Epic Games ha chiuso, tra il 6 e il 7 luglio 2026, la causa legale intentata contro un ex collaboratore accusato di aver rivelato in anticipo alcune delle collaborazioni più attese di Fortnite. L’accordo, riportato per primo da PC Gamer e ancora in attesa dell’approvazione del giudice, prevede un’ingiunzione permanente ma nessun risarcimento economico, nonostante la richiesta iniziale di Epic includesse danni e restituzione dei profitti indebiti. La vicenda, ripresa anche dalla stampa italiana, riporta al centro dell’attenzione un tema più ampio per l’intero settore videoludico: quanto sono davvero protetti i segreti commerciali quando la minaccia arriva dall’interno dell’azienda, e non da un attacco esterno.
Cosa è successo: Epic Games chiude la causa contro il leaker di Fortnite
Epic Games e Hayden Cohen, l’ex collaboratore identificato come il leaker noto sui social con l’account “AdiraFN” (o “AdiraFNInfo”), hanno raggiunto un accordo transattivo che pone fine a una causa depositata il 5 marzo 2026 presso il tribunale distrettuale federale del Distretto Orientale della Carolina del Nord. Cohen ha accettato una sentenza concordata che gli vieta in modo permanente di possedere, accedere, utilizzare o divulgare qualsiasi informazione riservata o segreto commerciale di Epic Games, con il divieto esteso anche alla condivisione con terzi. L’accordo è al momento sottoposto all’approvazione del giudice, un passaggio procedurale che nelle cause civili statunitensi è quasi sempre una formalità, ma che tecnicamente non è ancora definitivo.
Ciò che rende il caso degno di nota non è tanto l’esito – le cause per violazione di segreti commerciali raramente arrivano a un vero processo – quanto l’identità del convenuto. A differenza dei tipici “dataminer” che scavano nei file di gioco alla ricerca di indizi, Cohen lavorava per Epic Games stessa, con un accesso diretto e autorizzato alle informazioni che poi ha diffuso online come leaker Fortnite.
Chi è Hayden Cohen, il collaboratore diventato leaker AdiraFN
Secondo gli atti processuali, Hayden Cohen ha ricoperto per Epic Games il ruolo di Associate Producer come collaboratore esterno, con accesso diretto a informazioni riservate su partnership, calendari di uscita e contenuti non ancora annunciati di Fortnite. L’11 settembre 2025 Cohen ha firmato un accordo di riservatezza (NDA) come condizione per l’incarico: un dettaglio che si rivelerà decisivo nella causa.
È proprio questo elemento a rendere la posizione legale di Cohen molto più debole rispetto a quella di altri leaker storici della scena Fortnite, come Shiina o HypeX. Questi ultimi, secondo l’analisi legale ripresa anche dalla stampa specializzata italiana, godono di tutele assimilabili a quelle giornalistiche finché si limitano a riportare informazioni ottenute da terzi o tramite datamining, senza concorrere direttamente al furto dei dati. Cohen, avendo firmato un NDA e avendo avuto accesso diretto ai segreti aziendali in qualità di collaboratore interno, non può invocare le stesse protezioni: la sua posizione era, contemporaneamente, quella di fonte e di diffusore, la combinazione più sfavorevole possibile davanti a un tribunale.
La cronologia del caso: dall’accordo di riservatezza alla causa
La vicenda si è sviluppata nell’arco di circa dieci mesi, da un normale contratto di collaborazione fino a una causa federale per violazione di segreti commerciali. La tabella seguente riepiloga le tappe principali, ricostruite incrociando gli atti processuali resi pubblici e le fonti giornalistiche statunitensi e italiane che hanno seguito il caso passo dopo passo.
| Data | Evento |
|---|---|
| 11 settembre 2025 | Hayden Cohen firma l’accordo di riservatezza (NDA) come collaboratore Epic Games, con il ruolo di Associate Producer |
| Gennaio 2026 | L’account “AdiraFN”/”AdiraFNInfo” inizia a pubblicare anticipazioni su collaborazioni Fortnite non ancora annunciate |
| 20 febbraio 2026 | Epic Games invia una diffida formale (cease and desist) a Cohen |
| Inizio marzo 2026 | L’account X/Discord “AdiraFN” viene disattivato |
| 5 marzo 2026 | Epic Games deposita la causa presso il tribunale del Distretto Orientale della Carolina del Nord |
| 6-7 luglio 2026 | Le parti raggiungono un accordo transattivo, in attesa dell’approvazione del giudice |
Una ricostruzione illustrativa e semplificata dello stato della causa, basata sugli atti pubblici e sulle fonti citate in questo articolo, può essere sintetizzata così:
{
"causa": "Epic Games, Inc. v. Hayden Cohen",
"tribunale": "U.S. District Court, E.D. North Carolina",
"depositata_il": "2026-03-05",
"basi_legali": ["DTSA", "NC Trade Secrets Protection Act", "violazione NDA", "concorrenza sleale"],
"accordo_annunciato": "2026-07-06/07",
"risarcimento_economico_usd": 0,
"misura_principale": "ingiunzione permanente",
"stato": "in attesa di approvazione del giudice"
}
// Ricostruzione illustrativa a scopo esplicativo, non un estratto ufficiale del fascicolo giudiziario
Le collaborazioni Fortnite svelate in anticipo
Tra gennaio e febbraio 2026 l’account di Cohen ha rivelato, con settimane o mesi di anticipo rispetto agli annunci ufficiali, una serie di collaborazioni che Epic Games teneva riservate per ragioni contrattuali e di marketing. Le fonti concordano su un nucleo di almeno sette collaborazioni svelate in anteprima dal leaker Fortnite: Minecraft, South Park, Ben 10, Game of Thrones, Overwatch, Kingdom Hearts e Solo Leveling. Alcune ricostruzioni, incluse quelle riprese dalla stampa italiana, aggiungono ulteriori nomi come Masters of the Universe e Peak, anche se per queste ultime il livello di conferma resta inferiore rispetto al nucleo principale.
Non si tratta di semplici indiscrezioni da forum: secondo la causa originale di Epic Games, le fughe di notizie avrebbero “danneggiato le relazioni con i partner, ridotto il coinvolgimento dei giocatori, causato perdita di profitti e aumentato i costi di indagine interna” – un linguaggio tipico delle cause per segreti commerciali, dove il danno non è solo economico diretto ma anche reputazionale nei confronti di terzi, cioè degli stessi partner IP coinvolti nelle collaborazioni annunciate poi ufficialmente.
I termini dell’accordo: ingiunzione permanente, zero risarcimento
Il dato più sorprendente dell’accordo raggiunto a luglio 2026 è che Epic Games, pur avendo inizialmente richiesto un risarcimento per i danni subiti e la restituzione di eventuali profitti indebiti, ha accettato una risoluzione che non prevede alcun pagamento da parte di Cohen. In cambio, quest’ultimo si è impegnato a un’ingiunzione permanente che gli vieta di possedere, accedere, utilizzare o divulgare qualsiasi segreto commerciale o informazione riservata di Epic Games, in perpetuo e non solo per la durata della collaborazione ormai conclusa.
Il portavoce di Epic Games, Natalie Munoz, ha dichiarato che l’azienda ha intrapreso l’azione legale contro l’ex collaboratore per le ripetute violazioni di proprietà intellettuale riservata dei partner e di segreti commerciali, spiegando che la priorità dell’azienda era ottenere una garanzia vincolante contro ulteriori divulgazioni, più che un risarcimento economico immediato. È una scelta strategica comune nel contenzioso sui segreti commerciali: un’ingiunzione permanente, sostenuta dalla minaccia di oltraggio alla corte in caso di violazione, viene spesso considerata più efficace di un risarcimento monetario nel prevenire nuove fughe di notizie, specialmente quando il convenuto – un singolo individuo, non un’azienda – difficilmente dispone di un patrimonio sufficiente a coprire danni nell’ordine dei milioni di dollari.
Le basi legali: Defend Trade Secrets Act e non solo
La causa di Epic Games contro Cohen si fonda su un impianto legale a più livelli, tipico del contenzioso statunitense in materia di segreti commerciali. Al centro c’è il Defend Trade Secrets Act (DTSA), la legge federale del 2016 che consente alle aziende di citare in giudizio chiunque acquisisca, utilizzi o divulghi impropriamente un segreto commerciale legato al commercio interstatale. A questa si affianca il North Carolina Trade Secrets Protection Act, la normativa statale equivalente applicabile perché la causa è stata depositata nel Distretto Orientale della Carolina del Nord, oltre alle classiche accuse di violazione contrattuale dell’NDA e concorrenza sleale.
Il ruolo dell’accordo di riservatezza
L’NDA firmato da Cohen l’11 settembre 2025 è l’elemento che trasforma un caso di “semplice” fuga di notizie in una causa per violazione di segreti commerciali con solide probabilità di successo per l’azienda. Senza un accordo di riservatezza firmato, dimostrare che un’informazione era stata sottoposta a misure ragionevoli per mantenerla segreta – requisito centrale sia del DTSA sia della direttiva europea equivalente, come vedremo più avanti – sarebbe molto più complesso. È lo stesso motivo per cui, secondo l’analisi legale ripresa dalla stampa di settore, altri leaker Fortnite privi di un rapporto contrattuale diretto con Epic Games godono di margini di manovra legale molto più ampi rispetto a Cohen.
Perché Epic Games ha scelto l’ingiunzione invece dei danni economici
Dal punto di vista strategico, la rinuncia di Epic Games a un risarcimento economico esplicito racchiude due calcoli tipici del contenzioso sui segreti commerciali. Primo: un vero processo avrebbe comportato la fase di discovery, con lo scambio reciproco di documenti interni – un rischio concreto di esporre pubblicamente altri dettagli riservati proprio nel tentativo di proteggerli, l’ironia centrale di molte cause di questo tipo. Secondo: un convenuto individuale, non un’azienda con bilanci milionari, raramente dispone del patrimonio per coprire un risarcimento da milioni di dollari, rendendo una condanna pecuniaria in gran parte simbolica.
Terzo, e probabilmente più importante: l’ingiunzione permanente ha un effetto deterrente che va oltre il singolo caso. Rendendo pubblico che anche una fuga di notizie “senza danni economici dimostrati” porta comunque a una causa federale, a mesi di contenzioso e all’esposizione della propria identità, Epic Games invia un segnale a chiunque altro, tra collaboratori e dipendenti, sia tentato di monetizzare o pubblicizzare informazioni riservate prima del tempo.
Il precedente: Epic Games, un’azienda abituata alle aule di tribunale
Il caso Cohen si inserisce in una storia aziendale in cui Epic Games ricorre spesso alle vie legali per difendere i propri interessi. L’esempio più noto resta Epic Games v. Apple, la causa antitrust avviata nel 2020 contro le commissioni dell’App Store, che ha portato il tema delle regole degli store digitali all’attenzione globale. Si tratta di una causa di natura opposta – offensiva, contro un gigante del settore – rispetto a quella odierna contro Cohen, puramente difensiva e rivolta a un singolo ex collaboratore. Ma entrambe raccontano la stessa attitudine di fondo: Epic Games non esita a portare in tribunale chiunque ritenga stia danneggiando i propri interessi commerciali, che si tratti di un colosso globale o di un singolo leaker Fortnite con un account su X.
Cohen contro Kurtaj: due modelli opposti di minaccia interna
Per capire davvero la portata del caso Cohen è utile confrontarlo con un altro caso di fuga di notizie che ha scosso l’industria videoludica: quello di Arion Kurtaj, il membro del gruppo Lapsus$ che nel settembre 2022 violò i sistemi interni di Rockstar Games sottraendo e pubblicando oltre 90 filmati di sviluppo e parte del codice sorgente di GTA VI. I due casi condividono il tema di fondo – informazioni riservate di un grande publisher finite online in anticipo – ma rappresentano modelli di minaccia agli antipodi, con conseguenze legali radicalmente diverse.
| Aspetto | Hayden Cohen (AdiraFN) – Epic Games | Arion Kurtaj – Rockstar Games |
|---|---|---|
| Tipo di accesso | Collaboratore autorizzato, accesso legittimo tramite contratto NDA | Accesso non autorizzato, ottenuto tramite hacking (gruppo Lapsus$) |
| Metodo | Divulgazione social di informazioni riservate su collaborazioni future | Furto e pubblicazione di filmati di sviluppo e codice sorgente di GTA VI |
| Anno dei fatti | Gennaio-febbraio 2026 | Settembre 2022 |
| Giurisdizione | Civile, Stati Uniti (Distretto Orientale Carolina del Nord) | Penale, Regno Unito |
| Base legale | Defend Trade Secrets Act + North Carolina Trade Secrets Protection Act | Computer Misuse Act (Regno Unito) |
| Esito | Accordo transattivo luglio 2026, ingiunzione permanente, 0 $ di danni | Reclusione in ospedale psichiatrico sicuro (dicembre 2023), poi trasferito in carcere ordinario in vista del nuovo processo |
La traiettoria giudiziaria di Kurtaj si è evoluta proprio nelle settimane precedenti l’accordo Epic-Cohen: a metà luglio 2026 è stato trasferito da una struttura ospedaliera protetta, dove si trovava dal dicembre 2023 dopo essere stato giudicato non idoneo a sostenere un processo standard, a un carcere ordinario, in attesa di un nuovo processo fissato per novembre 2026 – lo stesso mese in cui GTA VI arriverà sul mercato. Il contrasto è netto: da una parte una causa civile per segreti commerciali, risolta con un accordo e zero risarcimento; dall’altra un procedimento penale britannico tuttora aperto, quattro anni dopo i fatti, per un accesso non autorizzato ai sistemi di un’azienda. Per approfondire l’altro grande episodio di violazione dei dati che ha coinvolto Rockstar Games nel 2026, si veda anche la nostra analisi della violazione da 78,6 milioni di record subita dall’azienda tramite un fornitore terzo.
Quanto costano le minacce interne all’industria videoludica
Il caso Cohen è un esempio isolato con un esito relativamente mite, ma si inserisce in un problema che l’industria tecnologica nel suo complesso fatica a contenere: il costo delle minacce interne, cioè di dipendenti, ex dipendenti o collaboratori che – volontariamente o per negligenza – espongono informazioni riservate. Il Ponemon Institute, nel suo settimo studio annuale sul tema pubblicato l’11 maggio 2026 e sponsorizzato da DTEX, ha analizzato 354 organizzazioni globali e 7.490 incidenti registrati nel 2025, arrivando a cifre che spiegano perché aziende come Epic Games trattino ogni fuga di notizie interna con estrema serietà legale, indipendentemente dall’entità del danno economico immediato.
| Tipologia di incidente | Costo medio per incidente | Incidenti medi annui per azienda |
|---|---|---|
| Furto di credenziali | 842.462 $ (in crescita da 779.707 $ nel 2024) | 5,3 |
| Insider negligente | 747.107 $ | 13,8 |
| Insider doloso (malicious) | 742.125 $ | 6,3 |
| Contenimento rapido (meno di 30 giorni) | 14,2 milioni $ di costo totale medio annuo | – |
| Contenimento prolungato (oltre 90 giorni) | 21,9 milioni $ di costo totale medio annuo | – |
Lo studio non isola una categoria specifica per l’industria videoludica, ma il dato è comunque rilevante: qualsiasi editore che gestisce partnership commerciali, calendari di uscita riservati e contenuti non ancora annunciati – condizione che descrive praticamente ogni grande publisher, da Epic Games a Rockstar fino a Nintendo e Sony – rientra esattamente nel profilo di rischio misurato dal Ponemon Institute. Va inoltre notato il tempo medio di contenimento degli incidenti, migliorato da 81 a 67 giorni tra il 2024 e il 2025: un progresso che riflette investimenti crescenti in monitoraggio interno, ma che conferma anche quanto tempo possa restare aperta una falla prima di essere individuata e chiusa.
Segreti commerciali in Europa e Italia: cosa dice la legge
Il quadro legale statunitense usato da Epic Games contro Cohen non è un’esclusiva americana. A livello europeo, la materia è regolata dalla Direttiva (UE) 2016/943 sulla protezione del know-how e delle informazioni commerciali riservate, che stabilisce una definizione di segreto commerciale sostanzialmente identica a quella del Defend Trade Secrets Act statunitense: un’informazione è tutelabile se è segreta, ha un valore commerciale proprio perché segreta, ed è stata sottoposta a misure ragionevoli per mantenerla tale.
Cosa prevede il Codice della Proprietà Industriale
L’Italia ha recepito la direttiva europea con il Decreto Legislativo 11 maggio 2018, n. 63, integrando la tutela dei segreti commerciali direttamente negli articoli 98 e 99 del Codice della Proprietà Industriale (CPI). L’articolo 98 definisce l’oggetto della tutela con gli stessi tre requisiti della norma europea, mentre l’articolo 99 riconosce al legittimo detentore il diritto di vietare a terzi, salvo proprio consenso, di acquisire, rivelare o utilizzare in modo abusivo tali informazioni. In pratica, un caso identico a quello di Cohen – un collaboratore che, dopo aver firmato un accordo di riservatezza, diffonde online informazioni riservate su prodotti non ancora annunciati – potrebbe essere perseguito in Italia con strumenti giuridici molto simili a quelli usati da Epic Games in Carolina del Nord: azione inibitoria (l’equivalente italiano dell’ingiunzione), richiesta di risarcimento del danno e, in alcuni casi, rilevanza penale ai sensi del codice penale per rivelazione di segreti industriali. La convergenza tra i sistemi statunitense ed europeo su questo tema è ormai quasi totale, complice proprio la direttiva 2016/943 che ha armonizzato le regole tra i 27 Stati membri.
L’impatto sul mercato: publisher, community manager e content creator
Le collaborazioni cross-mediali come quelle di Fortnite con Minecraft, South Park o Game of Thrones non sono semplici trovate di marketing: sono accordi di licenza negoziati con largo anticipo, spesso soggetti a clausole contrattuali di embargo che vincolano entrambe le parti fino alla data concordata. Una fuga di notizie prematura non danneggia solo Epic Games sul piano reputazionale: rischia penali contrattuali verso i partner coinvolti, che avevano pianificato le proprie campagne attorno a una data di reveal ormai bruciata dal leaker Fortnite di turno.
Per publisher e community manager, il caso Cohen è un promemoria pratico: la gestione degli accessi interni alle informazioni riservate è diventata materia di gestione del rischio tanto quanto la sicurezza perimetrale contro attacchi esterni. Per i content creator che vivono di anticipazioni, il messaggio è più sfumato: la causa colpisce chi ha un rapporto contrattuale diretto con l’azienda, non l’ecosistema dei leaker in generale, che continua a operare tramite il datamining dei file di gioco pubblici.
La reazione della community: gli altri leaker di Fortnite continuano
Fortnite resta uno dei giochi più “leak-friendly” in assoluto, non per scelta di Epic Games ma per il suo modello live-service: ogni aggiornamento stagionale scarica sui dispositivi dei giocatori file e asset che i data miner analizzano in poche ore, individuando skin, eventi e collaborazioni con largo anticipo. Leaker storici come Shiina o HypeX, privi di un rapporto di lavoro diretto con Epic Games, continuano quindi a operare senza che il caso Cohen cambi in alcun modo la loro posizione legale.
All’interno della community, la chiusura del caso è stata letta soprattutto come conferma di una regola implicita ormai nota agli addetti ai lavori: chi lavora “dentro” l’azienda e sfrutta quell’accesso per anticipare notizie rischia conseguenze legali molto più severe di chi si limita a interpretare dati pubblicamente disponibili. È la stessa distinzione che negli Stati Uniti separa, concettualmente, un informatore protetto da eventuali tutele giornalistiche da un dipendente infedele soggetto alle leggi sui segreti commerciali.
Cosa aspettarsi: le previsioni per la seconda metà del 2026
Sulla base della cronologia del caso e delle dinamiche già osservate in vicende simili, ecco gli sviluppi più probabili nei prossimi mesi:
- Approvazione formale dell’accordo: è probabile che il giudice del Distretto Orientale della Carolina del Nord approvi l’accordo transattivo nelle prossime settimane, trattandosi di una formalità procedurale standard per le cause civili risolte in via stragiudiziale.
- Politiche di accesso più rigide: Epic Games, così come altri grandi publisher, potrebbe restringere ulteriormente il numero di collaboratori esterni con accesso anticipato a contenuti non annunciati, o introdurre sistemi di tracciamento interno delle informazioni riservate (watermarking digitale, log di accesso granulari).
- Effetto precedente su altri publisher: aziende con modelli di business fortemente basati su collaborazioni a licenza (crossover, IP di terze parti) potrebbero rivedere i propri NDA alla luce di questo caso, rendendoli più specifici sulle conseguenze legali delle violazioni.
- Il caso diventa un riferimento citabile: proprio perché si è concluso con un accordo reso pubblico anziché restare sigillato, il caso Cohen è destinato a diventare un riferimento ricorrente nelle dispute future su fughe di notizie da parte di insider nel settore videoludico.
- L’ecosistema dei leaker “esterni” resta attivo: l’effetto deterrente del caso Cohen difficilmente si estenderà a chi opera tramite datamining o fonti indirette, dato che la base legale usata da Epic Games dipende specificamente dall’esistenza di un rapporto contrattuale e di un NDA firmato.
Domande frequenti
Chi è Hayden Cohen, alias AdiraFN?
È un ex collaboratore esterno di Epic Games, con il ruolo di Associate Producer, che tra gennaio e febbraio 2026 ha pubblicato in anticipo informazioni riservate su collaborazioni Fortnite non ancora annunciate, usando gli account social “AdiraFN” e “AdiraFNInfo”.
Epic Games ha ottenuto un risarcimento economico da Cohen?
No. Nonostante la causa originale chiedesse danni e restituzione di eventuali profitti indebiti, l’accordo raggiunto a luglio 2026 prevede soltanto un’ingiunzione permanente, senza alcun pagamento monetario reso pubblico.
Cohen rischia conseguenze penali oltre alla causa civile?
Sulla base di quanto reso pubblico finora, il caso è stato gestito esclusivamente in sede civile, tramite il Defend Trade Secrets Act e la legge equivalente della Carolina del Nord. Non risultano, al momento della pubblicazione, procedimenti penali collegati.
Quali collaborazioni Fortnite sono state svelate in anticipo?
Le fonti concordano su un nucleo di almeno sette collaborazioni: Minecraft, South Park, Ben 10, Game of Thrones, Overwatch, Kingdom Hearts e Solo Leveling, con alcune ricostruzioni che aggiungono anche Masters of the Universe e Peak.
Perché Cohen non può invocare le stesse tutele di altri leaker Fortnite?
Perché, a differenza di leaker come Shiina o HypeX che si basano su datamining o fonti indirette, Cohen aveva un accesso diretto e autorizzato alle informazioni in qualità di collaboratore Epic Games, ed è vincolato da un NDA firmato l’11 settembre 2025 – una combinazione che esclude le tutele tipiche riservate a chi si limita a riportare informazioni ottenute da terzi.
Un caso simile potrebbe verificarsi in Italia?
Sì. Gli articoli 98 e 99 del Codice della Proprietà Industriale, che recepiscono la direttiva UE 2016/943, offrono in Italia una tutela dei segreti commerciali molto simile a quella statunitense, con la possibilità di richiedere un’azione inibitoria e un risarcimento del danno contro chi diffonde informazioni riservate coperte da accordo di riservatezza.
Cos’è il Defend Trade Secrets Act?
È la legge federale statunitense del 2016 che consente alle aziende di citare in giudizio, davanti a un tribunale federale, chiunque acquisisca, utilizzi o divulghi impropriamente un segreto commerciale legato al commercio interstatale: la base legale principale usata da Epic Games contro Cohen.
L’accordo tra Epic Games e Cohen è già definitivo?
Formalmente no: al momento della pubblicazione di questo articolo l’accordo transattivo è ancora in attesa dell’approvazione del giudice del Distretto Orientale della Carolina del Nord, un passaggio procedurale considerato una formalità nella maggior parte delle cause civili risolte in via stragiudiziale.
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