aumento

Nonostante i titoli allarmistici che hanno accompagnato la pubblicazione del rapporto, il prezzo di Bitcoin non ha reagito con un crollo. Attorno al 7 ottobre il prezzo oscillava vicino agli 82.000 dollari, con una breve discesa sotto gli 80.000 dollari nei giorni successivi, un movimento che gli analisti di mercato hanno attribuito più alla dinamica generale delle azioni asiatiche che al rapporto Europol. Europol stessa ha voluto chiarire questo punto: “le criptovalute non collasseranno a causa del calcolo quantistico” (fonte), una frase pensata esplicitamente per disinnescare interpretazioni catastrofiste.

L’impatto reale, più che sul prezzo, si misura sulla governance. Il rapporto ha riacceso un dibattito interno alla community Bitcoin che dura da anni: cosa fare con le centinaia di migliaia di BTC dormienti nelle wallet dell’era Satoshi, che nessuno controlla più attivamente ma che resteranno vulnerabili per sempre una volta che la chiave pubblica sarà visibile. Alcuni sviluppatori sostengono piani per congelare quelle monete prima che diventino un bersaglio concreto, una proposta che tocca uno dei principi fondanti di Bitcoin: nessuno dovrebbe poter congelare i fondi di un altro, nemmeno per proteggerlo.

Bitcoin contro le altre blockchain: chi rischia di più

Il problema descritto da Europol non è specifico di Bitcoin. Qualsiasi blockchain che si affida alla crittografia a curva elittica per autorizzare le transazioni condivide la stessa vulnerabilità strutturale. Ethereum usa lo stesso principio di firma a chiave pubblica per la maggior parte degli account, con la differenza che l’infrastruttura degli smart contract introduce superfici d’attacco aggiuntive legate al codice, un problema distinto ma altrettanto rilevante in chiave di sicurezza complessiva del settore.

La differenza principale tra Bitcoin ed Ethereum in questo scenario specifico riguarda la governance degli aggiornamenti. Ethereum ha già dimostrato, con il passaggio al Proof of Stake, di poter coordinare cambiamenti strutturali profondi attraverso un processo di sviluppo più centralizzato nei fatti. Bitcoin, al contrario, richiede un consenso molto più ampio e lento tra miner, nodi, exchange e sviluppatori indipendenti, il che rende una migrazione post-quantum più difficile da coordinare anche se tecnicamente non più complessa da progettare. Chi vuole approfondire la parte puramente crittografica degli algoritmi resistenti al quantum computing può leggere il nostro confronto tra ML-KEM, ML-DSA e SLH-DSA e la guida su OpenSSL 3.5 e ML-KEM, che spiegano come questi stessi standard vengono già usati fuori dal mondo crypto, nel TLS di tutti i giorni.

L’Europa stringe i controlli: ESMA, MiCA e Consob si muovono nella stessa settimana

Il rapporto Europol non è arrivato isolato. Appena un giorno dopo, l’8 ottobre, l’ESMA ha pubblicato un parere che chiede ai fornitori di servizi cripto autorizzati sotto il regolamento MiCA di interrompere l’offerta di servizi legati a stablecoin non conformi ai clienti europei, permettendo solo attività limitate come liquidazione, conversione, prelievo, trasferimento o custodia, e solo in forma temporanea e sotto stretta supervisione.

Il 15 ottobre, in Italia, il Consob ha bloccato dieci siti web per attività finanziarie o cripto non autorizzate, cinque dei quali offrivano servizi cripto-asset illegali. Con questa decisione, il totale dei siti bloccati dall’autorità italiana dal luglio 2019 sale a 1.848 (fonte). Tre interventi distinti, nell’arco di appena otto giorni, che insieme ridisegnano il perimetro regolatorio del settore cripto in Europa: sicurezza tecnica da un lato, compliance finanziaria dall’altro, tutela del consumatore nel mezzo.

DataIstituzioneAzione
7 ottobre 2026Europol (EC3)Pubblica due rapporti sul rischio quantistico per cripto e dati cifrati
8 ottobre 2026ESMAParere su stop ai servizi con stablecoin non conformi a MiCA
15 ottobre 2026Consob (Italia)Blocca 10 siti, 5 legati a cripto-asset non autorizzati; totale 1.848 dal 2019

Cosa dice davvero Europol: le parole del rapporto

Al di là delle sintesi giornalistiche, vale la pena riportare come Europol stessa ha inquadrato il problema, parola per parola. Sul punto centrale della distinzione tra wallet e blockchain, l’agenzia ha scritto che “il primario rischio risiede nella vulnerabilità dei portafogli di criptovalute che si affidano alla crittografia a chiave pubblica” (fonte).

Sul destino delle chiavi già esposte, il rapporto non lascia spazio a soluzioni facili: “una volta che una chiave pubblica è esposta, resta permanentemente vulnerabile a una futura decrittazione quantistica” (fonte). È una frase che pesa, perché significa che non esiste un modo per “richiudere” una chiave pubblica già visibile: l’unica difesa reale è spostare i fondi verso un nuovo indirizzo prima che un attacco diventi tecnicamente possibile. Europol lo dice senza giri di parole: “l’unica soluzione è la migrazione preventiva” (fonte).

Le previsioni per i prossimi anni

  • Il 2029 si consolida come la scadenza informale entro cui ricercatori e istituzioni del settore Bitcoin si aspettano piani di migrazione post-quantum credibili e testati, non più solo teorici.
  • Altri grandi custodi istituzionali seguiranno l’esempio di Coinbase, chiedendo pubblicamente l’avvio immediato degli aggiornamenti crittografici invece di aspettare un primo attacco dimostrativo.
  • I produttori di hardware wallet, Ledger in testa, continueranno a ridisegnare i propri dispositivi per supportare firme post-quantum più pesanti senza compromettere l’esperienza d’uso.
  • Il dibattito sul congelamento delle wallet dormienti dell’era Satoshi si intensificherà, probabilmente senza un consenso rapido, data la resistenza culturale della community verso qualsiasi forma di intervento centralizzato sui fondi altrui.
  • Le autorità europee, dopo la sequenza di interventi di ottobre 2026, probabilmente estenderanno la vigilanza MiCA anche ai requisiti di preparazione post-quantum per i fornitori di servizi cripto-asset autorizzati nell’Unione.

Cosa possono fare oggi utenti, exchange e sviluppatori

Per chi detiene Bitcoin, il consiglio pratico che emerge dal rapporto è semplice da enunciare anche se non banale da applicare su scala globale: evitare il riutilizzo dei vecchi indirizzi, specialmente quelli in formato Taproot o pay-to-public-key, e preferire wallet che generano un nuovo indirizzo per ogni transazione in uscita. Chi detiene fondi su un exchange dovrebbe verificare se la piattaforma ha già annunciato un piano di transizione verso la crittografia post-quantum, come ha iniziato a fare Coinbase.

Per gli sviluppatori e i miner, la sfida è più complessa: coordinare un aggiornamento che richiede, secondo le stime citate da Europol, fino a 300 giorni di capacità di rete dedicata, in un network senza autorità centrale che possa imporre una scadenza. È lo stesso tipo di coordinamento difficile che il settore ha già affrontato con upgrade come Taproot, ma con una posta in gioco più alta: non una nuova funzionalità, ma la sopravvivenza della proprietà di centinaia di miliardi di dollari in asset digitali.

Il nodo delle monete congelate: il dibattito che divide la community

Non tutti nel settore sono d’accordo sulla strada da seguire. Alcuni sviluppatori propongono di congelare preventivamente le monete nelle wallet dormienti dell’era Satoshi, impedendone lo spostamento fino a quando non verrà implementato un meccanismo di migrazione sicuro. Altri considerano questa proposta una violazione del principio di neutralità della rete: se Bitcoin può decidere di bloccare i fondi di qualcuno oggi per “proteggerlo”, cosa impedisce che lo stesso potere venga usato domani per altri scopi.

Europol, dal suo punto di vista di agenzia investigativa, non si schiera formalmente su questa discussione interna alla community, ma osserva che la mancanza di un operatore centrale rende gli aggiornamenti di rete un processo che richiede anni, non mesi. È un giudizio tecnico più che politico, ma che inevitabilmente alimenta la discussione su chi, in un sistema decentralizzato, abbia davvero l’autorità di decidere quando e come proteggere fondi che tecnicamente non appartengono più a nessuno in particolare, se il proprietario originale non è più identificabile.

Perché l’Italia e l’Europa non possono restare a guardare

Per il pubblico italiano, la combinazione di avvertimenti tecnici e stretta regolatoria non è un esercizio accademico. Secondo i dati citati da fonti di settore come YouHodler Italia, già autorizzata dal Consob come fornitore di servizi cripto-asset sotto MiCA, il numero di aziende italiane che si stanno adeguando al nuovo quadro normativo europeo è in crescita costante da inizio 2026. Il rapporto Europol arriva proprio mentre queste stesse aziende devono già gestire, in parallelo, i requisiti di compliance MiCA, le verifiche antiriciclaggio e, ora, anche la prospettiva di una migrazione crittografica di lungo periodo.

Per il singolo utente italiano, il rischio pratico resta contenuto nel breve periodo, ma la lezione del rapporto Europol vale comunque: le buone pratiche di gestione delle chiavi, lo stesso tipo di igiene digitale che consigliamo per account e dispositivi personali con strumenti come le passkey FIDO2, si applicano anche ai wallet crypto. Il principio di fondo è lo stesso: minimizzare l’esposizione delle proprie credenziali crittografiche, che si tratti di una chiave privata Bitcoin o di una passkey per l’accesso a un servizio online.

Domande frequenti

I computer quantistici possono già rubare Bitcoin oggi?
No. Europol è chiaro su questo punto: i computer quantistici sufficientemente potenti per violare la crittografia a chiave pubblica di Bitcoin non esistono ancora, e l’agenzia non ha fissato una data per il loro arrivo.

Quanti Bitcoin sono considerati a rischio?
Le stime variano tra 6,04 e 6,9 milioni di BTC secondo le fonti citate nell’articolo, pari a una cifra compresa tra circa 500 e 565 miliardi di dollari ai prezzi di ottobre 2026.

Perché la blockchain di Bitcoin è considerata più sicura dei singoli wallet?
Perché la blockchain si basa su funzioni di hashing, molto più resistenti al calcolo quantistico rispetto alla firma ECDSA usata per autorizzare le transazioni dai singoli indirizzi.

Cosa dovrebbe fare un utente comune per proteggersi?
Evitare il riutilizzo degli indirizzi, specialmente in formato Taproot, e preferire wallet che generano un nuovo indirizzo a ogni transazione in uscita, così da non esporre mai la chiave pubblica dei fondi che restano sull’indirizzo di origine.

Ethereum ha lo stesso problema di Bitcoin?
Sì, nella parte relativa alla firma delle transazioni, perché si basa sullo stesso tipo di crittografia a curva elittica. Ethereum però ha già dimostrato una capacità di coordinamento per gli aggiornamenti di rete più rapida di quella di Bitcoin.

Cosa ha deciso l’ESMA sulle stablecoin l’8 ottobre 2026?
L’ESMA ha chiesto ai fornitori di servizi cripto autorizzati sotto MiCA di interrompere l’offerta di servizi legati a stablecoin non conformi ai clienti europei, consentendo solo attività limitate e temporanee come liquidazione o prelievo.

Quanti siti ha bloccato il Consob il 15 ottobre 2026?
Dieci siti in totale, cinque dei quali legati a servizi cripto-asset non autorizzati, portando il totale dei siti bloccati dall’autorità italiana dal luglio 2019 a 1.848.

Quanto tempo richiederebbe migrare tutta la rete Bitcoin verso firme post-quantum?
Secondo lo studio del 2024 citato da Europol, almeno 76 giorni di capacità cumulativa dell’intera rete, o circa 300 giorni se si riserva solo un quarto dello spazio di ogni blocco alla migrazione.