Nintendo e Sony si trovano ora dall’altra parte del banco dei dazi. Dopo aver alzato i prezzi di console e accessori nel 2025 citando i dazi doganali imposti dall’amministrazione Trump, le due aziende sono accusate da consumatori statunitensi di voler trattenere anche i rimborsi che il governo USA è ora costretto a restituire, dopo che la Corte Suprema ha dichiarato quei dazi illegittimi. Il 21 luglio 2026 Nintendo ha depositato in tribunale una richiesta di archiviazione della causa intentata contro di lei, sostenendo di non avere alcun obbligo di restituire nulla ai propri clienti. Il giorno successivo il titolo Nintendo ha perso il 4% alla Borsa di Tokyo.
È il capitolo più recente di una vicenda che intreccia diritto commerciale, politica dei dazi e il portafoglio di milioni di giocatori, in un momento in cui i prezzi dell’hardware da gioco restano sotto pressione anche in Europa, sebbene per ragioni diverse. Sony affronta una causa quasi identica in California. Nessuna delle due aziende ha ancora ottenuto una decisione definitiva.
Cosa dice la causa: il “doppio incasso” contestato a Nintendo e Sony
Il cuore delle due class action è un concetto semplice da spiegare ma con implicazioni finanziarie enormi: il “doppio incasso” (double recovery). Secondo i consumatori, Nintendo e Sony avrebbero aumentato i prezzi di console e accessori nel 2025 per compensare i dazi doganali imposti dall’amministrazione Trump. Ora che la Corte Suprema ha dichiarato quei dazi incostituzionali e il governo statunitense si appresta a restituirli agli importatori, le due aziende rischiano di intascare due volte lo stesso importo: una prima volta dai clienti tramite il prezzo maggiorato, una seconda volta dallo stato tramite il rimborso federale, con gli interessi.
Le cause, depositate separatamente contro Nintendo e Sony, non contestano l’aumento dei prezzi in sé, ma il fatto che le aziende non intendano restituire ai consumatori la quota di rimborso corrispondente ai dazi che loro stessi hanno già pagato attraverso il prezzo più alto. È un argomento giuridico relativamente nuovo, nato direttamente dalla sequenza insolita di eventi: dazi imposti, poi dichiarati illegittimi, con un programma di restituzione statale che ha aperto la porta a questo tipo di contenzioso in più settori, non solo nel gaming.
La cronologia completa: dai dazi di Trump alla sentenza della Corte Suprema
Ad aprile 2025 l’amministrazione Trump impone una serie di dazi ampi invocando l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA). Nintendo, pur mantenendo invariato il prezzo della console Switch 2, alza il costo di alcuni accessori: la coppia di Joy-Con 2 passa da 89,99 $ a 95 $ (+5 $, circa il 6%), altri accessori Switch 2 salgono da 5 $ a 10 $, mentre i modelli della Switch originale aumentano tra 30 $ e 50 $. Ad agosto 2025 tocca a Sony, che alza PS5, PS5 Digital Edition e PS5 Pro di 50 $ ciascuna, citando un “contesto economico difficile”; tra agosto 2025 e aprile 2026 gli aumenti cumulativi raggiungono 150 $ per PS5 disco, 150 $ per PS5 Digital Edition e 200 $ per PS5 Pro.
Il 20 febbraio 2026 la Corte Suprema degli Stati Uniti stabilisce che l’amministrazione Trump ha ecceduto i propri poteri imponendo quei dazi tramite l’IEEPA: i dazi vengono invalidati. Il governo federale annuncia in seguito un programma di rimborso da 166 miliardi di dollari rivolto a circa 300.000 importatori, valido per tutti i settori economici, non solo per il gaming. Il 6 marzo 2026 Nintendo fa causa al governo statunitense per ottenere il proprio rimborso, con gli interessi maturati.
Il piano di rimborso da 166 miliardi di dollari
Il programma federale di restituzione dei dazi dichiarati illegittimi è la chiave di volta dell’intera vicenda: senza di esso, non ci sarebbe alcun “doppio incasso” da contestare, perché le aziende avrebbero semplicemente subito un costo poi rivelatosi illegale, senza alcuna compensazione. Con 166 miliardi di dollari potenzialmente in gioco su circa 300.000 importatori a livello nazionale, il programma riguarda ogni comparto che abbia pagato dazi IEEPA tra il 2025 e l’inizio del 2026, dall’automotive all’elettronica di consumo, gaming incluso.
Hoffert contro Nintendo: la class action del Washington
Alla fine di aprile 2026 i consumatori statunitensi Gregory Hoffert e Prashant Sharan depositano una proposta di class action contro Nintendo presso un tribunale dello stato di Washington, sede della filiale americana dell’azienda. La causa, nota come Hoffert et al. v. Nintendo, sostiene che Nintendo rischi di “recuperare due volte gli stessi dazi doganali: una prima volta dai consumatori tramite i prezzi più alti, una seconda volta dal governo federale tramite i rimborsi dei dazi, interessi inclusi”, configurando un arricchimento senza giusta causa (unjust enrichment). Il periodo di classe individuato copre gli acquirenti dei prodotti con prezzo maggiorato tra febbraio 2025 e febbraio 2026.
Secondo la ricostruzione riportata da GameFile, la causa non chiede l’annullamento degli aumenti di prezzo già applicati, ma la restituzione della componente di rimborso che spetterebbe, in teoria, a chi ha già pagato quel sovrapprezzo di tasca propria.
La difesa di Nintendo: “Avete ricevuto ciò per cui avete pagato”
Il 21 luglio 2026 (lunedì) Nintendo deposita la propria risposta: una richiesta di archiviazione della causa oppure, in subordine, di trasferimento della controversia in arbitrato privato, così come previsto dalle clausole dei propri termini di servizio. Secondo il documento depositato in tribunale, riportato da Forbes e da Game Developer, i clienti che hanno acquistato i prodotti a prezzo maggiorato “hanno ricevuto esattamente ciò per cui avevano pattuito e pagato” e non sono “legittimati a un rimborso semplicemente a causa di sviluppi legali successivi relativi ai dazi”.
Nintendo definisce “filo conduttore” delle richieste dei querelanti l’idea che sia in qualche modo “ingiusto” che l’azienda non abbia adeguato retroattivamente i prezzi delle vendite già concluse in risposta all’esito del contenzioso sui dazi, aggiungendo che “non è così che funzionano le transazioni commerciali”. L’azienda sostiene inoltre di aver assorbito parte dei costi doganali senza scaricarli tutti sui clienti, di aver applicato solo aumenti “modesti e selettivi” guidati anche da costi di memoria, manodopera e spedizione oltre che dai dazi, e che i consumatori avrebbero comunque potuto “astenersi dall’acquistare il prodotto o cercare prodotti concorrenti”.
Walker contro Sony: la causa gemella in California
Il 6 maggio 2026 una causa quasi identica colpisce Sony: Walker et al. v. Sony Interactive Entertainment, depositata nel distretto nord della California dai consumatori Amorey Walker e Bryce Foster-Quarles. Come riportano Game Developer e Kotaku, la stampa statunitense descrive l’accusa come una richiesta di “windfall da doppio incasso”: Sony avrebbe alzato i prezzi di PS5, PS5 Digital Edition e PS5 Pro citando dazi poi dichiarati illegittimi, e ora rischierebbe di trattenere sia il sovrapprezzo incassato dai clienti sia l’eventuale rimborso federale. La classe individuata è nazionale, con periodo dal 1° agosto 2025 a oggi; l’udienza di gestione della causa è fissata per il 3 agosto 2026.
A differenza di Nintendo, Sony non ha ancora depositato una risposta formale equivalente alla richiesta di archiviazione: la vicenda è quindi in una fase più arretrata, e resta da vedere se la casa di PlayStation seguirà la stessa linea difensiva.
// Riepilogo editoriale dello stato delle due cause (non un documento ufficiale del tribunale)
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Quanto sono aumentati davvero i prezzi di Switch e PlayStation
Il cuore della disputa economica è la dimensione reale degli aumenti applicati nel 2025 e nel 2026. Ecco i numeri verificati che circolano nelle due cause e nella stampa statunitense.
Joy-Con 2, Switch e PS5: il dettaglio degli aumenti
| Prodotto | Aumento applicato | Periodo | Motivazione ufficiale |
|---|---|---|---|
| Joy-Con 2 (coppia) | +5 $ (da 89,99 $ a 95 $, circa +6%) | Aprile 2025 | Dazi doganali |
| Altri accessori Switch 2 | da +5 $ a +10 $ | Aprile 2025 | Dazi doganali |
| Nintendo Switch (modelli originali) | da +30 $ a +50 $ | Aprile 2025 | Dazi doganali |
| PlayStation 5 (disco) | +150 $ cumulativo | Agosto 2025 → Aprile 2026 | “Contesto economico difficile” |
| PlayStation 5 Digital Edition | +150 $ cumulativo | Agosto 2025 → Aprile 2026 | “Contesto economico difficile” |
| PlayStation 5 Pro | +200 $ cumulativo | Agosto 2025 → Aprile 2026 | “Contesto economico difficile” |
Va notato che il prezzo della console Nintendo Switch 2 in sé non risulta tra gli aumenti citati nelle cause: Nintendo ha scelto di tenerlo invariato, scaricando l’impatto dei dazi soprattutto su accessori e sui modelli della Switch originale ancora in vendita. Sony, al contrario, ha colpito direttamente l’intera gamma PS5 con rialzi ripetuti in più tranche.
Il titolo Nintendo crolla del 4% a Tokyo
Nella seduta successiva alla notizia della richiesta di archiviazione, il titolo Nintendo ha perso il 4% alla Borsa di Tokyo. Non è chiaro se il mercato abbia reagito al rischio legale in sé, al rumore mediatico attorno all’argomento difensivo dell’azienda (“avete ricevuto ciò per cui avete pagato” non è la frase più amichevole da leggere per chi possiede un titolo il cui valore dipende dalla fedeltà dei clienti), oppure a una combinazione di fattori macro più ampi legati al comparto tecnologico giapponese in quei giorni.
Quel che è certo è che, al momento, non esiste alcuna decisione giudiziaria: né il tribunale di Washington si è pronunciato sulla richiesta di Nintendo, né quello della California ha fissato una data per un’eventuale sentenza nel caso Sony. La reazione di Borsa precede quindi qualunque esito reale del contenzioso, un pattern comune quando una notizia legale tocca un tema sensibile come il rapporto tra un’azienda e la propria base di clienti.
Non solo gaming: il precedente Ford
Nintendo e Sony non sono sole in questa dinamica. Ford affronta una class action molto simile in Michigan: il produttore automobilistico si aspetta rimborsi sui dazi stimati in circa 1,3 miliardi di dollari e, come Nintendo, ha scelto di non girarli automaticamente ai clienti che hanno pagato prezzi più alti durante il periodo dei dazi. Il parallelo con l’automotive è utile per inquadrare la vicenda: non si tratta di una peculiarità del settore videoludico, ma di una linea di condotta condivisa da diverse multinazionali che hanno scaricato il costo dei dazi sui listini nel 2025 e che ora, con i dazi dichiarati illegittimi, devono decidere se e quanto restituire.
Chi restituisce i rimborsi ai clienti: Costco, FedEx e UPS
Nel panorama corporate statunitense solo tre grandi aziende si sono pubblicamente impegnate a restituire in qualche forma i rimborsi dei dazi ai propri clienti: Costco, che ha annunciato la conversione dei rimborsi in futuri prezzi più bassi sugli scaffali; FedEx e UPS, che hanno scelto di rimborsare direttamente gli importi ai propri clienti e spedizionieri. Si tratta di un gruppo ristretto rispetto alla platea di aziende che hanno aumentato i listini nel 2025 citando i dazi, e la loro scelta viene ora citata nei documenti legali contro Nintendo e Sony proprio come prova che un percorso alternativo, più favorevole al consumatore, fosse concretamente praticabile.
Perché una causa così non può nascere in Italia o nell’Unione Europea
È importante essere chiari su un punto: né i consumatori italiani né quelli europei fanno parte di Hoffert v. Nintendo o di Walker v. Sony. I dazi IEEPA imposti dall’amministrazione Trump colpivano le importazioni verso gli Stati Uniti, non le vendite sul mercato europeo o italiano. Chi ha acquistato una Nintendo Switch 2 o una PlayStation 5 in Italia nel 2025-2026 non ha pagato quei dazi specifici, e non avrebbe quindi alcun titolo per rivendicare una quota di quel particolare rimborso federale statunitense.
Questo non significa che i giocatori europei siano rimasti indenni dai rincari: come raccontato nel nostro approfondimento sull’aumento dei prezzi delle console nel 2026, anche qui i listini sono saliti, ma la causa principale è stata un’altra: la crisi dei prezzi della RAM, con i chip di memoria spinti alle stelle dalla domanda dell’intelligenza artificiale, non i dazi doganali statunitensi. È una distinzione importante: due rincari paralleli, con due cause economiche completamente diverse, che si sono sommati nello stesso periodo senza essere collegati.
La tutela del consumatore: Italia/UE contro Stati Uniti a confronto
Se una situazione analoga si presentasse in Italia, gli strumenti legali a disposizione dei consumatori sarebbero piuttosto diversi da quelli statunitensi. Il sistema italiano si basa sull’azione di classe prevista dall’Art. 140-ter del Codice del Consumo, introdotta dal Decreto Legislativo 28/2023 in attuazione della Direttiva UE 2020/1828, in vigore dal 25 giugno 2023. A differenza della class action “opt-out” statunitense, che può essere avviata da singoli consumatori assistiti da studi legali privati, l’azione di classe italiana può essere esercitata solo da associazioni dei consumatori iscritte in un apposito registro pubblico o da enti pubblici indipendenti.
C’è poi la questione delle clausole di arbitrato che Nintendo cerca di far valere nei confronti dei querelanti statunitensi. Nel diritto italiano, clausole che limitano o escludono il diritto del consumatore di agire in giudizio contro il professionista sono considerate vessatorie e quindi nulle ai sensi degli articoli 33 e 34 del Codice del Consumo, indipendentemente dal fatto che siano state negoziate specificamente. Negli Stati Uniti, al contrario, il Federal Arbitration Act rende queste clausole generalmente valide ed efficaci, ed è proprio su questa base che Nintendo chiede, in alternativa all’archiviazione, di spostare la controversia in arbitrato privato.
| Aspetto | Stati Uniti | Italia / Unione Europea |
|---|---|---|
| Dazi IEEPA su console e accessori | Applicati nel 2025, poi dichiarati illegittimi (Corte Suprema, 20 febbraio 2026) | Mai applicabili alle vendite europee |
| Causa principale dei rincari 2025-2026 | Dazi doganali statunitensi | Crisi dei chip di memoria (RAM/NAND) |
| Meccanismo di azione collettiva | Class action “opt-out” avviabile da singoli consumatori | Azione di classe “opt-in”, solo tramite associazioni registrate o enti pubblici |
| Clausole di arbitrato obbligatorio nei ToS | Generalmente valide (Federal Arbitration Act) | Nulle se limitano il diritto di agire in giudizio (Art. 33-34 Codice del Consumo) |
| Base normativa dell’azione collettiva | Diritto processuale statale/federale | D.Lgs. 28/2023, attuazione Direttiva UE 2020/1828 |
L’impatto sul mercato delle console nel 2026
Al di là dell’esito giudiziario, la vicenda arriva in un momento delicato per il mercato hardware. Come documentato nel nostro pezzo sul mercato videogiochi in Italia, la spesa dei giocatori resta sotto pressione da mesi, e ogni notizia che mette in cattiva luce il rapporto tra produttori e consumatori rischia di alimentare ulteriore diffidenza proprio mentre l’industria si avvicina alla stagione natalizia 2026, tradizionalmente il periodo di vendita più importante per console e accessori.
Per Nintendo, in particolare, l’immagine pubblica è un asset delicato: l’azienda ha costruito gran parte del proprio successo recente sulla fedeltà di una base di fan storicamente meno incline a criticarla rispetto a quella di Sony o Microsoft. Un argomento difensivo percepito come sgradevole, per quanto giuridicamente fondato, rischia di intaccare proprio quel capitale reputazionale nel momento in cui Switch 2 sta ancora consolidando la propria base installata.
Cosa rischiano Nintendo e Sony se il giudice respinge l’archiviazione
Se il tribunale di Washington dovesse respingere la richiesta di archiviazione di Nintendo, la causa proseguirebbe verso la fase di discovery, con l’obbligo per l’azienda di produrre documenti interni su come sono stati calcolati gli aumenti di prezzo del 2025 e su quanto effettivamente riceverà dal governo federale come rimborso. Lo stesso vale, a maggior ragione, per Sony, la cui causa è ancora in una fase più precoce. Un esito sfavorevole per le due aziende creerebbe inoltre un precedente che altri produttori di hardware, inclusa Microsoft con la gamma Xbox, dovrebbero valutare con attenzione se hanno seguito una logica simile nell’aumentare i prezzi nel 2025 citando i dazi.
Va detto che, anche in caso di vittoria dei consumatori, l’entità del risarcimento individuale sarebbe probabilmente contenuta: parliamo di importi che vanno da pochi dollari per accessorio fino a poche centinaia di dollari per una console di fascia alta come PS5 Pro, moltiplicati però per una base di milioni di acquirenti, il che spiega perché l’esposizione finanziaria aggregata per le due aziende non sia trascurabile.
Previsioni: cosa aspettarsi nei prossimi mesi
Sulla base della cronologia processuale e del comportamento già osservato delle due aziende, ecco alcuni scenari plausibili per i prossimi mesi, da leggere come analisi editoriale e non come fatti certi:
- Il tribunale dello stato di Washington difficilmente si pronuncerà sulla richiesta di archiviazione di Nintendo prima della fine del 2026, considerati i tempi tipici di questo tipo di mozioni.
- È probabile che Sony, dopo l’udienza di gestione della causa del 3 agosto 2026, adotti una linea difensiva molto simile a quella di Nintendo, puntando su archiviazione o arbitrato privato.
- Altri produttori di elettronica ed elettrodomestici che hanno alzato i prezzi citando i dazi nel 2025 potrebbero affrontare cause analoghe nei prossimi mesi, seguendo lo schema già visto con Ford.
- Anche in caso di sconfitta in tribunale, è improbabile che Nintendo o Sony annuncino volontariamente rimborsi ai clienti prima che una sentenza li obblighi a farlo, vista la posizione finora tenuta.
- Una causa equivalente in Italia o nell’Unione Europea resta altamente improbabile, in assenza di dazi IEEPA applicabili alle vendite europee; un eventuale contenzioso locale dovrebbe basarsi su presupposti di fatto completamente diversi.
Domande frequenti
Cos’è la causa per “doppio incasso” contro Nintendo e Sony?
È l’accusa secondo cui le due aziende, dopo aver alzato i prezzi nel 2025 per compensare i dazi Trump, rischiano di trattenere sia il sovrapprezzo pagato dai consumatori sia il rimborso federale ottenuto sugli stessi dazi, ora dichiarati illegittimi dalla Corte Suprema.
Perché Nintendo ha fatto causa al governo degli Stati Uniti?
Il 6 marzo 2026 Nintendo ha citato in giudizio il governo USA per ottenere la restituzione dei dazi versati tra il 2025 e l’inizio del 2026, con gli interessi maturati, dopo la sentenza della Corte Suprema del 20 febbraio 2026 che ha dichiarato quei dazi illegittimi.
Di quanto sono aumentati i prezzi di Nintendo Switch e PlayStation 5?
I Joy-Con 2 sono passati da 89,99 $ a 95 $, altri accessori Switch 2 sono saliti da 5 $ a 10 $ e i modelli Switch originali tra 30 $ e 50 $. Le tre versioni di PS5 hanno subito aumenti cumulativi tra agosto 2025 e aprile 2026 pari a 150 $ (disco e Digital Edition) e 200 $ (Pro).
I consumatori italiani o europei possono partecipare a queste cause?
No. Sia Hoffert v. Nintendo sia Walker v. Sony riguardano esclusivamente acquirenti statunitensi, perché i dazi IEEPA si applicavano solo alle importazioni verso gli Stati Uniti e non alle vendite in Italia o nel resto dell’Unione Europea.
Cosa succede se il tribunale respinge la richiesta di archiviazione di Nintendo?
La causa proseguirebbe in una fase di discovery, con l’azienda obbligata a produrre documenti interni sul calcolo dei prezzi e sull’entità del rimborso federale ricevuto, un percorso che potrebbe richiedere diversi mesi o anni.
Quando arriverà una decisione definitiva?
Non è stata fissata alcuna data. Per Sony la prossima tappa nota è l’udienza di gestione della causa del 3 agosto 2026; per Nintendo si attende la decisione del tribunale sulla richiesta depositata il 21 luglio 2026.
Altre aziende sono coinvolte in cause simili sui dazi?
Sì. Ford affronta in Michigan una class action molto simile, legata a circa 1,3 miliardi di dollari di rimborsi attesi sui dazi che l’azienda non ha girato ai clienti. Solo Costco, FedEx e UPS si sono finora impegnate pubblicamente a restituire in qualche forma i rimborsi ai propri clienti.
Un consumatore italiano che ha pagato di più per una console può fare qualcosa?
Non in relazione a questa specifica vicenda sui dazi USA, che non lo riguarda. Per i rincari effettivamente subiti in Italia, legati alla crisi dei prezzi della RAM, lo strumento collettivo disponibile è l’azione di classe ex Art. 140-ter del Codice del Consumo, attivabile solo tramite associazioni dei consumatori registrate o enti pubblici indipendenti.
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