Per vent’anni cercare sul web ha voluto dire usare Google. Nel 2026 questa equazione si sta incrinando, e a guidare il cambiamento non è la Silicon Valley ma l’Europa. Dal 4 giugno 2026 il Parlamento europeo ha sostituito Google con Qwant come motore di ricerca predefinito sui browser Edge e Firefox dei suoi computer interni. È un segnale politico, ma dietro c’è una corsa tecnica concreta: costruire motori di ricerca alternativi che non vivano sull’indice di Mountain View e non trasformino ogni query in un profilo pubblicitario.

Questo confronto mette a fuoco quattro nomi che contano per chi cerca motori di ricerca alternativi e rispettosi della privacy: Qwant (Francia), Ecosia (Germania), Mojeek (Regno Unito) e SearXNG (open source, auto-ospitato). Li abbiamo messi su una tabella di specifiche da undici righe, confrontati su benchmark provenienti da tre fonti diverse, analizzati su prezzo, giurisdizione e modello di indice. Alla fine trovi cinque casi d’uso reali, una guida pratica alla migrazione e un verdetto basato sui dati, non sulle promesse di marketing.

Perché nel 2026 servono motori di ricerca alternativi

Google detiene ancora oltre il 90% del mercato globale della ricerca, secondo i dati pubblici di mercato del 2025. Questa concentrazione crea due problemi distinti. Il primo è la privacy: il modello di business della ricerca mainstream si regge sulla profilazione, cioè sull’associare ogni query a un’identità per vendere pubblicità mirata. Il secondo è la sovranità tecnologica. Quasi tutti i “motori privacy” più noti, da DuckDuckGo a Startpage, non possiedono un indice proprio: rivendono risultati di Bing o Google con un livello di anonimato sopra. Se domani Microsoft chiudesse l’accesso al suo indice, gran parte dell’ecosistema “alternativo” si spegnerebbe.

Qui sta la novità del 2026. Ecosia e Qwant hanno lanciato un indice di ricerca europeo indipendente attraverso la joint venture European Search Perspective (EUSP), annunciata l’8 novembre 2024 e operativa in Francia dall’agosto 2025. Mojeek, dal Regno Unito, gestisce da oltre vent’anni un crawler proprietario che ha superato gli 8 miliardi di pagine. SearXNG ribalta il problema: invece di costruire un indice, aggrega in forma anonima decine di fonti e gira su un server che controlli tu. Quattro filosofie diverse, un obiettivo comune, togliere a Google il monopolio della porta d’ingresso al web.

Per l’utente europeo la posta in gioco è anche giuridica. Un motore con sede nell’Unione (Qwant in Francia, Ecosia in Germania) ricade pienamente sotto il GDPR, il regolamento che prevede sanzioni fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato globale annuo. Un motore con sede negli Stati Uniti, anche se serio sulla privacy, opera in un quadro normativo diverso e potenzialmente esposto a richieste di accesso ai dati da parte delle autorità statunitensi. La giurisdizione conta, e in questo confronto la trattiamo come una specifica tecnica a tutti gli effetti.

I quattro motori di ricerca a confronto: chi sono

Prima dei numeri serve un identikit. Questi quattro motori condividono l’attenzione alla privacy ma partono da posizioni opposte su due assi: indice proprio contro indice sindacato, e prodotto commerciale contro software libero.

Qwant è il motore francese fondato nel 2013, oggi al centro del progetto di sovranità digitale europea. Non si limita più a rivendere risultati esterni: tramite EUSP attinge al nuovo indice europeo Staan per una quota crescente di query. È gratuito, ha una versione Qwant Junior pensata per i minori e una mappe integrata.

Ecosia è il motore tedesco di Berlino che destina la maggior parte dei profitti alla piantumazione di alberi: oltre 216 milioni piantati in 35 Paesi secondo i dati comunicati nel 2024-2025. È partner paritario di Qwant in EUSP, quindi condivide lo stesso indice europeo in costruzione. Conta circa 20 milioni di utenti.

Mojeek è l’outsider britannico, una società indipendente costituita nel 2009 che indicizza il web con crawler propri dal 2004. Il suo indice supera gli 8 miliardi di pagine e restituisce risposte in circa 200 millisecondi di media, secondo il blog ufficiale del 2024. Non usa Bing né Google: ogni risultato viene dal suo crawler.

SearXNG non è un’azienda. È un metamotore open source con licenza AGPL che chiunque può installare sul proprio server. Aggrega i risultati di molti motori senza inoltrare la tua identità, non ha pubblicità e non profila. La giurisdizione, in pratica, è la tua: i dati restano sull’istanza che gestisci o su quella pubblica che scegli di fidare.

Tabella comparativa delle specifiche tecniche

La tabella seguente riassume le specifiche verificabili al giugno 2026. Dove un dato non è pubblicato ufficialmente lo segnaliamo, in coerenza con le fonti citate in fondo all’articolo.

CaratteristicaQwantEcosiaMojeekSearXNG
TipoMotore commercialeMotore commercialeMotore commercialeMetamotore open source
Sede / giurisdizioneFrancia (UE)Germania, Berlino (UE)Regno UnitoAuto-ospitato (la tua)
Indice proprioSì, via EUSP/StaanSì, via EUSP/StaanSì, crawler proprietarioNo, aggrega altre fonti
Dimensione indiceEuropeo, in crescitaEuropeo, in crescitaOltre 8 miliardi di pagineNon applicabile
Profilazione utenteNoNoNoNo
PubblicitàSì, non profilataSì, finanzia gli alberiNo (modello in evoluzione)No
Soggetto al GDPRSì, pienoSì, pienoUK GDPRDipende dall’host
App mobileiOS e AndroidiOS e AndroidApp e PWAWeb / PWA dell’istanza
Funzioni AIIn sviluppo via EUSPIn sviluppo via EUSPNo, ricerca classicaPlugin opzionali
Open sourceNoNoNoSì, licenza AGPL
Prezzo per l’utenteGratisGratisGratisGratis (costo del server)
LoggingMinimizzato (UE)Cancella dati entro 1 settimanaNessun tracciamentoConfigurabile, spesso zero

Due righe meritano una nota. La voce “indice proprio” è il vero spartiacque: Qwant ed Ecosia ora ne hanno uno europeo grazie a EUSP, Mojeek lo possiede da sempre, SearXNG per definizione non ne ha perché interroga gli altri. La voce “open source” spiega perché SearXNG non si confronta sui numeri di utenti: non esiste un’azienda che li conti, esistono istanze indipendenti che chiunque può far nascere.

Qwant: il motore francese che punta alla sovranità europea

Qwant è il volto pubblico della scommessa europea sulla ricerca. Nato in Francia nel 2013, per anni ha funzionato come molti concorrenti, anonimizzando query inoltrate a indici esterni. La svolta è del 2024-2025, quando con Ecosia ha fondato European Search Perspective e ha cominciato a servire risultati dal proprio indice europeo. L’obiettivo dichiarato dalla joint venture, riportato da TechCrunch nell’agosto 2025, è ambizioso: coprire circa il 50% delle query francesi e un terzo di quelle tedesche con l’indice proprio entro la fine del 2025.

Il punto di forza di Qwant è la combinazione tra privacy e giurisdizione. La società è francese, quindi rientra pienamente sotto il GDPR e sotto la vigilanza del Garante francese (CNIL). Non costruisce profili utente, non incrocia le ricerche con un account pubblicitario e non rivende cronologie. Per un’azienda o una pubblica amministrazione europea che deve dimostrare conformità, un motore con sede e dati nell’Unione semplifica l’analisi del rischio rispetto a un fornitore extra-UE.

Il segnale più forte arriva dalle istituzioni. Dal 4 giugno 2026 il Parlamento europeo usa Qwant come motore predefinito su Edge e Firefox dei propri sistemi, al posto di Google. Non è una scelta di nicchia: è l’amministrazione legislativa dell’Unione che mette il suo nome dietro un motore europeo. Per Qwant è la migliore vetrina possibile e un argomento di vendita verso il settore pubblico del continente, Italia inclusa.

Limiti attuali di Qwant

L’indice europeo è giovane. Sulle query in lingua italiana o su ricerche molto verticali la copertura resta inferiore a quella di Google, e per le lingue diverse da francese e tedesco la quota servita dall’indice proprio nel 2026 è ancora parziale. Le funzioni di risposta basate su AI sono in sviluppo dentro EUSP e non hanno la maturità degli assistenti integrati nei motori americani. Qwant è la scelta giusta per chi vuole privacy e bandiera europea, ma chi cerca il massimo della profondità su query di nicchia deve mettere in conto qualche risultato in meno.

Ecosia: 216 milioni di alberi e l’indice europeo

Ecosia è il motore che ha trasformato la ricerca in un gesto ambientale. Con sede a Berlino, destina la maggior parte dei profitti a progetti di riforestazione: secondo i dati comunicati nel 2024-2025 ha finanziato la piantumazione di oltre 216 milioni di alberi in 35 Paesi, reinvestendo circa l’80% degli utili. I ricavi arrivano dalla pubblicità nei risultati, ma senza profilazione: Ecosia dichiara di non creare profili utente e di cancellare i dati di ricerca entro una settimana.

Sul piano tecnico, Ecosia è la metà tedesca di EUSP. Storicamente ha mostrato risultati provenienti da Bing, ma dal 2025 serve una quota crescente di query dall’indice europeo Staan condiviso con Qwant. È la stessa infrastruttura, vista da due marchi diversi: chi sceglie Ecosia ottiene la medesima base tecnologica di Qwant, ma con il valore aggiunto della causa ambientale e di una comunità di circa 20 milioni di utenti.

La domanda legittima è se l’impatto ambientale sia marketing o sostanza. I numeri di alberi e Paesi sono rendicontati pubblicamente da anni ed Ecosia è una società tedesca strutturata attorno a questa missione, non una startup improvvisata. Per un’azienda italiana che cura la propria reputazione ESG, impostare Ecosia come motore predefinito sui dispositivi aziendali è una scelta a costo zero con un beneficio comunicabile, oltre che un modo concreto di sostenere l’indice europeo indipendente.

Mojeek: l’indice indipendente da 8 miliardi di pagine

Se cerchi il purista dell’indipendenza, è Mojeek. Questa piccola società britannica, costituita nel 2009 e attiva nel crawling dal 2004, non interroga Bing né Google: ha costruito da zero il proprio indice, che secondo il blog ufficiale del giugno 2024 ha superato gli 8 miliardi di pagine, con tempi di risposta intorno ai 200 millisecondi. È uno dei pochissimi indici web realmente indipendenti rimasti al mondo insieme a quelli di Google, Microsoft e poco altro.

L’indipendenza ha un prezzo e un pregio. Il pregio è la resilienza: Mojeek non può essere “spento” da un fornitore terzo perché non dipende da nessuno, e i suoi risultati non sono filtrati dagli stessi algoritmi che dominano il resto del web, il che restituisce talvolta pagine che i grandi motori non mostrano. Il prezzo è la copertura: 8 miliardi di pagine sono molte, ma Google ne indicizza un ordine di grandezza in più, secondo le stime della comunità Privacy Guides. Su query di coda lunga, prodotti rari o contenuti molto recenti, può capitare che Mojeek non abbia la pagina.

Sulla privacy, Mojeek è radicale nel modo giusto: nessun tracciamento, nessun cookie di profilazione, nessuna rivendita di dati. La sede britannica lo colloca sotto la versione UK del GDPR, vicina ma non identica a quella dell’Unione. Per chi vuole risultati genuinamente diversi, non una semplice riverniciatura di Bing, Mojeek è il motore da tenere come secondo strumento accanto a uno europeo.

SearXNG: il metamotore open source che ospiti tu

SearXNG è la risposta degli smanettoni e dei team tecnici. Non è un sito da visitare e basta, è software libero con licenza AGPL che installi su un tuo server. Interroga in parallelo decine di motori (Google, Bing, Brave, Mojeek, Wikipedia e molti altri), rimuove gli identificatori, mescola i risultati e te li mostra senza pubblicità e senza profilazione. La tua identità non arriva mai ai motori a monte, perché a interrogarli è il server SearXNG per conto tuo.

Chi non vuole gestire un server può usare una delle decine di istanze pubbliche elencate su searx.space, gratuite e mantenute da volontari. Il compromesso è la fiducia: su un’istanza pubblica devi fidarti di chi la gestisce, mentre auto-ospitando hai il controllo totale ma anche la responsabilità della manutenzione. È il classico scambio tra comodità e sovranità sui dati, lo stesso che si affronta scegliendo tra una VPN commerciale e un server gestito in proprio.

Avviare un’istanza è alla portata di chiunque abbia dimestichezza con Docker. Bastano pochi comandi per avere un motore privato in ascolto sulla propria macchina:

# Installazione rapida di SearXNG con Docker
git clone https://github.com/searxng/searxng-docker.git
cd searxng-docker

# Genera una chiave segreta per l'istanza
sed -i "s|ultrasecretkey|$(openssl rand -hex 32)|g" searxng/settings.yml

# Avvia il container
docker compose up -d

# Il motore risponde su http://localhost:8080
docker compose logs -f searxng

Da qui puoi limitare quali motori interrogare, attivare o disattivare plugin e blindare l’accesso dietro una rete privata. Per una redazione, uno studio legale o un team di sicurezza che non vuole far uscire le proprie query, SearXNG auto-ospitato è la soluzione più rigorosa di questo confronto. Se gestisci già infrastruttura interna, l’investimento è solo qualche ora di configurazione e il costo di un piccolo server.

EUSP e Staan: l’indice di ricerca europeo spiegato

Il pezzo più importante di questa storia non è un motore, è un’infrastruttura. European Search Perspective (EUSP) è la joint venture paritaria 50/50 tra Ecosia e Qwant, annunciata l’8 novembre 2024 e con sede a Parigi. Il suo prodotto, presentato pubblicamente nell’agosto 2025 e battezzato Staan (Search Trusted API Access Network), è un indice di ricerca costruito in Europa, pensato per essere offerto come API ad altri motori e ad aziende di AI che oggi dipendono da Bing o Google.

Perché è decisivo? Perché risolve il problema strutturale dei motori privacy europei: la dipendenza. Finché DuckDuckGo, Startpage, Ecosia e Qwant rivendevano l’indice altrui, l’Europa non aveva una vera infrastruttura di ricerca propria. Con Staan nasce un’alternativa sovrana, ospitata sotto giurisdizione UE, che alimenta più prodotti contemporaneamente. La tabella di marcia comunicata punta a coprire una quota maggioritaria delle query francesi entro fine 2025, con espansione successiva verso altre lingue europee.

Per l’Italia il messaggio è chiaro: scegliere Qwant o Ecosia oggi non significa solo cambiare motore, significa votare con le proprie query a favore di un indice europeo che cresce in proporzione a quanto viene usato. È la differenza tra essere clienti di un’infrastruttura americana ed essere parte di un’infrastruttura continentale. Il tema si lega direttamente al dibattito sulla sovranità digitale che attraversa la regolazione europea, dal GDPR fino alle iniziative più recenti su cloud e ricerca.

Privacy e giurisdizione: dove finiscono i tuoi dati

Nella ricerca la privacy si gioca su due livelli, tecnico e giuridico. Sul piano tecnico la domanda è: il motore registra le tue query, le associa a un’identità, le rivende? Tutti e quattro i motori di questo confronto rispondono no alla profilazione. Ecosia dichiara di cancellare i dati di ricerca entro una settimana, Mojeek non usa cookie di tracciamento, Qwant minimizza la raccolta sotto vincolo GDPR e SearXNG, se auto-ospitato, può essere configurato per non registrare assolutamente nulla.

Sul piano giuridico conta dove vivono i dati. Un motore con sede nell’Unione europea, come Qwant ed Ecosia, è soggetto pieno al GDPR, che impone basi legali precise per ogni trattamento e prevede sanzioni fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato globale. Un motore extra-UE può essere ineccepibile, ma opera in un contesto normativo diverso. Per questo, in un’analisi di rischio aziendale, la giurisdizione europea pesa quanto la dichiarazione tecnica di non tracciamento, talvolta di più.

Aspetto privacyQwantEcosiaMojeekSearXNG
ProfilazioneNoNoNoNo
Conservazione queryMinimizzataCancellate entro 7 giorniNessun tracciamentoConfigurabile (zero possibile)
Cookie di tracciamentoNoNoNoNo
Quadro normativoGDPR (Francia)GDPR (Germania)UK GDPRQuello dell’host
Vendita dati a terziNoNoNoNo
Controllo dell’utenteMedioMedioMedioTotale (auto-hosting)

La lezione pratica: se il tuo obiettivo è non essere profilato, tutti e quattro vanno bene. Se il tuo obiettivo è anche tenere i dati sotto giurisdizione europea, Qwant ed Ecosia sono avanti. Se vuoi il controllo assoluto e accetti la responsabilità tecnica, SearXNG auto-ospitato è l’unico che ti mette davvero le chiavi in mano.

Benchmark: qualità dei risultati, velocità e copertura

Confrontare motori di ricerca con benchmark oggettivi è difficile, perché la “qualità” dipende dalla query. Abbiamo quindi incrociato tre tipi di indicatori da fonti diverse: la copertura dichiarata dell’indice (blog ufficiali e directory di settore), la latenza di risposta e le valutazioni qualitative della comunità Privacy Guides e di TechCrunch sull’avanzamento dell’indice europeo.

Sulla copertura, Mojeek dichiara oltre 8 miliardi di pagine (fonte: blog Mojeek, giugno 2024), una cifra solida per un indipendente ma inferiore di un ordine di grandezza rispetto alle stime su Google citate da Privacy Guides. Qwant ed Ecosia, tramite Staan, partono da una base più piccola ma in rapida crescita, con l’obiettivo dichiarato a TechCrunch di servire circa metà delle query francesi dall’indice proprio entro fine 2025. SearXNG, aggregando le fonti, eredita la copertura combinata dei motori che interroga, quindi sulla carta è il più ampio, a costo di dipendere da quelle fonti.

IndicatoreQwantEcosiaMojeekSearXNG
Indice proprio (pagine)Europeo, in crescitaEuropeo, in crescitaOltre 8 miliardiAggrega altri indici
Latenza tipicaBuonaBuona~200 msDipende dalle fonti
Indipendenza da Big TechAlta (via EUSP)Alta (via EUSP)MassimaBassa per design
Freschezza contenutiMediaMediaMediaAlta (eredita le fonti)
Copertura lingue UEFR/DE forte, resto in crescitaFR/DE forte, resto in crescitaAmpia (EN forte)Ampia (multi-fonte)
Risultati diversi da GoogleSì, crescenteSì, crescenteSì, marcatoVariabile

Il quadro che emerge è coerente. Per velocità e indipendenza pura vince Mojeek. Per copertura aggregata vince SearXNG. Per la traiettoria, cioè per un indice che migliora mese dopo mese e che ha dietro un progetto europeo finanziato, Qwant ed Ecosia sono le scommesse più interessanti. Nessuno dei quattro batte Google sulla profondità grezza nel 2026, e sarebbe disonesto sostenerlo. Ma per la stragrande maggioranza delle ricerche quotidiane la differenza è impercettibile, e in cambio ottieni privacy e indipendenza.

Prezzi e piani: quanto costano davvero

La buona notizia per l’utente è semplice: cercare con questi motori non costa nulla. Tutti e quattro sono gratuiti per la persona che digita una query. Il modello di sostenibilità però è diverso, e capirlo aiuta a scegliere con consapevolezza. Qwant ed Ecosia si finanziano con pubblicità non profilata nei risultati; Ecosia in più reinveste l’80% degli utili negli alberi. Mojeek è gratuito e storicamente senza pubblicità invasiva, con un modello in evoluzione. SearXNG non ha ricavi: è software libero, e l’unico costo è quello del server se decidi di auto-ospitarlo.

VoceQwantEcosiaMojeekSearXNG
Ricerca per l’utenteGratisGratisGratisGratis
Fonte di ricavoPubblicità non profilataPubblicità + alberiModello in evoluzioneNessuna (donazioni)
Piano a pagamento utenteNoNoNoNo
API / uso businessVia EUSP/StaanVia EUSP/StaanAPI Mojeek a pagamentoAuto-gestita, gratuita
Costo auto-hostingNon applicabileNon applicabileNon applicabileCosto di un piccolo VPS
Account richiestoNoNoNoNo

Per le aziende il discorso cambia. Chi vuole integrare la ricerca europea nei propri prodotti guarda all’API di EUSP/Staan, pensata proprio per fornire un’alternativa sovrana a Bing e Google su cui costruire applicazioni e assistenti AI. Mojeek offre da tempo un’API a pagamento per chi vuole risultati da un indice indipendente. SearXNG, infine, è la via “a costo zero di licenza” per chi ha competenze interne: nessuna fattura, solo il prezzo del server e del tempo di amministrazione. La scelta tra questi modelli dipende meno dal prezzo (tutti accessibili) e più dal grado di controllo desiderato.

Cinque casi d’uso reali: chi usa cosa e perché

I numeri dicono poco senza scenari concreti. Ecco cinque situazioni reali, ispirate a contesti professionali italiani ed europei, con il motore più adatto a ciascuna.

  • Pubblica amministrazione europea. Il Parlamento europeo ha già scelto Qwant come predefinito dal 4 giugno 2026. Un Comune o un ente italiano che voglia ridurre la dipendenza da fornitori extra-UE e dimostrare conformità GDPR trova nella stessa logica un percorso pronto: motore europeo, dati in giurisdizione UE, nessuna profilazione.
  • Azienda con politica ESG. Una società che comunica impegno ambientale può impostare Ecosia come motore predefinito su tutti i dispositivi: zero costi, contributo concreto ai 216 milioni di alberi e un messaggio coerente verso clienti e dipendenti.
  • Ricercatore o giornalista. Chi fa ricerca documentale apprezza i risultati diversi di Mojeek, che attingendo a un indice indipendente mostra pagine che i grandi motori spesso seppelliscono. Usato come secondo motore accanto a uno europeo, amplia la rete senza profilazione.
  • Studio legale o redazione con dati sensibili. Quando le query stesse sono riservate (nomi di clienti, indagini, fonti), SearXNG auto-ospitato è la scelta più rigorosa: nessuna ricerca esce dall’infrastruttura interna verso un motore terzo con la tua identità.
  • Famiglia attenta ai minori. Qwant offre una modalità pensata per i più giovani, e un motore senza profilazione riduce l’esposizione dei figli alla pubblicità comportamentale. Per genitori e scuole è un’alternativa sensata al motore mainstream.

Un sesto scenario merita una nota: l’utente individuale che vuole semplicemente smettere di essere profilato senza complicazioni. Per lui la risposta più indolore è Ecosia o Qwant come motore predefinito del browser. Nessuna configurazione, nessun server, solo un cambio di impostazione che produce un beneficio immediato di privacy.

Cosa dicono esperti e istituzioni

Più che affidarci a opinioni anonime, guardiamo a voci documentate e verificabili. La comunità Privacy Guides, riferimento internazionale per gli strumenti di tutela della riservatezza, segnala Mojeek come uno dei rari indici indipendenti di grandi dimensioni rimasti, un riconoscimento tecnico che pochi motori possono vantare. È un giudizio che pesa, perché Privacy Guides valuta gli strumenti su criteri pubblici e non riceve compensi dai prodotti che raccomanda.

Sul fronte dell’indice europeo, TechCrunch ha descritto Staan, nell’agosto 2025, come un tentativo concreto di sfidare i giganti tecnologici con un’infrastruttura di ricerca europea, riportando gli obiettivi di copertura della joint venture. La testata, che copre il settore da anni, ha sottolineato come EUSP rappresenti il primo serio sforzo di dotare l’Europa di un indice proprio anziché di un ennesimo livello di anonimato sopra Bing.

L’endorsement più rumoroso, però, non è una recensione ma una decisione operativa: il Parlamento europeo che adotta Qwant come motore predefinito dal giugno 2026. Quando un’istituzione legislativa sceglie un fornitore europeo al posto di Google per i propri sistemi, manda un segnale che nessun articolo potrebbe eguagliare. Per chi valuta questi motori, l’allineamento tra giudizio tecnico (Privacy Guides), copertura giornalistica (TechCrunch) e scelta istituzionale (Parlamento UE) racconta una direzione chiara.

Pro e contro di ciascun motore di ricerca

Nessun motore è perfetto per tutti. Ecco la sintesi onesta dei punti di forza e dei limiti, basata sui dati raccolti.

Qwant ed Ecosia (l’asse EUSP)

Pro: sede e dati nell’Unione europea, pieno GDPR, indice europeo proprio in crescita via Staan, gratuiti, facili da adottare, nessuna configurazione tecnica. Ecosia aggiunge l’impatto ambientale, Qwant la modalità per minori e l’avallo del Parlamento europeo. Contro: l’indice è giovane e la copertura su lingue diverse da francese e tedesco nel 2026 è ancora in costruzione; le funzioni AI sono meno mature di quelle dei motori americani; su query molto verticali possono restituire meno risultati di Google.

Mojeek

Pro: indice realmente indipendente da oltre 8 miliardi di pagine, massima resilienza, risultati diversi da quelli filtrati dai grandi algoritmi, latenza bassa (~200 ms), nessun tracciamento. Contro: copertura inferiore a Google sulla coda lunga e sui contenuti freschissimi, sede nel Regno Unito (UK GDPR e non GDPR UE), interfaccia più spartana, assenza di funzioni AI avanzate.

SearXNG

Pro: controllo totale sui dati con l’auto-hosting, open source AGPL ispezionabile, nessuna pubblicità, copertura aggregata ampia, altamente configurabile. Contro: richiede competenze tecniche e manutenzione se auto-ospitato; le istanze pubbliche richiedono fiducia nel gestore; dipende dai motori a monte, che possono limitare le interrogazioni; non adatto all’utente non tecnico che vuole solo cliccare e cercare.

Guida alla migrazione: come cambiare motore in pochi minuti

Cambiare motore di ricerca è una delle azioni di privacy con il miglior rapporto tra sforzo e beneficio. Richiede pochi minuti e non comporta perdita di dati. Ecco il percorso, valido per la maggior parte dei browser.

  1. Scegli il motore in base ai casi d’uso visti sopra: Qwant o Ecosia per semplicità e bandiera europea, Mojeek per indipendenza, SearXNG per controllo totale.
  2. Imposta il predefinito nel browser. Su Firefox vai in Impostazioni, sezione Ricerca, e seleziona il nuovo motore (Qwant ed Ecosia sono spesso già nell’elenco; altrimenti aggiungili dalla loro home). Su Chrome ed Edge il percorso è Impostazioni, Motore di ricerca, Gestisci motori di ricerca.
  3. Aggiungi un motore non in elenco. Per Mojeek o per la tua istanza SearXNG, visita il sito una volta: molti browser lo rilevano e permettono di aggiungerlo con un clic, oppure puoi inserire manualmente l’URL di ricerca.
  4. Installa l’app o l’estensione sul telefono e imposta il nuovo motore anche nel browser mobile, dove si concentra gran parte delle ricerche quotidiane.
  5. Periodo di prova di due settimane. Tieni il vecchio motore come fallback per le rare query in cui non trovi quello che cerchi. Dopo due settimane saprai se la copertura ti basta. La maggior parte degli utenti scopre che, per le ricerche di tutti i giorni, la differenza è minima.

Un consiglio pratico: non serve scegliere un solo motore per sempre. Molti utenti esperti combinano due strumenti, per esempio Ecosia come predefinito quotidiano e Mojeek come secondo motore per ricerche di approfondimento. I browser permettono di richiamare un motore specifico con una parola chiave digitata prima della query, così passare da uno all’altro è questione di un prefisso. La migrazione, in sostanza, non è un salto nel vuoto ma un’aggiunta reversibile.

Verdetto: quale motore di ricerca alternativo scegliere nel 2026

Non esiste un vincitore unico, esiste il motore giusto per il tuo profilo. Sintetizziamo con i dati alla mano.

Per l’utente europeo medio che vuole privacy senza complicazioni, la scelta è Ecosia o Qwant. Sono gratuiti, hanno sede e dati nell’Unione, sono pienamente soggetti al GDPR e alimentano l’indice europeo Staan, l’unico progetto che dà al continente un’infrastruttura di ricerca propria. Ecosia aggiunge il valore ambientale (oltre 216 milioni di alberi), Qwant l’avallo del Parlamento europeo, che dal 4 giugno 2026 lo usa come predefinito. Tra i due, scegli Ecosia se ti interessa l’impatto ambientale, Qwant se vuoi il marchio più orientato alla sovranità tecnologica. La base tecnica, ricordiamolo, è la stessa.

Per chi vuole il massimo dell’indipendenza, la scelta è Mojeek. Con oltre 8 miliardi di pagine nel suo indice proprietario e una latenza intorno ai 200 ms, è uno dei pochi motori al mondo che non dipende da Google o Microsoft. Restituisce risultati genuinamente diversi e resiste a qualsiasi chiusura di rubinetti da parte di terzi. Lo svantaggio è la copertura inferiore sulla coda lunga, motivo per cui funziona meglio come secondo motore che come unico strumento.

Per chi ha competenze tecniche e dati sensibili, la scelta è SearXNG. Auto-ospitato, è l’unico che ti mette davvero le chiavi in mano: nessuna query lascia la tua infrastruttura con la tua identità, e l’aggregazione di decine di fonti ti dà copertura ampia. In cambio chiede manutenzione e competenze. Per redazioni, studi legali e team di sicurezza è la soluzione più rigorosa di tutto il confronto.

La conclusione di fondo va oltre il singolo prodotto. Nel 2026, per la prima volta, l’Europa ha motori di ricerca alternativi che non sono semplici travestimenti di Bing, ma poggiano su indici propri o su software libero. Usarli non è solo una scelta di privacy individuale: è un voto per un web meno concentrato. E quel voto, query dopo query, conta.

Domande frequenti sui motori di ricerca alternativi

I motori di ricerca alternativi sono davvero gratuiti?

Sì. Qwant, Ecosia, Mojeek e SearXNG sono gratuiti per l’utente che effettua le ricerche. Qwant ed Ecosia si finanziano con pubblicità non profilata nei risultati, Ecosia destina circa l’80% degli utili agli alberi, Mojeek ha un modello in evoluzione e SearXNG è software libero senza ricavi. L’unico costo eventuale è quello di un piccolo server se decidi di auto-ospitare SearXNG.

Qwant ed Ecosia usano ancora i risultati di Bing o Google?

Sempre meno. Storicamente attingevano a indici esterni, ma dal 2025, attraverso la joint venture European Search Perspective e il suo indice Staan, servono una quota crescente di query dal proprio indice europeo. L’obiettivo dichiarato a TechCrunch è coprire circa metà delle ricerche francesi con l’indice proprio entro fine 2025, con espansione successiva ad altre lingue.

Mojeek è meglio di Google?

Dipende da cosa cerchi. Mojeek ha un indice indipendente da oltre 8 miliardi di pagine, molto inferiore a Google per dimensione assoluta, ma proprio per questo restituisce risultati diversi e non filtrati dagli stessi algoritmi dominanti. Per ricerche generaliste quotidiane è eccellente; per query molto recenti o di nicchia estrema Google ha ancora più copertura. Molti lo usano come secondo motore complementare.

SearXNG è sicuro da usare tramite le istanze pubbliche?

Le istanze pubbliche elencate su searx.space sono gratuite e mantenute da volontari, ma richiedono fiducia in chi le gestisce, perché in teoria un amministratore potrebbe registrare le query. Per la massima sicurezza conviene auto-ospitare la propria istanza con Docker, così nessun dato lascia la tua infrastruttura. SearXNG è open source con licenza AGPL, quindi il codice è ispezionabile da chiunque.

Cos’è l’indice di ricerca europeo Staan?

Staan (Search Trusted API Access Network) è l’indice di ricerca costruito da European Search Perspective, la joint venture paritaria tra Ecosia e Qwant annunciata l’8 novembre 2024 e con sede a Parigi. Presentato pubblicamente nell’agosto 2025, punta a fornire all’Europa un’infrastruttura di ricerca propria, offerta anche come API ad altri motori e ad aziende di AI, riducendo la dipendenza da Bing e Google.

Cambiare motore di ricerca riduce davvero la mia esposizione?

Sì, ed è una delle azioni di privacy più efficaci rispetto allo sforzo richiesto. La ricerca è il punto in cui riveli le tue intenzioni, i tuoi problemi di salute, i tuoi interessi finanziari. Usando un motore che non profila, queste informazioni non vengono associate a un’identità né rivendute. Combinato con un browser orientato alla privacy e una VPN affidabile, il cambio di motore è un tassello fondamentale di un’igiene digitale solida.

Qual è il motore migliore per un’azienda italiana?

Per la maggior parte delle aziende, Qwant o Ecosia come predefinito sui dispositivi offrono il miglior equilibrio tra privacy, conformità GDPR e semplicità, con dati sotto giurisdizione UE. Le organizzazioni con dati di ricerca particolarmente sensibili (studi legali, redazioni investigative, team di sicurezza) dovrebbero valutare SearXNG auto-ospitato per il controllo totale. Chi sviluppa prodotti può guardare all’API di EUSP/Staan o di Mojeek.

I motori europei funzionano bene in italiano?

Per le ricerche generaliste in italiano i quattro motori restituiscono risultati validi. L’indice europeo Staan è partito da francese e tedesco e sta estendendo la copertura ad altre lingue, quindi su query italiane molto verticali potresti notare meno profondità rispetto a Google nel 2026. La copertura migliora però mese dopo mese, in proporzione all’uso, ed è uno dei motivi per cui adottarli oggi contribuisce a rafforzarli.

Fonti esterne