Nella settimana tra il 6 e il 13 agosto 2026 otto gruppi ransomware diversi hanno rivendicato attacchi contro 15 organizzazioni italiane, il dato settimanale più alto mai osservato per il nostro paese secondo il monitoraggio indipendente IntelFusions. È il picco di un’ondata che dura da mesi: nel primo semestre 2026 l’Italia ha registrato 148 attacchi ransomware confermati, una media di quasi 25 al mese, e il conteggio complessivo delle vittime italiane sui leak site ha superato quota 670. Tra i colpiti di agosto ci sono un operatore di telecomunicazioni, un’organizzazione cattolica nazionale e una clinica di diagnostica per immagini in Puglia.
Il fenomeno non è più circoscritto a pochi nomi noti. Cl0p, Qilin, Play, Space Bears, TheGentlemen, BravoX, Krybit e un gruppo esordiente che si firma Majinahanashi si sono spartiti le vittime italiane in appena sette giorni. Questa frammentazione, insieme allo sfruttamento quasi immediato di vulnerabilità appena scoperte, sta ridisegnando la mappa del rischio informatico per aziende e pubbliche amministrazioni italiane. Ecco cosa è successo, chi c’è dietro e cosa aspettarsi da qui a fine 2026.
I numeri del primo semestre 2026: 148 attacchi confermati
Un report citato da Security Affairs ha misurato 148 rivendicazioni ransomware confermate contro organizzazioni italiane nella prima metà del 2026, pari a 24,7 attacchi al mese o 5,7 a settimana. Il dato, riportato anche da SC World, mostra un ritmo che non ha eguali negli anni precedenti per il territorio italiano.
Nello stesso periodo gli aggressori hanno rivendicato l’esfiltrazione di oltre 13.400 GB di dati, anche se cifre dettagliate sono disponibili solo per meno della metà dei casi analizzati: molte vittime negoziano in silenzio o non confermano mai l’entità del furto. Il settore manifatturiero risulta il più bersagliato, seguito da servizi professionali e sanità. Geograficamente, il Nord-Ovest concentra circa il 42,6% delle vittime italiane censite nel primo semestre, un dato coerente con la densità industriale della regione tra Lombardia, Piemonte e Liguria.
Il portale di monitoraggio Ransomware.live conta, alla data del 18 agosto 2026, oltre 670 vittime italiane cumulate dall’inizio del tracciamento, con nuove voci pubblicate quasi ogni giorno nel corso di agosto. Non è un semplice rumore di fondo: è la fotografia di una pressione costante sul tessuto produttivo del paese, aggravata dal fatto che la maggior parte delle vittime recenti sono piccole e medie imprese a conduzione familiare, prive di team di sicurezza dedicati.
La settimana nera: 15 vittime in 7 giorni
Tra il 6 e il 13 agosto 2026 l’Italia è passata da una media storica di circa 5 rivendicazioni settimanali, pari al 2% del totale globale sui leak site, a 15 rivendicazioni in una sola settimana, il 5% delle 301 vittime pubblicate nel mondo in quei sette giorni. È il valore settimanale più alto osservato finora nel monitoraggio di IntelFusions. Il salto non è casuale: coincide con la disponibilità di nuovi exploit per vulnerabilità in strumenti di gestione remota usati dai fornitori di servizi IT, un vettore che permette di colpire più clienti con un solo accesso iniziale.
Le 15 vittime di quella settimana sono state rivendicate da almeno otto sigle diverse, segno che il mercato criminale del ransomware in Italia non è più dominato da uno o due nomi storici come accadeva fino al 2024. Cl0p e Qilin restano tra i più attivi, ma accanto a loro operano gruppi più piccoli e opportunisti che scelgono bersagli di dimensioni contenute, meno visibili sui media ma più semplici da compromettere.
Il caso Retelit: Qilin rivendica 300 GB dalla telco italiana
Il caso più rilevante per l’impatto sulla supply chain nazionale riguarda Retelit, operatore italiano di telecomunicazioni e servizi cloud. Un’inchiesta pubblicata il 4 agosto 2026 da IrpiMedia, ripresa in dettaglio da Pasquale Pillitteri, documenta che il gruppo Qilin ha rivendicato il furto di almeno 300 GB di documenti interni, circa 270.000 file, pubblicati in due tranche tra il 30 luglio e il 1° agosto 2026.
Secondo la ricostruzione, il CERT-AGID ha iniziato ad avvisare il 30 luglio 2026 i referenti di sicurezza delle pubbliche amministrazioni potenzialmente impattate, dato che Retelit fornisce connettività e servizi cloud a soggetti pubblici e privati. Al momento della pubblicazione dell’inchiesta, Retelit non aveva ancora diffuso alcuna comunicazione pubblica ufficiale sull’incidente, nonostante la pubblicazione dei dati da parte di Qilin. Solo successivamente l’azienda ha fornito una prima ricostruzione ufficiale, chiarendo la data dell’intrusione:
“L’attacco informatico attribuito al gruppo criminale Qilin è avvenuto lo scorso 8 giugno, come notificato alle autorità competenti.”
Retelit, dichiarazione ufficiale – fonte
Il divario temporale tra l’intrusione dell’8 giugno e la comunicazione pubblica di inizio agosto, oltre due mesi, è esattamente il tipo di ritardo che le nuove regole europee su NIS2 e notifica degli incidenti cercano di ridurre. Per un fornitore che serve infrastrutture critiche e pubbliche amministrazioni, il silenzio prolungato espone i clienti a vettori d’attacco derivati (credenziali riutilizzate, documenti interni con dati di configurazione) senza che questi possano reagire per settimane.
TheGentlemen colpisce ACLI: pressione su un ente sociale nazionale
Il 14 agosto 2026 il gruppo TheGentlemen ha rivendicato un attacco contro ACLI, le Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani, una delle principali organizzazioni cattolico-sociali del paese, con sede su acli.it. Secondo la ricostruzione pubblicata da Malware News, il gruppo ha minacciato la pubblicazione di dati sensibili se l’ente non avesse avviato negoziazioni.
“L’intero archivio verrà pubblicato a meno che un rappresentante di ACLI non ci contatti per negoziare.”
TheGentlemen, gruppo ransomware – fonte
Colpire un’organizzazione come ACLI, che gestisce dati previdenziali, fiscali e assistenziali di centinaia di migliaia di lavoratori e pensionati attraverso i suoi patronati territoriali, sposta il bersaglio del ransomware dal solo perimetro industriale a quello del welfare. È un segnale che i criminali informatici valutano il valore di negoziazione non solo in base al fatturato della vittima, ma anche in base alla sensibilità sociale dei dati custoditi e alla pressione reputazionale che una fuga di notizie può generare.
Majinahanashi: il nuovo gruppo che ha svuotato una clinica radiologica
Il 12 agosto 2026 è comparso sui leak site un nome mai visto prima: Majinahanashi. Il gruppo ha rivendicato un attacco contro Studio Radiologico C.D.A. Diagnostica per Immagini S.R.L., una clinica con sede a Fasano, in provincia di Brindisi, dichiarando di aver sottratto 135.426 file. Lo riporta Pasquale Pillitteri, che segnala come al momento della rivendicazione non fossero stati pubblicati campioni di dati né fossero arrivate comunicazioni ufficiali dalla clinica, un dettaglio che classifica l’episodio come claim non ancora verificato in modo indipendente.
“Il 12 agosto 2026 il gruppo noto come majinahanashi ha inserito CDA, associato al sito centrodiagnosticocda.it, sul proprio leak site.”
MAJINAHANASHI, gruppo ransomware – fonte
Un dettaglio aggrava il quadro: secondo un’altra analisi, il gruppo afferma di avere avuto accesso alla struttura già dal 21 luglio 2026, il che suggerisce una permanenza di tre settimane nei sistemi prima della rivendicazione pubblica. Per una clinica radiologica, questo significa un’esposizione prolungata di referti diagnostici, immagini mediche e dati anagrafici dei pazienti, categorie di dati particolari secondo il GDPR che comportano obblighi di notifica più stringenti verso il Garante Privacy.
Storm-1175 e CVE-2026-18577: la falla che ha aperto la porta ai fornitori IT
Non tutti gli attacchi di agosto passano dal phishing o da credenziali rubate. Un briefing del 14 agosto 2026 di Telefónica Tech descrive come il gruppo Storm-1175 abbia sfruttato in poche ore la vulnerabilità CVE-2026-18577, un bypass di autenticazione nella piattaforma di gestione remota N-able N-central, con CVSSv4 pari a 8,2 secondo la stessa N-able. La falla, già inserita nel catalogo delle vulnerabilità note sfruttate di CISA, ha permesso a Storm-1175 di lanciare campagne ransomware su più clienti europei collegati agli stessi fornitori di servizi gestiti (MSP).
Questo tipo di attacco è particolarmente efficiente per i criminali: colpendo lo strumento che un MSP usa per amministrare da remoto decine o centinaia di clienti, un singolo exploit riuscito può tradursi in accesso simultaneo a decine di reti diverse. È lo stesso schema di supply chain che avevamo già visto nel caso della falla zero-day su SonicWall SMA1000, dove centinaia di appliance esposte hanno amplificato l’impatto di una singola vulnerabilità.
Un contesto di patch aggressive ma sempre in ritardo
La finestra tra la scoperta di una falla e il suo primo sfruttamento reale si è ristretta drasticamente. Nello stesso briefing di metà agosto, Check Point Research segnala che Microsoft ha rilasciato il Patch Tuesday di agosto correggendo 421 vulnerabilità tra Windows, Office, SharePoint, Exchange Server e Azure, incluse 42 falle critiche e la CVE-2026-68820, un difetto attivamente sfruttato nel driver Windows Ancillary Function Driver for WinSock. Il volume stesso delle patch mensili, ormai stabilmente sopra le 400 correzioni, dà la misura di quanto sia diventato complesso per i team IT italiani, spesso sotto organico, restare al passo. Ne avevamo già parlato nel nostro approfondimento sul Patch Tuesday di agosto.
Chi sono i gruppi ransomware più attivi contro l’Italia
La tabella seguente riassume i gruppi che hanno rivendicato vittime italiane nella settimana critica del 6-13 agosto 2026 e nelle settimane immediatamente successive, con il settore colpito e lo stato della verifica del claim.
| Gruppo ransomware | Vittima italiana nota | Settore | Data rivendicazione | Stato verifica |
|---|---|---|---|---|
| Qilin | Retelit | Telecomunicazioni / cloud | 30 luglio – 1 agosto 2026 | Confermato (300 GB, 270.000 file) |
| TheGentlemen | ACLI | Servizi sociali / no-profit | 14 agosto 2026 | Rivendicato, dati non ancora pubblicati |
| Majinahanashi | Studio Radiologico C.D.A. | Sanità / diagnostica | 12 agosto 2026 | Non verificato indipendentemente |
| Blacknevas | Azienda manifatturiera (non divulgata) | Manifattura | Attacco stimato 7 agosto, scoperto 14 agosto 2026 | Rivendicato |
| Cl0p | Multiple PMI (non divulgate) | Vari | Settimana 6-13 agosto 2026 | Rivendicato |
| Play, Space Bears, BravoX, Krybit | PMI industriali e familiari | Manifattura, servizi | Settimana 6-13 agosto 2026 | Rivendicato |
Cronologia degli attacchi in Italia: da luglio ad agosto 2026
Per capire la sequenza degli eventi, la tabella qui sotto mette in fila le date chiave dell’ondata recente, dalla scoperta dell’intrusione in Retelit fino all’ultima rivendicazione nota.
| Data | Evento |
|---|---|
| 8 giugno 2026 | Intrusione di Qilin nei sistemi di Retelit (data dichiarata dall’azienda) |
| 21 luglio 2026 | Presunto primo accesso di Majinahanashi ai sistemi dello Studio Radiologico C.D.A. |
| 30 luglio 2026 | CERT-AGID avvisa i referenti PA potenzialmente impattati dal caso Retelit |
| 30 luglio – 1 agosto 2026 | Qilin pubblica in due tranche 300 GB di dati Retelit |
| 4 agosto 2026 | IrpiMedia pubblica l’inchiesta sul caso Retelit |
| 6-13 agosto 2026 | 15 vittime italiane rivendicate da 8 gruppi diversi, record settimanale |
| 7 agosto 2026 | Attacco stimato del gruppo Blacknevas a un’azienda manifatturiera italiana |
| 12 agosto 2026 | Majinahanashi rivendica l’attacco allo Studio Radiologico C.D.A. |
| 14 agosto 2026 | TheGentlemen rivendica l’attacco ad ACLI; Storm-1175 sfrutta CVE-2026-18577 |
| 18 agosto 2026 | Ransomware.live conta oltre 670 vittime italiane cumulate |
Perché il Nord-Ovest è il bersaglio principale
Il 42,6% delle vittime ransomware italiane censite nel primo semestre 2026 si trova nel Nord-Ovest del paese, l’area geografica più colpita in assoluto. La spiegazione più immediata è la densità industriale: Lombardia, Piemonte e Liguria concentrano una quota sproporzionata delle piccole e medie imprese manifatturiere italiane, il settore più bersagliato in generale secondo il report ripreso da Security Affairs.
Ma c’è anche un fattore strutturale: molte di queste imprese lavorano in filiera con grandi gruppi industriali e usano gli stessi fornitori di servizi IT gestiti. Quando un singolo MSP viene colpito, come nel caso dello sfruttamento della falla N-able N-central, l’effetto si propaga a catena su tutti i clienti serviti nella stessa area geografica, amplificando la concentrazione territoriale degli incidenti.
Manifattura nel mirino: il settore più esposto
La manifattura italiana resta il bersaglio numero uno per il ransomware, una tendenza confermata anche dai dati di metà agosto sul caso Blacknevas, con attacco stimato al 7 agosto e scoperta il 14 agosto 2026. Le ragioni sono note da tempo agli analisti: linee di produzione che non possono restare ferme, sistemi OT (operational technology) spesso più datati e meno segmentati dell’IT tradizionale, e una propensione più alta a pagare il riscatto pur di riprendere la produzione in fretta.
A differenza di un attacco a un ente pubblico, dove la trattativa può allungarsi per ragioni burocratiche, un’azienda manifatturiera con linee ferme calcola il costo del downtime giorno per giorno. Questo la rende, agli occhi dei gruppi ransomware, una vittima più propensa a chiudere rapidamente, un incentivo economico che continua ad attrarre nuovi affiliati verso schemi di Ransomware-as-a-Service.
L’Italia nel contesto europeo: non è un caso isolato
L’ondata italiana si inserisce in un quadro europeo più ampio. Il CERT-EU pubblica avvisi di sicurezza con cadenza quasi quotidiana nel 2026, e a fine luglio ha segnalato lo sfruttamento attivo di una serie di vulnerabilità in ambienti SharePoint on-premise, tra cui CVE-2026-50522, CVE-2026-32201 e CVE-2026-45659, dopo che il ricercatore WatchTowr aveva identificato un proof-of-concept pubblico il 20 luglio 2026. Lo stesso schema, un exploit pubblico che diventa arma in poche ore, si è ripetuto con CVE-2026-18577 su N-able N-central.
Anche un’altra campagna monitorata da Check Point a inizio agosto ha coinvolto un gruppo legato alla Russia che sfrutta CVE-2026-42897 in Microsoft Outlook Web Access contro obiettivi governativi e industriali sia negli Stati Uniti sia in Europa. Il filo conduttore è chiaro: i criminali non aspettano più mesi per armare una vulnerabilità pubblicata, e i fornitori di infrastrutture critiche italiane, spesso interconnessi con reti europee più ampie, restano un bersaglio di ripiego ogni volta che un exploit diventa disponibile.
Contesto storico: da LockBit a un ecosistema frammentato
Fino a un paio d’anni fa il panorama ransomware italiano era dominato da poche sigle globali, con LockBit che a lungo ha rappresentato il nome più ricorrente nelle rivendicazioni contro obiettivi italiani. Le operazioni di contrasto internazionale contro l’infrastruttura di LockBit, insieme all’arresto o alla disattivazione di alcuni affiliati chiave, hanno aperto uno spazio che nuovi gruppi hanno riempito rapidamente.
Oggi il report ripreso da Security Affairs indica che LockBit5 e Qilin guidano le rivendicazioni contro organizzazioni italiane nel 2026, ma accanto a loro opera una costellazione di gruppi più piccoli, spesso nati da affiliati che hanno cambiato bandiera dopo il collasso di operazioni precedenti. Majinahanashi, comparso solo a metà agosto 2026, è l’esempio più recente di questo turnover continuo: un nome nuovo, un’infrastruttura di leak site pronta all’uso, e la capacità di colpire in poche settimane dal debutto.
Impatto sul mercato: assicurazioni, compliance e obblighi GDPR
L’aumento della frequenza degli attacchi sta avendo effetti misurabili anche fuori dal perimetro strettamente tecnico. Le polizze cyber-risk in Italia continuano a inasprire le clausole di due diligence, chiedendo alle aziende assicurate prove concrete di segmentazione di rete, backup offline testati e piani di incident response documentati prima di emettere o rinnovare una copertura. Per settori come la sanità, dove Majinahanashi ha colpito dati diagnostici sensibili, il rischio non è solo il riscatto ma anche le sanzioni GDPR legate al trattamento di categorie particolari di dati personali.
Il caso Retelit mostra inoltre un problema di governance più ampio: un fornitore di infrastrutture di rete e cloud che tarda a comunicare un incidente espone anche i propri clienti, comprese pubbliche amministrazioni, a un rischio di secondo livello che sfugge al loro controllo diretto. È una dinamica simile a quella già osservata con la CVE-2026-68820 sfruttata contro la difesa europea, dove la catena di fornitura tecnologica si è rivelata l’anello più debole.
Cosa dicono le fonti dirette
Al di là delle statistiche aggregate, le dichiarazioni raccolte direttamente da aziende e gruppi criminali aiutano a capire la dinamica reale di questi incidenti. Retelit, dopo settimane di silenzio, ha confermato la data dell’intrusione iniziale:
“L’attacco informatico attribuito al gruppo criminale Qilin è avvenuto lo scorso 8 giugno, come notificato alle autorità competenti.”
Retelit, dichiarazione ufficiale – fonte
Sul fronte opposto, i gruppi ransomware stessi pubblicano dichiarazioni pensate per massimizzare la pressione sulle vittime. Majinahanashi ha documentato con precisione la propria rivendicazione contro la clinica pugliese:
“Il 12 agosto 2026 un nuovo gruppo ransomware che si fa chiamare MAJINAHANASHI ha pubblicato una rivendicazione sul proprio leak site contro Studio Radiologico C.D.A. Diagnostica per Immagini S.R.L. a Fasano, in provincia di Brindisi.”
MAJINAHANASHI, gruppo ransomware – fonte
Questo tipo di comunicazione diretta sui leak site, corredata da timestamp precisi e conteggi di file esatti, fa ormai parte della strategia di pressione psicologica dei gruppi ransomware: più i dettagli sono verificabili, più la minaccia risulta credibile agli occhi della vittima e dei suoi clienti.
Come proteggersi: le contromisure che fanno davvero la differenza
Le organizzazioni italiane colpite quest’estate condividono un tratto comune: in almeno due dei tre casi principali (Retelit, CDA) l’intrusione iniziale è avvenuta settimane o mesi prima della rivendicazione pubblica. Questo lascia una finestra, spesso trascurata, in cui il rilevamento tempestivo può ancora limitare i danni. Alcune misure pratiche restano le più efficaci contro questo tipo di campagne:
- Applicare le patch per vulnerabilità note e sfruttate (KEV) entro 48-72 ore dalla pubblicazione, in particolare per strumenti di gestione remota come N-able N-central.
- Segmentare la rete tra ambiente IT e OT, così che la compromissione di un endpoint amministrativo non dia accesso diretto alle linee di produzione.
- Mantenere backup offline o immutabili testati periodicamente con ripristini reali, non solo simulati su carta.
- Monitorare il traffico verso strumenti di gestione remota (RMM) usati da fornitori terzi, con alert su accessi anomali fuori orario.
- Notificare gli incidenti al Garante Privacy e al CSIRT Italia entro i termini previsti, evitando il ritardo di comunicazione osservato nel caso Retelit.
Un esempio di controllo rapido per amministratori di sistema
Per i team IT che gestiscono installazioni N-able N-central, un primo controllo consiste nel verificare la versione installata e confrontarla con l’advisory ufficiale relativo a CVE-2026-18577, prima ancora di attendere il ciclo di patch programmato.
# Verifica rapida della versione N-central esposta
curl -sk https://TUO-SERVER-NCENTRAL/api/system/version
# Confrontare l'output con la versione corretta indicata nell'advisory N-able per CVE-2026-18577
# Se la versione risulta precedente alla patch, isolare l'interfaccia di gestione dalla rete pubblica
Previsioni: cosa aspettarsi nei prossimi mesi
Sulla base dei dati raccolti in queste settimane, alcuni scenari appaiono più probabili di altri per la seconda metà del 2026:
- Il numero di gruppi attivi contro obiettivi italiani continuerà a crescere, non a consolidarsi: la frammentazione osservata ad agosto (otto sigle diverse in una settimana) è coerente con un modello Ransomware-as-a-Service sempre più accessibile a nuovi affiliati.
- Gli attacchi contro fornitori di servizi IT gestiti (MSP) aumenteranno di frequenza, perché offrono un moltiplicatore di vittime per ogni singolo exploit riuscito, come dimostrato dal caso Storm-1175 su N-able N-central.
- Il settore sanitario italiano, finora relativamente meno colpito della manifattura, vedrà più rivendicazioni simili al caso CDA, perché i dati diagnostici hanno un valore di leva negoziale alto vista la sensibilità GDPR.
- Le autorità europee spingeranno per tempi di notifica più stretti dopo casi come Retelit, con un possibile inasprimento dei controlli NIS2 sui fornitori di infrastrutture critiche entro fine anno.
- Il Nord-Ovest italiano resterà l’area a maggiore concentrazione di vittime almeno fino a quando le PMI manifatturiere della zona non adegueranno la segmentazione delle reti OT ai livelli richiesti dagli standard di settore.
Domande frequenti
Quanti attacchi ransomware ha subito l’Italia nel 2026?
Nel primo semestre 2026 sono stati registrati 148 attacchi ransomware confermati contro organizzazioni italiane, una media di 24,7 al mese. A questi si aggiungono altre decine di rivendicazioni nel mese di agosto, portando il totale cumulato censito da Ransomware.live oltre le 670 vittime italiane.
Chi è il gruppo Qilin e perché ha colpito Retelit?
Qilin è uno dei gruppi ransomware più attivi contro obiettivi italiani nel 2026, insieme a LockBit5. Ha rivendicato l’attacco a Retelit, operatore di telecomunicazioni e cloud, pubblicando circa 300 GB di dati interni dopo un’intrusione datata dall’azienda all’8 giugno 2026.
Cos’è la vulnerabilità CVE-2026-18577?
È un bypass di autenticazione nella piattaforma di gestione remota N-able N-central, con punteggio CVSSv4 di 8,2. È inserita nel catalogo delle vulnerabilità note sfruttate di CISA ed è stata usata dal gruppo Storm-1175 per colpire più clienti europei collegati agli stessi fornitori di servizi gestiti.
Perché il settore manifatturiero italiano è il più colpito?
Le aziende manifatturiere hanno linee di produzione che non possono restare ferme a lungo, sistemi OT spesso meno segmentati e una propensione più alta a pagare rapidamente il riscatto per riprendere l’attività, un mix che le rende bersagli più redditizi per i gruppi ransomware.
Chi è il nuovo gruppo Majinahanashi?
Majinahanashi è un gruppo ransomware comparso per la prima volta a metà agosto 2026. Ha rivendicato l’attacco a una clinica radiologica pugliese, dichiarando di aver sottratto oltre 135.000 file e sostenendo di avere avuto accesso ai sistemi già dal 21 luglio 2026.
Le aziende italiane devono notificare gli attacchi ransomware al Garante Privacy?
Sì, quando un attacco ransomware comporta l’esfiltrazione o la perdita di disponibilità di dati personali, il titolare del trattamento deve notificare il Garante Privacy entro 72 ore dalla scoperta della violazione, secondo gli obblighi previsti dal GDPR. Il ritardo osservato nel caso Retelit è proprio il tipo di comportamento che le nuove regole NIS2 vogliono scoraggiare.
Qual è la differenza tra un attacco rivendicato e un attacco verificato?
Un attacco “rivendicato” è quello pubblicato dal gruppo ransomware sul proprio leak site, spesso con conteggi di file e date. Un attacco “verificato” è confermato in modo indipendente, ad esempio tramite dichiarazioni ufficiali della vittima o pubblicazione effettiva di campioni di dati. Nel caso di Majinahanashi contro la clinica pugliese, ad esempio, la rivendicazione non era ancora stata verificata in modo indipendente al momento della pubblicazione.
Cosa possono fare le PMI italiane con budget di sicurezza limitati?
Le priorità a basso costo restano le più efficaci: applicare rapidamente le patch per vulnerabilità note e sfruttate, attivare l’autenticazione a più fattori su tutti gli accessi remoti, mantenere backup offline testati e monitorare gli accessi degli strumenti di gestione remota usati da fornitori esterni.
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