Il capitolo più lungo della storia recente dell’industria videoludica sta per chiudersi. Electronic Arts tornerà a essere un’azienda privata martedì 4 agosto 2026, quando si perfezionerà ufficialmente l’acquisizione da 55 miliardi di dollari guidata dal fondo sovrano saudita PIF insieme a Silver Lake e Affinity Partners. È il più grande leveraged buyout della storia, e arriva dopo undici mesi in cui l’operazione ha rischiato più volte di arenarsi tra revisioni antitrust europee e un esame di sicurezza nazionale a Washington.
Un deposito alla SEC datato 30 luglio 2026 ha confermato che «tutte le autorizzazioni regolatorie necessarie per completare la fusione sono state ottenute», la formula legale che di fatto certifica il via libera definitivo del CFIUS statunitense, l’ultimo vero ostacolo rimasto sul tavolo. La notizia, riportata in modo pressoché identico da oltre dieci testate internazionali nell’arco di 48 ore – tra cui ScreenRant e Shacknews – chiude un’attesa che si era già allungata oltre la scadenza originaria del 30 giugno 2026. Di seguito ricostruiamo cosa cambia per il publisher di EA Sports FC, Battlefield e Apex Legends, chi sono davvero i nuovi proprietari e perché questa operazione è destinata a restare un caso di scuola per anni.
Cos’è successo: l’accordo da 55 miliardi di dollari arriva al traguardo
L’operazione, annunciata a fine settembre 2025, prevede l’acquisto in contanti di tutte le azioni Electronic Arts a 210 dollari per titolo, un premio del 25% rispetto al prezzo di Borsa precedente alla notizia (circa 168 dollari). Il valore complessivo dell’operazione (enterprise value, che include anche il debito assunto) è di 55 miliardi di dollari, mentre il valore azionario puro alle condizioni di offerta si ferma a circa 52,5 miliardi di dollari: due cifre che vengono spesso confuse nella copertura mediatica ma che descrivono grandezze diverse.
Con la chiusura, Electronic Arts uscirà dal Nasdaq dopo oltre tre decenni da società quotata e diventerà una controllata al 100% di una nuova holding privata. Il titolo ha chiuso il 30 luglio 2026 a 209,59 dollari, un massimo storico che ha portato la capitalizzazione a circa 52,63 miliardi di dollari: lo scarto tra prezzo di mercato e prezzo d’offerta (il cosiddetto “deal spread”) si era ormai quasi azzerato, segno che gli investitori davano per scontato l’esito positivo già prima dell’annuncio formale, come conferma anche WCCFTech.
La cronologia completa dell’operazione
Ricostruire la sequenza degli eventi aiuta a capire perché un’operazione annunciata undici mesi fa si sia conclusa solo ora. Il percorso è stato tutt’altro che lineare, con una scadenza iniziale saltata e una nuova data limite fissata in piena estate.
| Data | Evento |
|---|---|
| Fine settembre 2025 | Annuncio ufficiale dell’operazione da 55 miliardi $ |
| 22 dicembre 2025 | Gli azionisti EA approvano la fusione |
| Inizio 2026 | Autorizzazione antitrust statunitense (HSR) ottenuta |
| 30 giugno 2026 | Scadenza originaria del deal, non rispettata |
| 22 luglio 2026 | La Commissione Europea chiude la fase antitrust senza rilievi |
| ~30 luglio 2026 | Attesa decisione UE sul regime FSR (sovvenzioni estere) |
| 30 luglio 2026 | Deposito SEC: «tutte le autorizzazioni regolatorie ottenute» |
| 4 agosto 2026 | Chiusura ufficiale dell’operazione, EA esce dal Nasdaq |
| 28 settembre 2026 | Nuova “outside date” che non sarà più necessaria |
Il dato più interessante è che il via libera del CFIUS non è mai arrivato con un comunicato stampa dedicato: è stato dedotto dal linguaggio legale del deposito SEC del 30 luglio, poi confermato in modo indipendente da testate come Engadget e Variety. Anche la revisione FSR (Foreign Subsidies Regulation), la seconda procedura europea attesa nella stessa finestra temporale e mai scrutinata prima su un’acquisizione di questa scala nel settore videoludico, risulta superata: la stessa dichiarazione di «autorizzazioni tutte ottenute» copre implicitamente entrambi i fronti UE.
Chi sono i nuovi proprietari: PIF, Silver Lake e Affinity Partners
L’acquisizione è condotta da un consorzio a guida saudita, con il fondo sovrano Public Investment Fund (PIF) nel ruolo di azionista largamente maggioritario. PIF non è un investitore occasionale nel settore: attraverso la controllata Savvy Games Group (a cui sono stati allocati circa 38 miliardi di dollari) detiene già partecipazioni in Take-Two Interactive, Activision Blizzard, Nintendo (5%), Capcom (5%), Bandai Namco, Koei Tecmo, NCSoft, Nexon, Square Enix, Scopely, Niantic e SNK. A gennaio 2026 PIF ha inoltre trasferito circa 12 miliardi di dollari di partecipazioni gaming verso Savvy Games Group, consolidando ulteriormente la propria galassia di investimenti videoludici.
| Investitore | Quota finale stimata | Ruolo |
|---|---|---|
| Public Investment Fund (PIF) | 93,4% | Azionista di maggioranza, apporta la maggior parte dell’equity |
| Silver Lake | 5,5% | Fondo di private equity tecnologico, co-sponsor dell’operazione |
| Affinity Partners | 1,1% | Fondo guidato da Jared Kushner |
Da un punto di vista legale, l’acquirente formale è una nuova entità denominata Oak-Eagle AcquireCo, Inc., che ha condotto la fusione tramite la controllata Oak-Eagle MergerCo, Inc.: al termine dell’operazione Electronic Arts sarà la società “sopravvissuta” della fusione, ma diventerà una controllata al 100% di Oak-Eagle AcquireCo. Lo stesso veicolo ha lanciato anche un’offerta di riacquisto (tender offer) sulle obbligazioni EA già in circolazione – quelle al 1,850% con scadenza 2031 e al 2,950% con scadenza 2051 – per rifinanziarle nella nuova struttura a leva.
Il CFIUS: l’ultimo vero ostacolo a Washington
Se la revisione europea ha attirato più titoli sui giornali, l’ostacolo davvero decisivo si è giocato a Washington. Il Committee on Foreign Investment in the United States (CFIUS) esamina gli investimenti esteri che possono toccare la sicurezza nazionale statunitense, ed è la ragione tecnica per cui l’operazione ha superato la scadenza del 30 giugno 2026. Electronic Arts gestisce i dati personali di centinaia di milioni di giocatori in tutto il mondo attraverso account EA, Origin/EA App e i server multiplayer dei suoi titoli più popolari: la prospettiva che un fondo sovrano estero ne acquisisca il controllo è esattamente il tipo di scenario che il CFIUS è chiamato a valutare.
La data limite per la revisione era già stata prorogata al 28 settembre 2026, ma il deposito SEC del 30 luglio ha reso quella scadenza superflua. È probabile che il via libera sia stato accompagnato da un accordo di mitigazione (un cosiddetto national security agreement) che regola quali sistemi e quali dati il PIF potrà effettivamente controllare, anche se i dettagli specifici di un eventuale accordo non sono stati resi pubblici in un documento a sé stante.
Vale la pena notare che l’esame di sicurezza nazionale non ha equivalenti diretti nel diritto dell’Unione europea: non esiste un CFIUS comunitario, e le revisioni sugli investimenti esteri restano in gran parte competenza dei singoli Stati membri. Per i giocatori europei – inclusi quelli italiani, che utilizzano gli stessi account EA e sono soggetti al GDPR indipendentemente da chi controlla la società madre – il cambio di proprietà non modifica di per sé gli obblighi di trattamento dei dati previsti dal regolamento europeo, che si applicano a EA in quanto operatore attivo nel mercato UE e non in base alla nazionalità dei suoi azionisti. Resta però un tema di attenzione crescente, simile al dibattito già visto per altre acquisizioni tecnologiche con partecipazioni statali estere: chi controlla, in ultima istanza, l’infrastruttura che processa quei dati.
La Commissione Europea dà il via libera
Sul fronte europeo, la Commissione ha chiuso la fase 1 dell’istruttoria antitrust il 22 luglio 2026, dichiarando che l’operazione non solleva criticità legate alla concorrenza – evitando così l’apertura di una fase 2 di indagine approfondita, lo scenario più temuto dagli analisti nei mesi precedenti. La logica alla base di questa conclusione è semplice: PIF è un investitore finanziario e non un editore concorrente di Electronic Arts, per cui la sovrapposizione diretta di mercato è limitata.
Più delicata, sulla carta, la seconda procedura europea: il regime Foreign Subsidies Regulation (FSR), entrato in vigore per verificare se le sovvenzioni ricevute da un’azienda extra-UE da parte del proprio Stato possano distorcere il mercato interno. Si tratta della prima grande operazione nel settore videoludico ad essere sottoposta a questo tipo di scrutinio, con tanto di “market test” tra concorrenti e publisher rivali condotto dalla Commissione nei mesi precedenti. Anche su questo fronte, il deposito SEC del 30 luglio indica che l’iter si è concluso positivamente in tempo per la chiusura del 4 agosto.
La struttura finanziaria dell’operazione
Dietro l’etichetta di “acquisizione da 55 miliardi di dollari” si nasconde una struttura di finanziamento tipica dei grandi leveraged buyout: circa 36 miliardi di dollari di equity messa a disposizione dal consorzio di acquirenti, più circa 20 miliardi di dollari di nuovo debito organizzato da JPMorgan Chase. Di quest’ultimo, secondo le cifre più recenti, circa 18 miliardi di dollari risultano effettivamente utilizzati al momento della chiusura. Le due parti hanno inoltre concordato una commissione di recesso reciproca da 1 miliardo di dollari, dovuta da chi si fosse tirato indietro senza giusta causa.
Leva finanziaria e servizio del debito
Secondo una stima dell’analista MergerSight (da trattare come valutazione di mercato e non come dato ufficiale della società), il rapporto pro forma tra debito netto ed EBITDA si attesterebbe attorno a 9,95 volte, con un onere di interessi annuo stimato in circa 1,4 miliardi di dollari e una copertura EBITDA/interessi di appena 1,44 volte. Sono numeri che collocano la nuova Electronic Arts privata in una fascia di leva finanziaria molto alta anche per gli standard del private equity, e che spiegano perché diversi osservatori di settore si aspettino pressione crescente sui ricavi ricorrenti dei giochi live-service per sostenere il debito.
{
"operazione": "Electronic Arts - acquisizione a leva",
"valore_enterprise_usd": "55 miliardi",
"valore_equity_usd_per_azione": 210,
"chiusura_prevista": "2026-08-04",
"acquirenti": {
"PIF": "93.4%",
"Silver_Lake": "5.5%",
"Affinity_Partners": "1.1%"
},
"finanziamento": {
"equity_usd": "~36 miliardi",
"debito_usd": "~20 miliardi",
"debito_utilizzato_usd": "~18 miliardi"
},
"nota": "riepilogo editoriale non ufficiale, valori arrotondati a scopo illustrativo"
}
Il più grande leveraged buyout della storia
Con i suoi 55 miliardi di dollari di valore complessivo, l’operazione EA supera qualsiasi altro leveraged buyout mai realizzato, un primato che apparteneva da diciotto anni a un’altra operazione destinata a un epilogo ben più amaro.
| Operazione | Anno | Valore | Sponsor | Esito |
|---|---|---|---|---|
| Electronic Arts | 2025-26 | 55 mld $ | PIF / Silver Lake / Affinity | In chiusura (4 ago 2026) |
| TXU / Energy Future Holdings | 2007 | 45 mld $ | KKR / TPG / Goldman Sachs | Bancarotta nel 2014 |
| HCA Healthcare | 2006 | 33 mld $ | Bain Capital / KKR | Concluso con successo |
| RJR Nabisco | 1988 | 31 mld $ | KKR (“I barbari alle porte”) | Concluso, caso di studio storico |
| Dell | 2013 | 24,4 mld $ | Michael Dell / Silver Lake | Concluso, poi ri-quotata nel 2018 |
| Hilton Worldwide | 2007 | 14 mld $ | Blackstone | Operazione PE più redditizia di sempre |
Il precedente più citato dagli analisti come monito è proprio quello della TXU: acquisita a leva nel 2007 sulla scommessa di prezzi dell’energia in salita, l’azienda finì in bancarotta nel 2014 quando lo scenario di mercato si ribaltò. È il motivo per cui la solidità dei flussi di cassa di Electronic Arts, ben lontana da un’azienda in difficoltà, viene sottolineata così spesso nella copertura finanziaria dell’operazione: a differenza di TXU, qui la leva viene applicata a un business in crescita, non a uno in affanno.
Il confronto con le altre mega-acquisizioni tech
Va detto che l’acquisizione EA non è la più grande operazione di sempre nel settore dei videogiochi in senso assoluto: quel primato resta di Microsoft-Activision Blizzard, chiusa nell’ottobre 2023 per 68,7 miliardi di dollari, ma si trattava di un’acquisizione strategica da parte di un altro editore, non di un leveraged buyout guidato da fondi di investimento. Altri termini di paragone recenti: Take-Two Interactive-Zynga (12,7 miliardi di dollari, maggio 2022), Microsoft-ZeniMax/Bethesda (7,5 miliardi di dollari, 2021) e Sony-Bungie (3,6 miliardi di dollari, 2022). Sommando questi numeri si ottiene un quadro chiaro: gli ultimi cinque anni hanno visto una concentrazione di capitale nel settore videoludico senza precedenti, con Electronic Arts che ne rappresenta ora il singolo capitolo più grande dal punto di vista del capitale a leva impiegato.
Andrew Wilson resta CEO: cosa prevede il suo contratto
Andrew Wilson, alla guida di Electronic Arts dal 2013, resterà amministratore delegato anche della società privata, con sede sempre a Redwood City, in California. Diverse fonti indipendenti – tra cui GamesRadar+, Yahoo Finance e Notebookcheck – hanno riportato negli ultimi giorni di luglio 2026 che, in caso di licenziamento senza giusta causa entro 18 mesi dalla chiusura, il pacchetto di uscita di Wilson supererebbe i 125 milioni di dollari, composto da una liquidazione in contanti di 9,1 milioni di dollari più bonus e maturazione integrale delle azioni EA non ancora vestite.
Nello stesso periodo è emerso anche il compenso totale di Wilson per l’esercizio fiscale 2026: circa 38,6 milioni di dollari, pari a circa 305 volte lo stipendio mediano di un dipendente EA, con un incremento del bonus annuo di 8 milioni di dollari rispetto all’anno precedente. Il dato arriva nello stesso periodo in cui il settore ha visto tagli occupazionali anche in EA stessa, una tensione tra compensi al vertice e riduzioni del personale che diversi analisti hanno segnalato come un tema destinato a restare d’attualità anche dopo il delisting.
L’impatto su Battlefield 6, EA Sports FC e gli altri giochi
Uno degli argomenti più usati per respingere una narrazione da “salvataggio” è la solidità dei conti EA. Nell’esercizio fiscale 2026 (chiuso a marzo 2026), Electronic Arts ha registrato net bookings record per 8,026 miliardi di dollari (+9% anno su anno), ricavi netti di 7,531 miliardi di dollari (+1%) e un flusso di cassa operativo di 2,553 miliardi di dollari (+23%), con un dividendo di 0,19 dollari per azione pagato a giugno 2026, nel bel mezzo della trattativa di acquisizione.
Battlefield 6, lanciato il 10 ottobre 2025, ha venduto 7 milioni di copie nei primi tre giorni e superato i 20 milioni di copie entro dicembre 2025 (per un giro d’affari stimato in circa 1,4 miliardi di dollari), con 172 milioni di partite giocate nel solo weekend di lancio – il miglior esercizio fiscale di sempre per il franchise, secondo dati EA. EA Sports FC 26, uscito il 26 settembre 2025, ha raggiunto 9 milioni di giocatori nella prima settimana, 10 milioni al giorno 14 e 12 milioni entro fine ottobre, con un punteggio Metacritic di 84 e il primo posto nelle classifiche di vendita in 16 dei 17 principali mercati europei monitorati da GfK nel 2025 – un dato particolarmente rilevante per un mercato calcistico-centrico come quello italiano. Anche Apex Legends ha chiuso l’esercizio con una crescita a doppia cifra. In altre parole: chi acquista EA non sta rilevando un’azienda in crisi, ma un business in crescita con alcuni dei franchise sportivi e sparatutto più redditizi del settore.
Perché un fondo sovrano saudita compra un colosso dei videogiochi
L’acquisizione di Electronic Arts si inserisce in una strategia di diversificazione economica molto più ampia dell’Arabia Saudita, riconducibile al piano Vision 2030 e alla volontà del Public Investment Fund di ridurre la dipendenza del Paese dalle entrate petrolifere. Il gaming, insieme all’intrattenimento digitale in senso lato, è una delle aree individuate come prioritarie: da qui la costruzione, attraverso Savvy Games Group, di un portafoglio che copre editori occidentali (EA, Take-Two, Activision Blizzard), giapponesi (Nintendo, Capcom, Bandai Namco, Koei Tecmo) e coreani (NCSoft, Nexon), oltre a realtà mobile e AR come Scopely e Niantic.
Con Electronic Arts, PIF acquisisce per la prima volta il controllo maggioritario e diretto – non solo una quota di minoranza – di un editore di prima fascia con sede negli Stati Uniti, un salto qualitativo rispetto alle partecipazioni azionarie più contenute detenute in Nintendo o Capcom. È anche per questo che l’operazione ha attirato un livello di scrutinio regolatorio (CFIUS, UE, FSR) che le semplici acquisizioni di minoranza non avevano mai richiesto.
Cosa cambia per il mercato italiano ed europeo
Per il pubblico italiano, l’aspetto più concreto riguarda proprio EA Sports FC, il franchise calcistico più popolare del Paese: il primato in 16 dei 17 principali mercati europei nel 2025 conferma quanto il destino commerciale di Electronic Arts resti intrecciato a doppio filo con l’Europa, mercato che secondo i dati IIDEA più recenti vale in Italia circa 2,4 miliardi di euro con oltre 14 milioni di giocatori attivi (approfondito nella nostra analisi del mercato videoludico italiano). Un cambio di proprietà che sposta il controllo verso un fondo sovrano estero, per quanto senza conseguenze dirette e immediate su prezzi o disponibilità dei giochi, resta comunque un tema che i regolatori europei – sia sul fronte antitrust che su quello della sicurezza economica – continueranno a monitorare per le prossime operazioni simili.
Sul piano finanziario, l’uscita di Electronic Arts dal Nasdaq comporta anche la liquidazione automatica, a 210 dollari per azione, di eventuali posizioni detenute da risparmiatori europei attraverso conti di trading internazionali: un evento che si inserisce nel più ampio filone di consolidamento del settore già osservato con l’IPO in stallo di Discord e con altre operazioni straordinarie che stanno ridisegnando la mappa proprietaria dell’industria dell’intrattenimento digitale.
I rischi e le preoccupazioni degli analisti
Il rischio più citato riguarda proprio la leva finanziaria descritta sopra: un rapporto debito/EBITDA vicino a 10 volte lascia margini di manovra ridotti in caso di un rallentamento del mercato dei giochi live-service. Diversi osservatori del settore hanno tracciato un parallelo, pur con le dovute differenze di scala, con quanto già visto in altri editori sotto pressione finanziaria: la crisi di Ubisoft, con perdite record e ristrutturazioni profonde, o i tagli occupazionali che hanno colpito studi come BioWare, ridotta a circa 100 dipendenti nonostante faccia parte del gruppo EA. Non si tratta di previsioni dirette sul destino di EA, ma di un contesto di settore che aiuta a leggere con più cautela l’ottimismo dei comunicati ufficiali.
Un secondo fronte di attenzione riguarda le pratiche commerciali nei giochi live-service: pochi mesi fa lo stesso publisher aveva dovuto fare marcia indietro sul sistema di progressione a pagamento di EA Sports College Football 27, ritirato entro 72 ore dal lancio dopo le proteste dei giocatori. Con un servizio del debito stimato in circa 1,4 miliardi di dollari l’anno da sostenere come società privata, la tentazione di intensificare la monetizzazione nei titoli live-service – piuttosto che ridurla – è uno scenario che diversi analisti considerano più probabile, non meno.
Previsioni: cosa aspettarsi da qui in avanti
- Addio alla trasparenza trimestrale. Da società privata, Electronic Arts non sarà più tenuta a pubblicare risultati trimestrali dettagliati: è probabile che la prossima comunicazione finanziaria pubblica e granulare sui singoli franchise diventi molto più rara.
- Pressione sulla monetizzazione live-service. Con circa 1,4 miliardi di dollari l’anno di soli interessi da coprire, gli analisti si aspettano che EA Sports FC, Apex Legends e Battlefield 6 vedano un’espansione dei contenuti a pagamento ricorrenti.
- Nuove ristrutturazioni interne non sono da escludere. Sulla scia di quanto già avvenuto in studi come BioWare, la nuova struttura a leva finanziaria potrebbe accentuare la pressione sui team meno redditizi del gruppo.
- Maggiori sinergie nel portafoglio PIF. È plausibile che Electronic Arts approfondisca collaborazioni cross-brand con altri asset di Savvy Games Group, da Scopely a Niantic, su fronti come il publishing mobile o le IP condivise.
- Più scrutinio regolatorio sulle prossime operazioni simili. Il precedente EA – un fondo sovrano estero che rileva il controllo diretto di un grande editore occidentale – alimenterà quasi certamente il dibattito europeo su come trattare future acquisizioni tecnologiche da parte di fondi statali stranieri.
Va precisato che si tratta di scenari plausibili basati sulla struttura dell’operazione e su precedenti di settore, non di dichiarazioni ufficiali di Electronic Arts o degli acquirenti, che finora non hanno anticipato pubblicamente cambi di strategia sui prodotti.
Domande frequenti
Quando si chiude ufficialmente l’acquisizione di Electronic Arts?
La chiusura è prevista per martedì 4 agosto 2026, dopo che un deposito SEC del 30 luglio ha confermato l’ottenimento di tutte le autorizzazioni regolatorie necessarie, incluso il CFIUS statunitense.
Chi sono i nuovi proprietari di EA?
Un consorzio guidato dal fondo sovrano saudita PIF (circa il 93,4% delle quote), affiancato da Silver Lake (5,5%) e Affinity Partners (1,1%), il fondo legato a Jared Kushner.
Andrew Wilson rimarrà amministratore delegato di EA?
Sì, Wilson resta CEO anche della società privata, con sede sempre a Redwood City. In caso di licenziamento senza giusta causa entro 18 mesi, il suo pacchetto di uscita supererebbe i 125 milioni di dollari.
Cosa cambia per chi gioca a EA Sports FC, Battlefield o Apex Legends?
Nell’immediato nulla: non sono stati annunciati cambiamenti ai giochi, ai server o ai prezzi. Il rischio, secondo gli analisti, riguarda semmai un possibile aumento della monetizzazione nel medio termine per sostenere il debito dell’operazione.
Perché il fondo sovrano saudita PIF ha comprato Electronic Arts?
L’operazione fa parte della strategia di diversificazione economica saudita (Vision 2030), che punta sul gaming come settore chiave. PIF possiede già quote in Nintendo, Capcom, Take-Two e Activision Blizzard attraverso Savvy Games Group.
Cos’è il CFIUS e perché ha rallentato l’operazione?
Il CFIUS è il comitato statunitense che valuta gli investimenti esteri per motivi di sicurezza nazionale. Nel caso EA, il tema centrale era il controllo dei dati personali di centinaia di milioni di giocatori da parte di un fondo sovrano straniero.
È davvero il più grande leveraged buyout della storia?
Sì, con un valore di 55 miliardi di dollari supera il precedente record della TXU/Energy Future Holdings (45 miliardi di dollari, 2007), che però finì in bancarotta nel 2014. Non va confuso con Microsoft-Activision Blizzard (68,7 miliardi di dollari), la maggiore acquisizione videoludica in assoluto ma di tipo strategico, non un leveraged buyout.
Electronic Arts uscirà davvero dalla Borsa di Nasdaq?
Sì, con la chiusura dell’operazione il 4 agosto 2026 il titolo EA verrà cancellato dal Nasdaq dopo oltre tre decenni da società quotata, e gli azionisti riceveranno 210 dollari in contanti per ogni azione posseduta.
Copertura correlata
- Acquisizione EA: 55 Mld, l’UE Decide il 22 Luglio [2026]
- BioWare: 100 Dipendenti, Mass Effect 5 a Rischio [2026]
- College Football 27 senza Microacquisti dopo 72 Ore [2026]
- Ubisoft Perde 1,3 Mld€: Sciopero Anche a Milano [2026]
- Licenziamenti Xbox: 3.200 Tagli e 4 Studi Ceduti [2026]
- Discord IPO in Stallo: 8,5 Mld$, Sotto Microsoft [2026]
- Il mercato dei videogiochi in Italia nel 2025
- Tutte le notizie su gaming ed esports



