Il 18 agosto 2026 Apple ha pubblicato le nuove condizioni commerciali per l’App Store nell’Unione Europea, presentandole come la soluzione definitiva al braccio di ferro con la Commissione Europea sul Digital Markets Act (DMA). Cupertino parla di “collaborazione stretta” con Bruxelles. Epic Games, che di quella battaglia è stata la miccia fin dal 2020, ha risposto in poche ore su X definendo le nuove commissioni “junk fees”: tasse inutili che, a suo dire, non aprono affatto l’ecosistema mobile alla concorrenza. Per l’industria dei videogiochi mobile, che in Europa vale circa 7,53 miliardi di euro con l’Italia a quota 929 milioni, la posta in gioco è enorme.

Le nuove regole entreranno in vigore il 1° ottobre 2026 e sostituiscono lo schema a scaglioni che Apple aveva introdotto nel 2024 in risposta al DMA, quello che prevedeva la controversa Core Technology Fee da 0,50 euro per installazione oltre la soglia del milione di download annui. Al suo posto arriva un sistema di commissioni percentuali che, sulla carta, sembra più semplice. Nella pratica, sviluppatori di giochi mobile, associazioni di categoria e la stessa Epic sostengono che il risultato economico non cambi granché rispetto a prima.

Cosa cambia davvero nelle commissioni App Store dal 1° ottobre

Il comunicato di Apple del 18 agosto introduce un impianto tariffario unico per tutti gli sviluppatori che distribuiscono app nell’Unione Europea, indipendentemente dal canale di pagamento scelto. Per chi resta agganciato al sistema di acquisti in-app nativo di Apple, la commissione standard è del 26%, che scende al 15% per gli sviluppatori che rientrano nei programmi agevolati (piccole imprese sotto 1 milione di euro di ricavi annui) e per gli abbonamenti in rinnovo automatico dal secondo anno in poi.

Chi invece decide di processare i pagamenti con un sistema alternativo, restando dentro l’app, paga una commissione del 20%, ridotta al 10% per gli sviluppatori qualificati. Per chi rimanda l’utente a un sito web esterno per completare l’acquisto (il cosiddetto “link-out”, una delle richieste storiche di Epic e degli sviluppatori mobile), la commissione scende al 15%, con sconto al 10% per i piccoli editori. Infine, chi sceglie di distribuire l’app tramite un marketplace alternativo o il download diretto dal web è comunque soggetto a una Core Technology Commission del 5% sulle transazioni digitali generate.

È proprio quest’ultimo punto ad aver fatto infuriare Epic Games e buona parte degli editori di giochi mobile: anche uscendo completamente dall’App Store e dal sistema di pagamento di Apple, un editore continua comunque a versare una percentuale a Cupertino su ogni transazione. Per un settore come quello del mobile gaming, dove i margini sui titoli free-to-play si giocano spesso su pochi punti percentuali di differenza, la novità pesa.

Canale di distribuzione/pagamentoCommissione standardCommissione agevolata
Acquisti in-app tramite Apple IAP26%15% (piccoli sviluppatori/abbonamenti rinnovo)
Sistema di pagamento alternativo in-app20%10%
Link-out verso sito web esterno15%10%
Marketplace alternativo o download diretto5% (Core Technology Commission)Nessuna riduzione nota

Nel quadro normativo del DMA (Regolamento UE 2022/1925), Apple e Google sono entrambe designate come “gatekeeper” e i loro sistemi operativi mobile, insieme agli app store, sono classificati come “servizi di piattaforma di base”. Questo obbliga le due aziende a consentire store alternativi, sideloading e sistemi di pagamento terzi, tre pilastri che riguardano direttamente la distribuzione e la monetizzazione dei giochi mobile in Europa.

La reazione di Epic Games e degli sviluppatori

Epic Games non ha usato mezzi termini. In un post pubblicato su X poche ore dopo l’annuncio di Apple, l’azienda di Tim Sweeney ha scritto che le nuove commissioni “non fanno nulla per aprire l’ecosistema delle app mobile alla concorrenza” e che “violano deliberatamente” il Digital Markets Act, secondo quanto riportato da The Verge. È lo stesso linguaggio, “junk fees”, che Epic aveva già usato nel 2024 quando Apple introdusse la Core Technology Fee da 0,50 euro per installazione oltre la soglia del milione annuo, una misura che secondo TechCrunch colpiva soprattutto i grandi editori con cataloghi di app molto scaricate, categoria in cui rientra buona parte dei publisher di giochi mobile di successo.

La European Games Developer Federation (EGDF), l’associazione che riunisce le federazioni nazionali degli sviluppatori di videogiochi in Europa, ha preso una posizione altrettanto netta. Secondo quanto riportato da PocketGamer.biz, la federazione “ha espresso la propria delusione per le nuove politiche di Apple su iOS e App Store nell’UE e chiede un’applicazione rigorosa del Digital Markets Act”. La stessa federazione ha definito la struttura tariffaria dei negozi terzi anticompetitiva per gli sviluppatori che scelgono di non restare all’interno dell’App Store europeo.

Ancora più diretto un dirigente anonimo di una società di giochi mobile, che secondo MobileGamer.biz ha dichiarato che “Apple considera gli sviluppatori nient’altro che ladri” (“Apple views developers as nothing more than thieves”). Un giudizio duro, che riflette anni di frizione tra editori mobile e la piattaforma che controlla l’accesso a centinaia di milioni di utenti iOS in Europa.

Il fronte italiano: AGCM contro Apple, due indagini in sei mesi

In Italia la vicenda si intreccia con un percorso di enforcement che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) porta avanti da mesi. Il 16 giugno 2026 l’AGCM ha aperto un procedimento formale contro Apple Inc., Apple Distribution International Ltd. e Apple Italy S.r.l. per verificare se l’azienda rispetti gli obblighi di interoperabilità previsti dal DMA sui propri sistemi operativi, secondo quanto ricostruito da Silicon Republic. Il procedimento è arrivato pochi mesi dopo una sanzione da quasi 100 milioni di euro inflitta ad Apple dalla stessa autorità italiana, segno di un controllo tutt’altro che episodico.

Non è un caso isolato nel comparto mobile gaming. Già a gennaio 2026 l’AGCM aveva aperto due indagini su Microsoft e Activision Blizzard per pratiche di vendita ritenute “ingannevoli e aggressive” nei giochi free-to-play Call of Duty Mobile e Diablo Immortal, come riportato da The Week. Il filo conduttore è chiaro: l’autorità italiana guarda con crescente attenzione sia alle piattaforme di distribuzione sia ai meccanismi di monetizzazione dei giochi mobile, un doppio fronte che nei prossimi mesi potrebbe intrecciarsi ulteriormente con l’inchiesta europea sul DMA.

Sul fronte Bruxelles, la Commissione Europea non si è limitata ad Apple. A luglio 2026 ha inflitto a Google una multa da 890 milioni di euro per violazioni del DMA legate ad Android, accompagnata da linee guida sull’interoperabilità dell’intelligenza artificiale su Android e sulla condivisione dei dati di ricerca di Google. Per gli sviluppatori di giochi mobile, che dipendono in larghissima parte dai due sistemi operativi Apple e Google, l’enforcement parallelo su entrambi i gatekeeper conta quanto le singole cifre delle commissioni.

Non solo Italia: gli altri regolatori europei osservano

L’AGCM italiana non è l’unica autorità nazionale a tenere d’occhio le mosse di Apple in ambito mobile gaming. La Commissione Europea resta il soggetto che formalmente applica il DMA, ma l’esecuzione pratica passa spesso anche dalle autorità garanti della concorrenza dei singoli Stati membri, che possono aprire procedimenti paralleli su aspetti locali del mercato, come già avvenuto in Italia con il caso Call of Duty Mobile e Diablo Immortal. In Germania e Francia, dove il mercato del mobile gaming è tra i più grandi d’Europa insieme a quello italiano, le associazioni di sviluppatori hanno espresso posizioni simili a quelle della EGDF, chiedendo che la Commissione non si accontenti della “collaborazione stretta” annunciata da Apple ma verifichi nel dettaglio l’impatto reale delle nuove commissioni sui conti degli sviluppatori.

Questo pressing multilivello, che unisce Bruxelles alle capitali nazionali, è lo stesso schema già visto con l’inchiesta da 890 milioni di euro contro Google: la Commissione fissa la cornice, ma sono spesso i casi nazionali, come quello italiano su Apple, a fornire le prove concrete di eventuali violazioni sul campo. Per gli sviluppatori di giochi mobile europei, questo significa che l’esito della vicenda non dipenderà solo da Bruxelles, ma anche da come le singole autorità, a partire dall’AGCM, decideranno di muoversi nei prossimi mesi.

Il mercato italiano ed europeo del mobile gaming: i numeri in gioco

Per capire la posta in gioco economica basta guardare i dati di mercato più recenti. Il mobile gaming europeo vale circa 7,53 miliardi di euro, con l’Italia che pesa per 929 milioni di euro all’interno di un mercato videoludico nazionale complessivo da 2,4 miliardi di euro, secondo il report IIDEA-Ipsos “I videogiochi in Italia nel 2025” ripreso dal Corriere della Sera. I giocatori attivi in Italia sono circa 14,2 milioni, in leggero calo (-1%) rispetto al 2024, un segnale che il mercato mobile italiano, pur restando enorme, non cresce più ai ritmi degli anni scorsi.

Su questa base, ogni punto percentuale di commissione trattenuto da Apple si traduce in decine di milioni di euro che restano fuori dalle casse degli sviluppatori italiani ed europei. Non stupisce quindi che la reazione dell’industria sia stata compatta: dagli editori indipendenti alle associazioni di categoria, passando per il colosso Epic Games, il messaggio è lo stesso, cambiare l’etichetta delle commissioni non basta se la sostanza economica resta simile a quella pre-DMA.

Indicatore di mercatoValoreFonte
Mercato mobile gaming Europa7,53 miliardi €Report King-Nordicity, ripreso da IIDEA-Ipsos
Mercato mobile gaming Italia929 milioni €IIDEA-Ipsos “I videogiochi in Italia nel 2025”
Mercato videoludico totale Italia2,4 miliardi €IIDEA-Ipsos, Corriere della Sera
Giocatori attivi in Italia14,2 milioni (-1% sul 2024)IIDEA-Ipsos
Multa DMA a Google (luglio 2026)890 milioni €Commissione Europea
Sanzione AGCM ad Apple (inizio 2026)circa 100 milioni €AGCM, Silicon Republic

Dal 30% fisso al sistema a scaglioni: come si è arrivati fin qui

Per anni gli sviluppatori di giochi mobile hanno pagato ad Apple e Google una commissione fissa del 30% su ogni transazione effettuata tramite i rispettivi app store, un modello che Epic Games ha contestato pubblicamente a partire dal 2020, quando Fortnite fu rimosso sia dall’App Store sia dal Google Play Store per aver introdotto un sistema di pagamento diretto che aggirava le commissioni delle due piattaforme. Quella battaglia legale, durata anni tra Stati Uniti ed Europa, è stata uno dei motori politici che hanno portato il legislatore europeo a scrivere il Digital Markets Act, entrato in vigore nel 2022 e diventato pienamente applicabile ai gatekeeper digitali a partire dal 2024.

Il DMA ha imposto per la prima volta ad Apple di aprire l’iOS a store alternativi e al sideloading nell’Unione Europea, oltre a consentire sistemi di pagamento terzi per gli acquisti in-app. La prima risposta di Apple, nel 2024, fu quella Core Technology Fee da 0,50 euro per installazione oltre il milione annuo che secondo gli sviluppatori replicava in altra forma l’effetto economico della vecchia commissione al 30%. Le nuove regole di agosto 2026 sono, di fatto, la seconda iterazione di quel compromesso, con l’obiettivo dichiarato da Apple di risolvere i disaccordi con la Commissione ma con una struttura che, secondo gli sviluppatori di giochi mobile, continua a scoraggiare l’uscita reale dall’ecosistema Apple.

Confronto tra le commissioni di Apple, Google ed Epic Games Store

Il contesto competitivo aiuta a capire perché gli sviluppatori mobile continuino a considerare le commissioni di Apple troppo alte anche dopo la revisione di agosto 2026. L’Epic Games Store, sia su PC sia nella sua versione mobile lanciata dopo l’apertura forzata dal DMA, applica una commissione fissa del 12% sulle vendite, un terzo di quella standard richiesta da Apple per gli acquisti in-app nativi. Anche Google, sull’altro fronte del duopolio mobile, mantiene per il Play Store una struttura simile a quella di Apple, con una commissione del 15% sui primi milioni di dollari di ricavi annui per sviluppatore e del 30% oltre quella soglia, salvo le riduzioni previste dal proprio programma di conformità al DMA.

Il paragone con Steam, il principale negozio digitale per il gaming su PC, è altrettanto istruttivo: Valve applica una commissione del 30% che scende progressivamente con l’aumentare dei ricavi generati da un singolo titolo, ma senza le complicazioni delle commissioni distinte per canale di pagamento che caratterizzano ora il sistema Apple. Per gli editori di giochi mobile che operano su più piattaforme contemporaneamente, la frammentazione delle regole tra App Store, Play Store, Epic Games Store e store PC tradizionali resta una delle principali fonti di complessità operativa e di costo di conformità legale.

PiattaformaCommissione standardNote
Apple App Store (IAP nativo, UE)26% (15% agevolata)In vigore dal 1° ottobre 2026
Apple App Store (link-out, UE)15% (10% agevolata)Più Core Technology Commission se applicabile
Google Play Store15-30% a scaglioni15% sui primi milioni di $, poi 30%
Epic Games Store12%Nessuna commissione sul motore Unreal Engine per i publisher
Steam (Valve)30%, a scendere oltre soglie di ricavoRiferimento storico per il gaming PC

L’impatto sugli sviluppatori indipendenti italiani

Per i piccoli studi italiani di sviluppo mobile, spesso team di cinque o dieci persone che pubblicano titoli free-to-play o premium a basso prezzo, la differenza tra pagare il 26% o il 15% di commissione può decidere la sostenibilità di un progetto. Le fasce agevolate introdotte da Apple, riservate a chi genera meno di un milione di euro di ricavi annui, offrono un sollievo reale a questa categoria di sviluppatori, ma comportano anche un adempimento amministrativo aggiuntivo: bisogna richiedere e mantenere lo status di “sviluppatore qualificato”, con verifiche periodiche sui ricavi dichiarati.

Il problema, secondo diversi editori sentiti dalla stampa di settore, è che la soglia del milione di euro è pensata per un’impresa individuale o per un piccolo studio, ma penalizza chi cresce rapidamente: superata quella soglia, la commissione raddoppia quasi da un giorno all’altro, con effetti su pianificazione finanziaria e cash flow che pesano più su una piccola software house italiana che su un colosso con team legale e finanziario dedicato. È lo stesso schema di soglie nette, senza gradualità, che aveva già attirato critiche nel 2024 con la Core Technology Fee.

Cosa succede il 1° ottobre 2026 e nei mesi successivi

Apple ha dichiarato che tutti gli sviluppatori che distribuiscono app nell’Unione Europea passeranno a un unico set di condizioni commerciali, con la possibilità di firmare i nuovi termini da subito, ma con effetto pieno a partire dal 1° ottobre 2026. Nel frattempo, la Commissione Europea ha accolto con favore l’annuncio di Apple, definendolo il risultato di una “stretta collaborazione” tra le parti, secondo quanto riportato da MacTech. È una lettura ben diversa da quella di Epic Games e della EGDF, e la distanza tra le due posizioni lascia presagire nuovi ricorsi o richieste di ulteriori indagini nei prossimi mesi.

Secondo The Register, diversi analisti si aspettano che la Commissione Europea valuti nelle prossime settimane se le nuove condizioni soddisfino davvero gli obblighi del DMA o se, come sostiene Epic, si tratti di una forma di “malicious compliance”, cioè un’applicazione solo formale della norma che ne aggira lo spirito. Un’eventuale nuova indagine formale della Commissione contro Apple, che si aggiungerebbe a quella già aperta dall’AGCM in Italia, potrebbe arrivare entro la fine del 2026.

Previsioni: cosa aspettarsi nei prossimi mesi

  • Nuovi reclami formali entro fine 2026. È probabile che Epic Games, insieme ad altri editori di giochi mobile riuniti sotto la Coalition for App Fairness, presenti reclami formali alla Commissione Europea sostenendo che le commissioni non rispettano lo spirito del DMA.
  • L’AGCM italiana amplia il perimetro dell’indagine. Dato il precedente della sanzione da 100 milioni di euro e l’indagine aperta a giugno 2026, è plausibile che l’autorità italiana estenda le verifiche anche alle nuove commissioni sul mobile gaming.
  • Consolidamento degli store alternativi. Con una Core Technology Commission del 5% comunque dovuta, ci si aspetta che solo i publisher di grandi dimensioni, con cataloghi ampi e margini elevati, scelgano davvero di lasciare l’App Store per un marketplace alternativo.
  • Pressione su Google per allineare le proprie commissioni. Dopo la multa da 890 milioni di euro, è probabile che anche Google riveda la propria struttura tariffaria per il Play Store in Europa entro la fine dell’anno, per evitare ulteriori sanzioni DMA.
  • Piccoli studi italiani spinti verso il multi-store. Gli sviluppatori indie italiani potrebbero accelerare la distribuzione simultanea su più store (App Store, Play Store, marketplace alternativi) per diversificare il rischio regolatorio e commerciale, anche a costo di una maggiore complessità tecnica.

Perché questa vicenda riguarda anche i giocatori

Non è solo una disputa tra multinazionali e regolatori. Le commissioni che Apple e Google trattengono sugli acquisti in-app si riflettono, prima o poi, sui prezzi che i giocatori pagano per valute virtuali, pass stagionali e contenuti premium nei giochi free-to-play. Se un editore continua a versare tra il 15% e il 26% di ogni transazione a una delle due piattaforme, quel costo viene quasi sempre trasferito, in tutto o in parte, sul prezzo finale del prodotto digitale. In un mercato italiano da 929 milioni di euro nel solo mobile gaming, con 14,2 milioni di giocatori attivi, l’esito di questo braccio di ferro normativo tra Bruxelles, Roma e Cupertino avrà un effetto diretto sul portafoglio di chi gioca ogni giorno su smartphone e tablet.

C’è anche un tema di scelta: uno degli obiettivi dichiarati del DMA era permettere ai giocatori di scaricare app da store alternativi o direttamente dal web, con più concorrenza e, in teoria, prezzi più bassi. Se la Core Technology Commission del 5% resta un costo fisso anche fuori dall’App Store, l’incentivo per gli sviluppatori a offrire davvero canali alternativi più economici si riduce, e con esso il beneficio pratico per l’utente finale che la norma europea voleva garantire.

Domande frequenti

Quando entrano in vigore le nuove commissioni App Store nell’UE?

Le nuove condizioni commerciali annunciate da Apple il 18 agosto 2026 saranno pienamente in vigore dal 1° ottobre 2026. Gli sviluppatori possono firmare i nuovi termini prima di quella data.

Quanto pagherà uno sviluppatore di giochi mobile con le nuove regole?

Dipende dal canale scelto: 26% con l’acquisto in-app nativo di Apple (15% per sviluppatori qualificati), 20% con un sistema di pagamento alternativo in-app (10% agevolato), 15% con link-out verso il web (10% agevolato), più un eventuale 5% di Core Technology Commission per chi distribuisce fuori dall’App Store.

Perché Epic Games chiama queste commissioni “junk fees”?

Epic sostiene che, nonostante l’apparente apertura a store alternativi e pagamenti terzi imposta dal DMA, la Core Technology Commission del 5% e le commissioni residue su ogni canale mantengano un costo economico simile a quello precedente, senza aprire realmente la concorrenza come previsto dalla norma europea.

Cosa sta facendo l’AGCM in Italia su Apple?

Il 16 giugno 2026 l’AGCM ha aperto un procedimento formale contro Apple per verificare il rispetto degli obblighi di interoperabilità previsti dal DMA, pochi mesi dopo aver inflitto ad Apple una sanzione da quasi 100 milioni di euro.

Quanto vale il mercato del mobile gaming in Italia?

Circa 929 milioni di euro nel 2025, all’interno di un mercato videoludico italiano complessivo da 2,4 miliardi di euro, con 14,2 milioni di giocatori attivi, secondo il report IIDEA-Ipsos “I videogiochi in Italia nel 2025”.

Come si confrontano le commissioni Apple con quelle di Google ed Epic Games Store?

Google Play applica il 15% sui primi milioni di dollari di ricavi e il 30% oltre soglia, l’Epic Games Store applica un fisso al 12%, mentre Steam su PC applica il 30% con riduzioni progressive oltre certe soglie di ricavo per titolo.

Questa vicenda riguarda anche Google e il Play Store?

Sì, indirettamente. A luglio 2026 la Commissione Europea ha multato Google per 890 milioni di euro per violazioni del DMA legate ad Android, e l’attenzione dei regolatori resta alta su entrambi i gatekeeper mobile.

I prezzi dei giochi mobile aumenteranno per i consumatori italiani?

Non è automatico, ma è probabile che parte del costo delle commissioni, comprese tra il 15% e il 26% a seconda del canale, venga trasferita sui prezzi di valute virtuali, pass stagionali e contenuti premium nei giochi free-to-play più diffusi in Italia.