Sony ha avviato la cancellazione di 551 film e serie TV distribuiti da StudioCanal dalle librerie digitali degli utenti PlayStation, a partire dal 1° settembre 2026. Chi ha pagato per questi contenuti – da Terminator 2: Judgment Day a Paddington, passando per la serie italiana Gomorra – li perderà definitivamente, senza alcun rimborso. La notizia, emersa da uno screenshot diventato virale su X alla fine di giugno, riaccende un dibattito che il PlayStation Store aveva già alimentato due volte in passato: comprare un film o un gioco in formato digitale non significa possederlo. E arriva proprio mentre è ancora aperta la polemica sulla fine della produzione di dischi fisici PlayStation, annunciata da Sony appena due mesi prima.
Cosa è successo: l’avviso di Sony ai clienti PlayStation
Il 25 giugno 2026 un utente PlayStation ha pubblicato su X lo screenshot di un avviso comparso nella propria videoteca: un messaggio che informava della imminente perdita di accesso a decine di titoli StudioCanal. Il giorno successivo PlayStation LifeStyle ha confermato la notizia, riportando il testo integrale della comunicazione ufficiale di Sony.
“A causa dei nostri accordi di licenza sui contenuti, non sarà più possibile accedere ai contenuti precedentemente acquistati di Studio Canal, che verranno rimossi dalla tua videoteca.”
Avviso ufficiale PlayStation, riportato sulla pagina legale di PlayStation Regno Unito
Nessuna finestra di rinnovo, nessuna trattativa resa pubblica: la rimozione scatta il 1° settembre 2026, a poco più di due mesi dall’avviso. A differenza di quanto fatto per l’addio ai dischi fisici, comunicato con un post dedicato sul PlayStation Blog, questa volta Sony non ha diffuso alcun comunicato stampa ufficiale: l’informazione è filtrata solo attraverso l’avviso in-app e la copertura della stampa specializzata, inclusi diversi siti italiani come Hardware Upgrade ed Everyeye.
I 551 titoli coinvolti, da Terminator 2 a Gomorra
L’elenco, consultabile sulla pagina legale ufficiale di PlayStation, comprende 551 tra film e serie TV distribuiti da StudioCanal. Tra i titoli più noti: Terminator 2: Judgment Day (incluse le versioni Remastered), la trilogia di Rambo, Bridget Jones’s Diary, Pan’s Labyrinth, Paddington 1 e 2, Total Recall, Apocalypse Now: The Final Cut, Highlander, Robocop, Hot Fuzz e Il cacciatore (The Deer Hunter). Tra le serie TV rientrano anche produzioni particolarmente seguite in Italia: Gomorra, ZeroZeroZero e The Young Pope di Paolo Sorrentino, tutte finora disponibili nel catalogo StudioCanal dello store digitale Sony.
Per chi ha acquistato questi titoli negli anni, la perdita non riguarda un abbonamento in scadenza, ma un acquisto già pagato per intero. Il PlayStation Store vendeva film e serie in modo diretto fino all’agosto 2021, quando Sony ha spostato l’offerta video sulla piattaforma separata Sony Pictures Core: i contenuti StudioCanal acquistati prima di quella data restano nelle librerie degli utenti solo fino al 1° settembre 2026.
Regno Unito confermato, con l’Europa nel mirino
Il documento ufficiale che elenca i titoli in rimozione è ospitato sul dominio britannico di PlayStation ed è intitolato esplicitamente “Studio Canal Removal (UK)”: il Regno Unito è dunque il mercato per cui Sony ha confermato la misura con un documento legale nominativo. Diverse testate internazionali – tra cui Consumer Rights Wiki e Notebookcheck – descrivono però la portata della rimozione come estesa a “Regno Unito ed Europa”, senza tuttavia pubblicare un elenco ufficiale Paese per Paese.
Non è un caso che testate italiane come Hardware Upgrade, Everyeye, SpazioGames e MisterGadget abbiano dedicato spazio alla notizia: la struttura contrattuale dello store digitale di Sony è identica in tutti i mercati europei, incluso quello italiano, e il precedente più rilevante – quello del 2022, di cui parliamo più avanti – ha già colpito due Paesi dell’Unione Europea. Al momento della pubblicazione, Sony non ha diffuso un elenco separato per l’Italia, ma la dinamica contrattuale che rende possibile la rimozione nel Regno Unito è la stessa che regola gli acquisti degli utenti italiani.
“Comprare” non vuol dire “possedere”: i termini del PlayStation Store
La ragione per cui Sony può rimuovere contenuti già pagati senza offrire un rimborso è scritta nei termini di servizio della PlayStation Network. Il linguaggio contrattuale definisce gli acquisti come concessi “su base non esclusiva e revocabile”: i pulsanti “Acquista” o “Compra” che compaiono sulla piattaforma non implicano, dal punto di vista legale, alcun trasferimento di proprietà del contenuto. Chi paga 9,99 euro per un film non sta comprando una copia permanente, ma una licenza d’uso che Sony può revocare quando il proprio accordo con lo studio cinematografico titolare dei diritti (in questo caso StudioCanal) scade o non viene rinnovato.
È lo stesso meccanismo giuridico che regola gli acquisti su gran parte delle piattaforme digitali concorrenti, ma che nel caso PlayStation è già stato messo alla prova pubblicamente tre volte in quattro anni – un ritmo che, secondo gli osservatori del settore, sta accelerando proprio mentre Sony ridisegna l’intera strategia sui contenuti fisici e digitali della piattaforma.
Non è la prima volta: il precedente di Germania e Austria nel 2022
La rimozione del 2026 non è un caso isolato. Nell’agosto 2022 Sony aveva già cancellato l’accesso a contenuti StudioCanal per gli utenti PlayStation di Germania (314 titoli) e Austria (137 titoli), con effetto dal 31 agosto di quell’anno. Il dettaglio che ha irritato maggiormente gli utenti tedeschi e austriaci è che Sony, appena un anno prima, aveva rassicurato pubblicamente i clienti sul fatto che i contenuti acquistati sarebbero rimasti accessibili. Anche in quel caso non fu offerto alcun rimborso.
Il parallelismo con la situazione attuale, documentato all’epoca anche da Variety, è diretto: stesso distributore (StudioCanal), stessa motivazione (“accordi di licenza in evoluzione”), stessa assenza di compensazione economica per gli utenti. Cambia solo la scala – 551 titoli nel 2026 contro i 451 complessivi del 2022 – e il mercato coinvolto.
Il caso Discovery del 2023: quando la protesta ha funzionato
Tra i due episodi StudioCanal, Sony aveva già affrontato una crisi simile e ben più ampia. Nel dicembre 2023 la società annunciò la rimozione di oltre 1.300 show targati Discovery – tra cui MythBusters e Deadliest Catch – dalle librerie PlayStation a partire dal 31 dicembre di quell’anno. La reazione degli utenti fu immediata e rumorosa: articoli, thread virali e una copertura mediatica negativa diffusa costrinsero Sony a fare marcia indietro il 21 dicembre 2023, appena dieci giorni dopo l’annuncio iniziale.
L’accordo rivisto garantì agli utenti l’accesso ai contenuti Discovery per almeno altri 30 mesi. È il precedente più citato da chi oggi chiede a Sony di fare lo stesso con i 551 titoli StudioCanal – ma, a differenza del 2023, la reazione mediatica di quest’anno è stata finora più contenuta, e Sony non ha dato alcun segnale di voler rivedere la decisione.
Terzo colpo in quattro anni: il pattern che emerge
Messi in fila, i tre episodi disegnano una traiettoria chiara: Sony rimuove contenuti “acquistati” con una frequenza che si sta accorciando, e lo fa quasi sempre senza rimborso, salvo nei casi in cui la protesta pubblica raggiunge una massa critica sufficiente. La tabella seguente riassume la cronologia.
| Anno | Mercato coinvolto | Titoli rimossi | Causa dichiarata | Esito per gli utenti |
|---|---|---|---|---|
| Agosto 2022 | Germania | 314 (StudioCanal) | Accordo di licenza scaduto | Rimossi, nessun rimborso |
| Agosto 2022 | Austria | 137 (StudioCanal) | Accordo di licenza scaduto | Rimossi, nessun rimborso |
| Dicembre 2023 | Globale (utenti Discovery) | 1.300+ show | Rinnovo licenza non concluso | Ripristinati dopo le proteste, garanzia di 30 mesi |
| Settembre 2026 | Regno Unito (Europa secondo più fonti) | 551 (StudioCanal) | Accordo di licenza scaduto | In corso, nessun rimborso annunciato |
Il dato che salta all’occhio è che StudioCanal è protagonista di due delle tre vicende: lo stesso distributore ha già dimostrato, quattro anni fa, di essere disposto a lasciar scadere gli accordi con Sony senza preoccuparsi dell’impatto sugli utenti finali che avevano già pagato per i contenuti.
Il filo rosso con la fine dei dischi fisici PlayStation
La tempistica non aiuta Sony. Appena due mesi prima dell’avviso StudioCanal, l’azienda aveva confermato che la produzione di dischi fisici per i nuovi giochi PlayStation terminerà da gennaio 2028, spingendo l’intero ecosistema verso un modello sempre più digitale. L’annuncio aveva già generato una petizione, “Don’t Kill the Disc”, che ha superato le 330.000 firme senza ricevere alcuna risposta pubblica da parte di Sony.
La rimozione dei 551 film StudioCanal arriva quindi nel momento peggiore possibile per la narrativa aziendale di Sony: mentre l’azienda chiede ai giocatori di fidarsi sempre di più del digitale come formato principale, dimostra contemporaneamente che il digitale può sparire dall’oggi al domani, senza preavviso reale e senza compensazione. Per molti critici, i due episodi – dischi in via di estinzione e film digitali revocati – sono la stessa storia raccontata da due angolazioni diverse: quella della proprietà che, nell’era dello streaming e delle licenze, non è mai davvero garantita.
Cosa dice esattamente il Codice del Consumo italiano
In Italia la materia è regolata dal D.Lgs. 173/2021, che recepisce la Direttiva UE 2019/770 ed è in vigore dal 1° gennaio 2022. Il decreto ha introdotto nel Codice del Consumo il Capo I-bis (a partire dall’articolo 135-octies), dedicato specificamente ai contratti di fornitura di contenuti e servizi digitali. La norma impone al fornitore di garantire la conformità del contenuto digitale rispetto a quanto pattuito e riconosce al consumatore rimedi in caso di difetto – riduzione del prezzo, risoluzione del contratto, ripristino della conformità.
Quello che il Codice del Consumo non garantisce, tuttavia, è un diritto di accesso perpetuo al contenuto acquistato, né un diritto di rivendita paragonabile a quello di un bene fisico: se il fornitore perde i diritti di distribuzione da un soggetto terzo – come StudioCanal nei confronti di Sony – la normativa italiana non obbliga automaticamente a un rimborso, a meno che il consumatore non dimostri un difetto di conformità nella fornitura stessa. È lo stesso impianto giuridico già analizzato su questo sito a proposito della crisi del mercato dell’usato PlayStation legata alla fine dei dischi fisici.
Il modello californiano: cosa dice la legge AB 2426
Negli Stati Uniti, la California è il primo Stato ad aver legiferato specificamente su questo tipo di episodi. L’Assembly Bill 2426, in vigore dal 1° gennaio 2025, obbliga i venditori di contenuti digitali a dichiarare in modo esplicito, al momento dell’acquisto, che si tratta di una licenza e non di una proprietà piena – vietando l’uso isolato di parole come “compra” o “possiedi” senza questo chiarimento. Le violazioni sono punibili con sanzioni fino a 2.500 dollari per violazione. Secondo quanto riportato dalla stampa statunitense, l’autore della proposta ha citato esplicitamente la rimozione dei contenuti Discovery di Sony del 2023 come uno degli episodi che hanno motivato la legge.
In Italia e nel resto dell’Unione Europea non esiste, ad oggi, un obbligo di etichettatura altrettanto specifico. La Direttiva 2019/770 disciplina la conformità del contenuto, ma non impone la dicitura esplicita “licenza, non proprietà” richiesta invece dalla legge californiana – un vuoto normativo che diversi osservatori, anche italiani, indicano come il vero punto debole della protezione dei consumatori digitali in Europa.
Cosa succederebbe se la rimozione arrivasse in Italia
Se Sony dovesse estendere la stessa misura al mercato italiano – seguendo lo schema già visto in Germania e Austria nel 2022 – gli utenti italiani si troverebbero nella stessa posizione di chi ha già perso l’accesso ai contenuti nel Regno Unito: nessun obbligo legale di rimborso automatico, salvo la possibilità di rivolgersi alle associazioni dei consumatori o all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per contestare eventuali pratiche commerciali scorrette nella comunicazione originale dell’acquisto. È lo stesso terreno legale già esplorato in Italia nella causa legale multi-giurisdizione contro il PlayStation Store, che riguarda pratiche commerciali diverse ma solleva argomentazioni simili sul potere contrattuale di Sony nei confronti dei consumatori.
Come si comportano le altre piattaforme digitali
Il problema non è esclusivo di Sony, anche se il suo negozio digitale è oggi il caso più discusso. Tutte le principali piattaforme di distribuzione digitale utilizzano un linguaggio contrattuale simile, con differenze significative nella pratica.
| Piattaforma | Modello contrattuale dichiarato | Precedenti noti di rimozione contenuti pagati |
|---|---|---|
| PlayStation Store | Licenza non esclusiva e revocabile | 3 episodi documentati (2022 x2, 2023, 2026) |
| Amazon Prime Video / Kindle | Licenza revocabile, esplicita nei termini d’uso | Caso storico del 2009 (rimozione di copie Kindle di “1984” di Orwell), oltre a rimozioni sporadiche di titoli video |
| Steam (Valve) | Licenza, ma prassi consolidata di non rimuovere giochi già posseduti | Nessun caso di rimozione di massa paragonabile documentato |
| Apple TV / iTunes Store | Licenza revocabile nei termini, ma politica di rimborso più proattiva in caso di rimozione | Rari, generalmente gestiti con compensazione |
Steam resta il punto di riferimento più citato dai critici di Sony: Valve ha costruito parte della propria reputazione proprio sulla prassi di non rimuovere mai i giochi dalle librerie degli utenti, anche quando un publisher terzo abbandona la piattaforma o perde i diritti su un titolo. È lo stesso principio al centro della campagna europea “Stop Killing Games”, che ha raccolto milioni di firme per chiedere garanzie legali sulla sopravvivenza dei contenuti digitali acquistati.
Per rendere più concreta la differenza tra un “acquisto” tradizionale e una licenza digitale revocabile come quella applicata dalla piattaforma di Sony, ecco una semplificazione illustrativa (non un estratto reale dei sistemi Sony) di come i due modelli si distinguono a livello di struttura dati:
// Esempio illustrativo, non un estratto reale dei sistemi PlayStation
const acquistoTradizionale = {
tipo: "proprietà",
revocabile: false,
rivendibile: true,
accessoGarantito: "illimitato"
};
const acquistoPlayStationStore = {
tipo: "licenza non esclusiva",
revocabile: true,
rivendibile: false,
accessoGarantito: "fino a nuovo accordo di licenza con il distributore",
rimborsoInCasoRevoca: "non garantito"
};
L’impatto sulla fiducia dei consumatori e sul mercato digitale
L’effetto più immediato di episodi come questo non è economico per Sony – 551 titoli rimossi non incidono in modo misurabile sui ricavi di un colosso che genera miliardi di euro l’anno dal solo segmento Game & Network Services – ma reputazionale. Ogni rimozione di contenuti “acquistati” rafforza la percezione che il modello digitale sia strutturalmente più fragile di quello fisico, alimentando proprio quella diffidenza che sta già sostenendo il mercato dell’usato dei dischi PlayStation, oggi sotto pressione per la fine della produzione fisica dal 2028.
Non è un caso isolato nel calendario finanziario di Sony: la vicenda emerge a ridosso della trimestrale che ha mostrato un balzo del 37% negli utili della divisione PlayStation, nonostante un calo delle vendite hardware. Per un’azienda che punta sempre di più su abbonamenti, servizi digitali e contenuti scaricabili per sostenere la redditività, ogni episodio che mina la fiducia nel “possesso digitale” rappresenta un rischio a medio termine più insidioso di un singolo trimestre in calo.
Cosa può fare oggi chi ha acquistato questi film
Per gli utenti che hanno acquistato uno o più dei 551 titoli coinvolti, le opzioni pratiche restano limitate. Sony non ha attivato alcuna procedura di rimborso automatico, quindi chi vuole tentare una richiesta deve contattare direttamente l’assistenza clienti PlayStation, citando l’acquisto specifico e la data della transazione. È inoltre consigliabile:
- Verificare subito quali titoli della propria libreria video rientrano nell’elenco StudioCanal, consultabile sulla pagina legale ufficiale di PlayStation.
- Effettuare eventuali download offline dei contenuti interessati, se la piattaforma lo consente, prima del 1° settembre 2026.
- Conservare le ricevute di acquisto: in caso di reclamo formale, la prova della transazione è indispensabile.
- Segnalare il caso alle associazioni dei consumatori locali se si ritiene che l’informativa fornita al momento dell’acquisto non fosse sufficientemente chiara sulla natura revocabile della licenza.
Nessuna di queste azioni garantisce un esito positivo: il precedente del 2022 in Germania e Austria si è chiuso senza rimborsi, nonostante le proteste locali. Per seguire gli sviluppi della vicenda insieme alle altre notizie sul mondo PlayStation, la sezione dedicata di shattered.io viene aggiornata non appena emergono nuovi dettagli.
Previsioni: cosa succederà da qui al 2027
Sulla base del pattern osservato negli ultimi quattro anni, alcuni scenari appaiono più probabili di altri per l’evoluzione di questa vicenda:
- Nessun rimborso retroattivo: seguendo il precedente tedesco e austriaco del 2022, è improbabile che Sony introduca un programma di compensazione per i 551 titoli, a meno di una mobilitazione mediatica paragonabile a quella del caso Discovery 2023.
- Possibile estensione ad altri mercati europei: se l’accordo con StudioCanal non viene rinnovato su base continentale, altri Paesi UE – Italia inclusa – potrebbero ricevere avvisi simili nei prossimi trimestri, replicando lo schema Germania/Austria.
- Pressione normativa crescente in Europa: casi come questo rafforzano gli argomenti a favore di un aggiornamento della Direttiva 2019/770 con obblighi di etichettatura “licenza non proprietà” simili a quelli già in vigore in California con l’AB 2426.
- Nuovo carburante per le campagne sulla proprietà digitale: movimenti come “Stop Killing Games” e la petizione “Don’t Kill the Disc” utilizzeranno probabilmente questo episodio come ulteriore prova a sostegno delle proprie richieste di garanzie legali sui contenuti digitali.
- Maggiore scrutinio su tutte le piattaforme digitali: Xbox, Amazon e Apple difficilmente resteranno esenti da un controllo mediatico più attento sulla trasparenza delle proprie licenze, anche in assenza di episodi diretti paragonabili a quello PlayStation.
Domande frequenti sulla rimozione dei film PlayStation
Quali film e serie TV vengono rimossi dal PlayStation Store?
551 titoli distribuiti da StudioCanal, tra cui Terminator 2: Judgment Day, la trilogia di Rambo, Bridget Jones’s Diary, Paddington, Pan’s Labyrinth e le serie Gomorra, ZeroZeroZero e The Young Pope.
Da quando scatta la rimozione dei contenuti StudioCanal?
Dal 1° settembre 2026. L’avviso è stato reso pubblico il 25-26 giugno 2026, lasciando circa due mesi di preavviso agli utenti.
Riceverò un rimborso per i film che ho acquistato?
Al momento no. Il comunicato ufficiale di Sony non menziona alcun rimborso, in linea con quanto accaduto nel precedente di Germania e Austria nel 2022.
La rimozione riguarda anche l’Italia?
Il documento ufficiale finora pubblicato riguarda esplicitamente il Regno Unito. Diverse fonti internazionali parlano genericamente di “Europa”, ma senza un elenco Paese per Paese confermato da Sony. Il precedente del 2022 ha comunque già coinvolto due mercati dell’Unione Europea.
Perché “comprare” un film digitale non equivale a possederlo?
Perché i termini di servizio del PlayStation Store definiscono gli acquisti come licenze non esclusive e revocabili, non come trasferimenti di proprietà: se Sony perde i diritti di distribuzione dal titolare originale, può revocare l’accesso.
È già successo in passato che Sony rimuovesse contenuti acquistati?
Sì, due volte: nel 2022 con 451 titoli StudioCanal rimossi in Germania e Austria, e nel 2023 con oltre 1.300 show Discovery, poi ripristinati dopo le proteste degli utenti.
Cosa dice la legge italiana sui contenuti digitali acquistati online?
Il D.Lgs. 173/2021, in vigore dal 2022, garantisce la conformità del contenuto digitale e alcuni rimedi in caso di difetto, ma non un diritto di accesso perpetuo né un obbligo di rimborso automatico in caso di scadenza di un accordo di licenza tra il fornitore e terzi.
Come posso proteggermi da rimozioni simili in futuro?
Verificando sempre se un contenuto digitale è disponibile per il download offline, conservando le ricevute di acquisto e, quando possibile, preferendo formati fisici per i titoli a cui si tiene di più nel lungo periodo.
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