Il 21 maggio 2026 Ubisoft ha messo nero su bianco quello che il mercato temeva da mesi: l’esercizio fiscale chiuso al 31 marzo 2026 si è concluso con la perdita operativa più pesante nella storia dell’editore francese, circa 1,3 miliardi di euro. Non è un episodio isolato, ma la conferma di una crisi che dura ormai da oltre un anno, punteggiata da due crolli in Borsa, dall’ingresso da 1,16 miliardi di euro del colosso cinese Tencent nelle IP più preziose del gruppo, da migliaia di licenziamenti e – ultima novità in ordine di tempo – da uno sciopero internazionale che per la prima volta ha coinvolto anche lo studio italiano di Milano.

Per chi segue il settore videoludico, il caso Ubisoft è diventato il simbolo di come anche un editore storico, quasi quarantenne, possa trovarsi schiacciato tra costi di sviluppo AAA insostenibili, calendari di uscita incerti e investitori istituzionali sempre meno pazienti. In questo articolo analizziamo numeri, cause e conseguenze della crisi Ubisoft, con un focus specifico su cosa significa per il mercato italiano ed europeo.

Perdita operativa da 1,3 miliardi: i numeri della crisi Ubisoft

I conti pubblicati il 21 maggio 2026 fotografano un esercizio fiscale (1° aprile 2025 – 31 marzo 2026) da dimenticare. Il fatturato IFRS si è fermato a circa 1,4 miliardi di euro, in calo del 21,8% rispetto all’anno precedente. I net bookings, la metrica che Ubisoft utilizza per misurare l’incasso complessivo di vendite digitali, fisiche e abbonamenti, sono scesi del 17,4% a 1,53 miliardi di euro.

Il dato più pesante resta il risultato operativo: -1,3 miliardi di euro secondo gli standard IFRS, contro una perdita di appena 196,5 milioni di euro nell’esercizio precedente. Sul fronte della perdita netta attribuibile agli azionisti, più fonti finanziarie italiane – tra cui Teleborsa e Borsainside – concordano su una cifra superiore a 1,2 miliardi di euro (1,24 miliardi secondo i dati non-IFRS). Per l’esercizio 2026-2027, Ubisoft prevede un ulteriore calo dei ricavi dell’8-9%, definendolo un “punto basso” prima del rilancio atteso nel biennio 2027-2028.

Le azioni Ubisoft crollano: dal -33% di gennaio al minimo di maggio

Le azioni Ubisoft raccontano la stessa storia con ancora più drammaticità. Il 22 gennaio 2026, giorno in cui Yves Guillemot ha annunciato il piano di “reset” con cancellazione di sette titoli e chiusura di alcuni studi, il titolo ha perso oltre il 33% in una sola seduta a Parigi – la caduta più ripida nella storia trentennale della società – scendendo sotto i 4 euro. Il 21 maggio, giorno della pubblicazione dei risultati annuali, le azioni Ubisoft hanno ceduto fino al 18% aggiuntivo, toccando i minimi degli ultimi 15 anni.

Il confronto con il passato è impietoso: nel 2018, dopo aver respinto l’offerta ostile di Vivendi, la capitalizzazione di Ubisoft aveva superato i 12 miliardi di euro. Otto anni dopo, il gruppo vale una piccola frazione di quella cifra: oltre il 90% del valore di mercato è evaporato. Gli analisti hanno reagito tagliando i target price nelle settimane successive ai risultati, portandoli mediamente da circa 6,34 a 5,60 euro per azione, a riflettere una crescita dei ricavi più lenta e un recupero della redditività rimandato ancora una volta.

DataEventoVariazione titoloPrezzo/Capitalizzazione
2018 (picco)Respinta l’OPA ostile di VivendiOltre 12 Mld€ di capitalizzazione
21 nov 2025Finalizzato l’investimento Tencent in Vantage StudiosIn rialzo
22 gen 2026Annuncio del “reset”: 7 giochi cancellati, studi chiusiOltre -33% (seduta peggiore di sempre)Sotto i 4 €
21 mag 2026Risultati FY 2025-26: perdita operativa recordFino a -18%Minimo da 15 anni, sotto i 4 €
Post-risultatiRevisione stime degli analistiTarget price ridottoDa 6,34 € a 5,60 € medio

Il “reset” di Yves Guillemot: la nuova strategia Ubisoft

Il fondatore e CEO Yves Guillemot ha presentato la ristrutturazione del 21 gennaio 2026 come una risposta necessaria a un contesto di mercato che impone al gruppo di cambiare radicalmente organizzazione e operazioni. Al netto delle formule diplomatiche, il piano si traduce in tagli profondi: sette titoli cancellati, sei rinviati, e una riorganizzazione dell’intero portfolio in cinque unità autonome, ribattezzate “maison de création” (case di creazione).

L’obiettivo dichiarato è ridurre i costi fissi da circa 1,435 miliardi a 1,25 miliardi di euro entro marzo 2028, anche grazie ai 118 milioni di euro di risparmi già ottenuti riducendo il personale. Nel frattempo il gruppo ha eliminato lo smart working, imponendo il rientro in ufficio cinque giorni su cinque – la scintilla che, come vedremo, ha acceso la protesta anche a Milano.

Tencent e Vantage Studios: 1,16 miliardi di euro per Assassin’s Creed, Far Cry e Rainbow Six

La mossa più significativa dell’intera crisi non riguarda i tagli, ma la cessione di una quota delle IP più redditizie del gruppo. Già a marzo 2025 Ubisoft aveva annunciato la creazione di una controllata dedicata, oggi nota come Vantage Studios, che raccoglie i tre marchi più preziosi dell’azienda: Assassin’s Creed, Far Cry e Rainbow Six. Tencent, azionista di Ubisoft già dal 2018, ha investito 1,16 miliardi di euro per una partecipazione economica del 26,32% (arrotondata al “25%” nelle comunicazioni ufficiali), con una valutazione pre-money di 3,8 miliardi di euro – più di quanto valesse l’intera Ubisoft quotata al momento dell’operazione.

L’investimento, finalizzato il 21 novembre 2025, lascia a Ubisoft il controllo di maggioranza di Vantage Studios, con Tencent vincolata contrattualmente per almeno cinque anni. Per gli osservatori del settore, l’operazione segna un precedente pesante: un editore storico occidentale che cede una fetta delle proprie IP più iconiche a un gruppo cinese per finanziare la sopravvivenza del resto del business.

Le cinque maison de création: come si riorganizza Ubisoft

Vantage Studios e le altre quattro divisioni

Oltre a Vantage Studios, la nuova struttura prevede altre quattro maison: una dedicata agli sparatutto competitivi e cooperativi (The Division, Ghost Recon, Splinter Cell), una per le esperienze “live” (For Honor, The Crew, Riders Republic, Brawlhalla, Skull & Bones), una per i mondi narrativi e immersivi (Anno, Might & Magic, Rayman, Prince of Persia, Beyond Good & Evil) e infine una divisione casual e familiare (Just Dance, Uno, Hungry Shark e i titoli su licenza Hasbro).

Circa metà degli studi Ubisoft nel mondo confluisce direttamente in una delle cinque maison, mentre l’altra metà resta come struttura di supporto trasversale condivisa tra le divisioni.

Giochi cancellati e rinviati: cosa perdono i giocatori Ubisoft

Tra le vittime più dolorose della ristrutturazione c’è il remake di Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo, in sviluppo dal 2020 e ora definitivamente cancellato. Le nuove uscite di Far Cry e Ghost Recon sono state spinte al 2027 e oltre, mentre Splinter Cell e Beyond Good & Evil 2 – entrambi attesi da anni dai fan – restano assenti dalle roadmap finanziarie di medio periodo comunicate agli investitori, alimentando dubbi sul loro reale stato di sviluppo.

In totale, l’esercizio 2025-2026 ha portato alla cancellazione di sette progetti e al rinvio di altri sei, in aggiunta ai tagli già annunciati a gennaio.

Licenziamenti e chiusure di studi: la mappa globale dei tagli Ubisoft

Le ondate di ristrutturazione succedutesi nel 2026 hanno coinvolto complessivamente circa 1.200 posizioni, riducendo l’organico complessivo del gruppo a circa 16.600 dipendenti. Tra le chiusure più rilevanti: gli studi di Stoccolma e Halifax (gennaio), lo studio di Winnipeg (65 posti) e quello di Belgrado (circa 100 posti). A Barcellona il ridimensionamento è stato particolarmente duro: 51 persone, circa il 28% dell’organico locale, hanno perso il lavoro. Anche la sede di San Francisco ha subito tagli non quantificati ufficialmente.

Sede/StudioImpattoDettagli
StoccolmaChiusura studioAnnunciata nell’ambito del “reset” di gennaio 2026
HalifaxChiusura studioAnnunciata nell’ambito del “reset” di gennaio 2026
WinnipegChiusura studio65 posizioni coinvolte
BelgradoChiusura studioCirca 100 posizioni coinvolte
BarcellonaRidimensionamento51 posizioni, circa il 28% dell’organico locale
San FranciscoTagli non quantificatiNumeri non comunicati ufficialmente
Totale gruppoCirca 1.200 posizioni nel 2025-2026Organico residuo: circa 16.600 dipendenti

Lo sciopero arriva in Italia: Ubisoft Milano si ferma

Il 10 febbraio 2026 la protesta contro i tagli e la fine dello smart working è sfociata in uno sciopero internazionale senza precedenti nella storia recente del settore videoludico: oltre 1.200 dipendenti Ubisoft, tra Francia, Italia e Canada, hanno incrociato le braccia per tre giorni, fino al 12 febbraio. In Francia la mobilitazione è stata coordinata da cinque sigle sindacali (STJV, Solidaires Informatique, CGT, CFE-CGC e Printemps Écologique); in Italia, per la prima volta, si è fermato anche lo studio Ubisoft di Milano, ad Assago.

Circa 110 dipendenti italiani, con un’età media di 30 anni, hanno aderito alla protesta contro la decisione aziendale di eliminare lo smart working e imporre il rientro in ufficio cinque giorni su cinque. Testate come Rivista Studio e il Giorno hanno descritto lo sciopero come la prova che la crisi dell’industria dei videogiochi è reale, grave, ed è arrivata anche in Italia: probabilmente il primo sciopero di questo tipo nel settore videoludico italiano.

Perché Assago ha scioperato: smart working e costo della vita

Le ragioni della protesta milanese non si limitano alla difesa dello smart working in astratto. Secondo la Fiom Cgil di Milano, molti dei dipendenti dello studio di Assago avevano organizzato la propria vita attorno al lavoro da remoto, scegliendo di vivere fuori Milano proprio per gli alti costi abitativi della città. La decisione aziendale, arrivata senza un vero preavviso secondo i sindacati, è stata percepita anche come un segnale gestionale preciso: la volontà di riportare sotto controllo diretto la creatività e l’autonomia dei team di sviluppo.

Ubisoft, Electronic Arts, Take-Two: tre strategie a confronto

La crisi Ubisoft assume ancora più rilievo se confrontata con le mosse degli altri grandi editori occidentali nello stesso periodo. Electronic Arts sta affrontando un’operazione di going-private da 55 miliardi di dollari, guidata da fondi legati al Public Investment Fund saudita, attualmente in stallo davanti al comitato CFIUS statunitense. Take-Two Interactive si trova nella posizione opposta: concentra tutte le risorse sul lancio di GTA 6, previsto per il 19 novembre 2026, il rilascio più atteso del decennio.

Ubisoft, invece, ha scelto una terza via: cedere una quota di minoranza delle proprie IP più preziose a un singolo investitore strategico per finanziare la ristrutturazione del resto del gruppo, mantenendo però il controllo di maggioranza. Tre approcci radicalmente diversi alla stessa pressione di mercato: costi di sviluppo AAA insostenibili, cicli di uscita più lunghi e investitori sempre meno pazienti.

EditoreSituazione 2026Mossa chiaveTitolo di punta
UbisoftCrisi finanziaria, perdita operativa record da 1,3 Mld€Cessione di quote di Assassin’s Creed/Far Cry/Rainbow Six a Tencent (Vantage Studios)Assassin’s Creed Shadows
Electronic ArtsAcquisizione da 55 Mld$ in stallo al CFIUSPassaggio a proprietà privata guidata dal fondo saudita PIFEA Sports FC / Battlefield 6
Take-Two InteractiveIn attesa del lancio più importante del decennioConcentrazione di tutte le risorse su GTA 6GTA 6 (19 novembre 2026)

Da colosso a preda: il contesto storico del declino Ubisoft

Fondata nel 1986 in Bretagna dai cinque fratelli Guillemot, Ubisoft è cresciuta fino a diventare uno dei maggiori editori occidentali indipendenti per fatturato. Il momento di massimo prestigio finanziario risale al 2018, quando il gruppo respinse un tentativo di scalata ostile da parte di Vivendi, con una capitalizzazione di Borsa che superò i 12 miliardi di euro.

Da allora il declino è stato quasi ininterrotto. Un punto di svolta simbolico è arrivato il 31 marzo 2024, con lo spegnimento dei server di The Crew: il gioco, acquistato e diventato improvvisamente ingiocabile, ha scatenato la protesta consumatori “Stop Killing Games”, trasformatasi poi in una petizione europea da 1,29 milioni di firme discussa dalla Commissione UE. Un episodio che, con il senno di poi, anticipava le tensioni più ampie tra editori, giocatori e sostenibilità dei modelli di business live-service.

Per capire la velocità del taglio dei costi fissi pianificato dal gruppo, un semplice calcolo aiuta a mettere in prospettiva l’obiettivo dichiarato per il 2028:

# Piano di riduzione dei costi fissi Ubisoft (in miliardi di euro)
costi_attuali = 1.435
obiettivo_marzo_2028 = 1.25
anni_rimanenti = 2  # da FY 2025-26 a marzo 2028

riduzione_totale = costi_attuali - obiettivo_marzo_2028
riduzione_media_annua = riduzione_totale / anni_rimanenti

print(f"Riduzione totale pianificata: {riduzione_totale:.3f} Mld EUR")
print(f"Riduzione media annua: {riduzione_media_annua:.3f} Mld EUR")

# Output:
# Riduzione totale pianificata: 0.185 Mld EUR
# Riduzione media annua: 0.093 Mld EUR

Un ritmo di risparmio relativamente contenuto anno su anno, che spiega perché Ubisoft insista sul fatto che il vero rilancio finanziario arriverà solo con il ritorno di Assassin’s Creed e Far Cry nel 2027-2028, più che con i soli tagli ai costi fissi.

L’impatto della crisi Ubisoft sul mercato italiano ed europeo

Per il mercato italiano, tradizionalmente fedele ai franchise Ubisoft – da Assassin’s Creed a Just Dance – la crisi arriva in un momento delicato. Il mercato videoludico italiano ha chiuso il 2025 a circa 2,4 miliardi di euro, sostanzialmente stabile ma privo di slancio. Un ridimensionamento duraturo di un editore che pubblica più uscite all’anno di quasi chiunque altro rischia di tradursi in un calendario più povero anche per gli scaffali, fisici e digitali, italiani.

A livello europeo la Francia resta il mercato di riferimento per Ubisoft, ma la crisi ha ramificazioni continentali: dai tagli a Belgrado alla protesta di Milano, fino all’attenzione dei fondi di investimento di Parigi e Londra. Anche Assassin’s Creed Shadows, pur avendo generato il secondo miglior lancio in termini di ricavi nella storia del franchise (dietro solo a Valhalla) e il secondo miglior lancio fisico nel Regno Unito nel 2025, non è bastato a invertire la rotta finanziaria del gruppo: la dimostrazione plastica che, nel 2026, anche un successo di critica e pubblico non basta più a compensare i costi di sviluppo dei tripla A.

Cosa dicono gli analisti sulle azioni Ubisoft

Dopo i risultati del 21 maggio, diversi analisti hanno rivisto al ribasso le proprie stime sulle azioni Ubisoft, pur senza abbandonare la copertura del titolo. Il target price medio è sceso da circa 6,34 a 5,60 euro, a riflettere una crescita dei ricavi più lenta, margini più risicati e un multiplo P/E futuro più prudente, secondo quanto riportato da Game Developer.

Non mancano tuttavia letture più costruttive: alcuni analisti hanno mantenuto un giudizio positivo, sottolineando che i risultati dell’anno fiscale 2025-2026 dimostrano quantomeno una gestione dei costi più rigorosa e un bilancio in graduale miglioramento – anche se la vera svolta resta rimandata al biennio 2027-2028, come confermato anche dall’intervista di Variety a Yves Guillemot.

Cinque previsioni sul futuro di Ubisoft

  • Ulteriore consolidamento con Tencent: nei prossimi due o tre anni non è escluso che il gruppo cinese chieda di aumentare la propria quota in Vantage Studios, soprattutto se Assassin’s Creed continuerà a generare la maggior parte dei ricavi del gruppo.
  • Il vero banco di prova sarà il 2027-2028: le nuove uscite di Far Cry e Ghost Recon diranno se la scommessa sulla riorganizzazione in maison ha funzionato oppure no.
  • Altri asset non strategici a rischio: IP storiche come Splinter Cell e Beyond Good & Evil 2 restano candidate a ulteriori rinvii, se non a cancellazioni silenziose, in assenza di segnali concreti nelle roadmap finanziarie.
  • Il modello Ubisoft come precedente di settore: altri editori in difficoltà potrebbero osservare con attenzione lo schema “cedi una quota delle IP di punta per finanziare il resto”, soprattutto se Vantage Studios darà risultati.
  • Maggiore attenzione sindacale in Italia: lo sciopero di Assago potrebbe rappresentare un primo passo verso una rappresentanza collettiva più strutturata nel settore videoludico italiano, storicamente privo di una tradizione sindacale specifica per il comparto.

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Domande frequenti sulla crisi Ubisoft

Perché Ubisoft è in crisi nel 2026?

Ubisoft affronta un calo strutturale dei ricavi (-21,8% nell’esercizio 2025-2026), costi di sviluppo AAA sempre più alti e un calendario di uscite insufficiente a compensarli. Il risultato è una perdita operativa record da 1,3 miliardi di euro, migliaia di licenziamenti e la cessione di una quota delle IP più preziose a Tencent.

Quanto ha perso Ubisoft nell’ultimo anno fiscale?

Nell’esercizio chiuso al 31 marzo 2026, Ubisoft ha registrato una perdita operativa IFRS di circa 1,3 miliardi di euro e una perdita netta attribuibile superiore a 1,2 miliardi di euro, a fronte di ricavi in calo del 21,8% a circa 1,4 miliardi di euro.

Chi controlla ora Assassin’s Creed, Far Cry e Rainbow Six?

I tre franchise sono confluiti in Vantage Studios, controllata a maggioranza da Ubisoft. Tencent ha investito 1,16 miliardi di euro per una partecipazione economica del 26,32%, restando vincolata contrattualmente come socio di minoranza per almeno cinque anni.

Quanti dipendenti ha licenziato Ubisoft?

Le ondate di ristrutturazione del 2026 hanno coinvolto complessivamente circa 1.200 posizioni tra chiusure di studi (Stoccolma, Halifax, Winnipeg, Belgrado) e ridimensionamenti (Barcellona, San Francisco), portando l’organico complessivo del gruppo a circa 16.600 dipendenti.

Perché anche lo studio Ubisoft di Milano ha scioperato?

Circa 110 dipendenti dello studio di Assago hanno scioperato dal 10 al 12 febbraio 2026 insieme ai colleghi francesi e canadesi, in gran parte per protesta contro l’eliminazione dello smart working e il rientro obbligatorio in ufficio cinque giorni su cinque, oltre che contro i licenziamenti in corso nel resto del gruppo.

Ubisoft rischia un’acquisizione totale o il fallimento?

Al momento non risulta alcuna trattativa formale per un’acquisizione totale del gruppo. Ubisoft mantiene il controllo di maggioranza di Vantage Studios e delle altre quattro maison, e punta a un ritorno alla redditività e a un flusso di cassa libero positivo entro il biennio 2027-2028.

Quando Ubisoft prevede di tornare in utile?

Il management indica l’esercizio 2026-2027 come “punto basso”, con un ulteriore calo dei ricavi dell’8-9%, e colloca il ritorno a una crescita sostenibile e a un flusso di cassa libero positivo nel biennio 2027-2028, in coincidenza con le nuove uscite di Assassin’s Creed e Far Cry.

Cosa cambia per i giocatori italiani?

Nel breve termine, i giocatori italiani devono aspettarsi un calendario di uscite Ubisoft più diradato, con titoli come Splinter Cell e Beyond Good & Evil 2 privi di una data certa. Il mercato italiano, da 2,4 miliardi di euro nel 2025, resta comunque centrale per franchise come Assassin’s Creed e Just Dance, che il gruppo continuerà a considerare prioritari.

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