Il mercato delle console attraversa uno dei periodi peggiori della sua storia recente. Negli Stati Uniti le vendite di Xbox sono scese del 33% nei primi otto mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025, il dato più basso da quando il marchio è stato lanciato quasi 25 anni fa. PlayStation 5 non sta meglio: le vendite sono calate del 25% nello stesso arco di tempo, il livello più debole dal 2013. Dietro ai numeri c’è una causa comune, la crisi della RAM che da gennaio 2026 ha fatto esplodere i costi dei chip di memoria e ha costretto Microsoft ad alzare i listini per tre volte in due anni. Per il mercato italiano ed europeo, dove le console arrivano con gli stessi componenti comprati sugli stessi mercati globali, la domanda non è se la crisi arriverà, ma quanto durerà e quanto costerà ancora.

Il crollo delle vendite: i numeri di Xbox e PlayStation

I dati arrivano da Circana, la società di ricerche di mercato che segue da anni le vendite retail di hardware e software videoludico negli Stati Uniti. Secondo l’analisi diffusa da Tom’s Hardware l’11 ottobre 2026, le vendite Xbox negli Stati Uniti sono crollate del 33% da gennaio ad agosto 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025. È il dato peggiore mai registrato per il marchio Xbox, lanciato nel 2001. PlayStation 5 ha fatto leggermente meglio ma il quadro resta negativo, con un calo del 25% nello stesso periodo, il livello di vendita più basso dal 2013.

I due numeri raccontano una crisi che non riguarda solo la domanda dei giocatori, ma anche l’offerta e il prezzo. Microsoft ha aumentato più volte il listino Xbox negli ultimi due anni, mentre Sony continua a far pagare cifre elevate per il modello PS5 Pro. Il risultato è un mercato dove comprare una console costa di più, mentre le famiglie hanno meno margine per spendere su un prodotto che, fino a tre anni fa, scendeva di prezzo con il tempo invece di salire.

PiattaformaVariazione vendite USA (gen-ago 2026 vs 2025)Livello più basso da
Xbox-33%Lancio del marchio, quasi 25 anni fa
PlayStation 5-25%2013

Va precisato un limite importante di questi dati: riguardano esclusivamente il mercato retail statunitense, non le vendite globali. Non esiste al momento una percentuale verificata e paragonabile per Nintendo nello stesso periodo, quindi qualsiasi confronto a tre andrebbe preso con cautela. Quello che i numeri confermano con certezza è che i due principali produttori di console a marchio proprio, Microsoft e Sony, stanno vivendo un autunno difficile sul mercato americano, il più grande mercato videoludico al mondo.

Chi ha diffuso i dati e come sono stati raccolti

I numeri sono stati pubblicati per primo da Mat Piscatella, analista storico del settore videoludico presso Circana, tramite un post sul suo account Bluesky. La notizia è stata poi ripresa e contestualizzata da Jowi Morales su Tom’s Hardware l’11 ottobre 2026, e confermata il giorno successivo dal sito APH Networks, che ha aggiunto dettagli sui nuovi prezzi Xbox applicati negli Stati Uniti. Circana, che ha incorporato l’ex NPD Group, resta la fonte più citata dall’industria per le vendite retail USA, anche se non pubblica dati gratuiti dettagliati sul mercato europeo o italiano.

Piscatella ha collegato il crollo delle vendite a un tema di sensibilità al prezzo da parte dei giocatori, più che a un semplice calo di interesse per le console. In altre parole, la domanda di giocare esiste ancora, ma i rincari dei chip di memoria hanno spinto i prezzi al punto da far rimandare l’acquisto a molte famiglie, sia negli Stati Uniti che, con ritardo, in Europa.

La radice del problema è la crisi della RAM

Il filo che collega il calo delle vendite console all’aumento dei prezzi è la crisi della RAM che attraversa l’intero settore dei semiconduttori dal 2025. Le aziende che producono memorie DRAM e NAND, cioè Samsung, SK Hynix e Micron, avevano tagliato la produzione dopo la glut del 2023-2024, il periodo in cui l’offerta di memoria superava ampiamente la domanda e i prezzi erano crollati. Quella scelta industriale si sta rivelando un boomerang nel 2026: la domanda di memoria ad alta banda per i data center dedicati all’intelligenza artificiale è esplosa, e la capacità produttiva tagliata in precedenza non basta a soddisfare sia il mercato AI che quello dell’elettronica di consumo, console comprese.

Le console moderne, da Xbox Series X a PS5, dipendono dalla stessa memoria GDDR e DRAM che i data center stanno acquistando a ritmo crescente per addestrare modelli di intelligenza artificiale. Quando l’offerta è limitata, i produttori di hardware consumer competono per le stesse linee produttive con clienti enterprise disposti a pagare multipli più alti. Il risultato pratico è semplice: i chip di memoria costano di più e qualcuno deve sostenere quel costo, o il margine del produttore si comprime, o il prezzo al consumatore sale.

Quanto sono saliti i prezzi della memoria nel 2026

I numeri sulla crisi della RAM arrivano da TrendForce, società di analisi di mercato specializzata in semiconduttori, e sono stati ripresi in un commento di Zacks Investment Research pubblicato il 16 ottobre 2026. Secondo questa analisi, i prezzi contrattuali della DRAM standard sono saliti di circa il 90-95% nel primo trimestre 2026, di un ulteriore 58-63% nel secondo trimestre, con una stima di un altro 13-18% nel terzo trimestre.

Periodo 2026Aumento prezzo contrattuale DRAMFonte
Primo trimestre+90% / +95%TrendForce
Secondo trimestre+58% / +63%TrendForce
Terzo trimestre (stima)+13% / +18%TrendForce

Il calcolo del chip da un dollaro

Messi in fila, questi tre rincari producono un effetto cumulativo enorme. L’analisi di TrendForce ripresa da Zacks stima che un chip DRAM costato un dollaro a gennaio 2026 ne costasse circa 3,50 a metà ottobre, una stima illustrativa dell’ordine di grandezza più che un prezzo fisso per ogni singolo prodotto di memoria. La stessa analisi prevede una crescita dell’offerta per il 2026 di circa il 16% per la DRAM e il 17% per la NAND, percentuali nettamente inferiori alla crescita della domanda generata dall’intelligenza artificiale. In pratica, l’offerta rincorre la domanda e perde.

Samsung, SK Hynix e Micron: i protagonisti della crisi

I tre nomi che contano davvero in questa vicenda sono sempre gli stessi: Samsung, SK Hynix e Micron, che insieme controllano la stragrande maggioranza della produzione mondiale di DRAM e NAND. Dopo la glut del 2023-2024, tutte e tre avevano rallentato gli investimenti in nuova capacità produttiva, una scelta razionale quando i prezzi erano ai minimi. Il problema è che la domanda di memoria per l’intelligenza artificiale è cresciuta più rapidamente di quanto chiunque avesse previsto, e ricostruire capacità produttiva richiede anni, non mesi. Le tre aziende sono ora nella posizione di poter alzare i prezzi quasi senza concorrenza, mentre console, PC e smartphone competono con i data center per ogni chip disponibile.

Cosa è cambiato nei listini Xbox

Sul fronte dei prezzi, il caso Xbox è il più documentato. Secondo i dati ripresi da APH Networks, i prezzi statunitensi attuali sono: Xbox Series S da 512GB a 499,99 dollari, Xbox Series S da 1TB a 599,99 dollari, Xbox Series X Digital Edition a 749,99 dollari e Xbox Series X con lettore disco a 799,99 dollari. Microsoft ha alzato questi prezzi per tre volte negli ultimi due anni: i modelli da 512GB sono aumentati di 100 dollari complessivi, quelli da 1TB di 150 dollari.

Il modello da 2TB sparisce dal listino

Un dettaglio che racconta bene la pressione sui margini: Microsoft ha interrotto la produzione del modello Xbox Series X da 2TB. Rimuovere la configurazione con più memoria interna è una scelta tipica quando il costo dei componenti di archiviazione e memoria sale più in fretta di quanto i clienti siano disposti a pagare. Meno varianti costose da gestire significa meno esposizione a un costo dei chip che continua a muoversi verso l’alto.

Xbox contro PlayStation: due strategie di fronte alla crisi

Il confronto tra i due colossi mostra approcci diversi alla stessa crisi. Microsoft ha scelto la via dei rincari frequenti e dichiarati, con tre aumenti in due anni e una semplificazione della gamma attraverso la cancellazione del modello da 2TB. Sony, dal lato PlayStation, continua a puntare su PS5 Pro come prodotto premium per i giocatori più esigenti, pur mantenendo in catalogo il modello PS5 standard per il pubblico più ampio.

Va segnalata una precisazione editoriale importante: alcune fonti online hanno riportato un possibile nuovo prezzo di 900 dollari per PS5 Pro negli Stati Uniti, ma questa cifra non risulta confermata da una fonte verificata in modo indipendente al momento della stesura di questo articolo, quindi va trattata come non confermata piuttosto che come un fatto accertato. Quello che invece i numeri confermano con certezza è la differenza di performance tra le due piattaforme: il calo del 33% di Xbox è più marcato del calo del 25% di PlayStation 5, un segnale che la strategia di rincari ripetuti di Microsoft potrebbe pesare più duramente sulla domanda rispetto all’approccio di Sony.

L’Europa e l’Italia non sono immuni dalla crisi della RAM

I dati Circana riguardano il mercato statunitense, ma la crisi della RAM è per sua natura un fenomeno globale. Samsung, SK Hynix e Micron vendono gli stessi chip di memoria a tutti i produttori di hardware, indipendentemente dal continente di destinazione finale. Le console vendute in Italia e nel resto d’Europa utilizzano gli stessi componenti di memoria comprati sugli stessi mercati all’ingrosso dei modelli destinati agli Stati Uniti. Storicamente, i rincari dei componenti decisi nei listini americani si ripercuotono sui prezzi europei con un ritardo di settimane o mesi, complicati da tassi di cambio, dazi locali e logistica di importazione.

Per il consumatore italiano, il punto pratico è questo: non esiste al momento alcun segnale che indichi un’inversione di tendenza nei prezzi hardware a breve termine. Chi segue da vicino il mercato console in Italia dovrebbe aspettarsi che la pressione sui listini osservata negli Stati Uniti continui a propagarsi anche sul mercato europeo nei prossimi mesi, semplicemente perché il collo di bottiglia è a monte, nelle fabbriche di memoria, non nei singoli listini regionali.

Una pressione normativa aggiuntiva sui publisher

La crisi hardware non è l’unico fronte complicato per l’industria videoludica in questo autunno 2026. In parallelo, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato italiana ha avviato un’azione contro alcune società videoludiche controllate da Microsoft, tra cui Activision Blizzard, per il modo in cui vengono presentate e vendute le valute virtuali nei giochi. Secondo quanto riportato da Silicon.co.uk, l’AGCM si sta coordinando con le autorità di tutela dei consumatori di Norvegia e Danimarca per valutare se le pratiche contestate costituiscano un’infrazione diffusa in almeno tre paesi europei.

L’azione italiana si inserisce in un’iniziativa più ampia della Commissione Europea, che coinvolge nove società videoludiche e che contesta la mancata adozione, da parte delle aziende, delle linee guida europee sulla trasparenza delle valute digitali pubblicate a marzo 2025. Per Microsoft, già impegnata a gestire il calo delle vendite Xbox, significa dover affrontare due fronti diversi nello stesso trimestre: uno industriale, legato al costo dei componenti, e uno normativo, legato alla trasparenza commerciale verso i consumatori.

I consumatori europei rispondono: il fisico resiste

Mentre i prezzi salgono, in Europa emerge un comportamento d’acquisto che vale la pena osservare. Secondo un’analisi di Push Square pubblicata nell’ottobre 2026, il 51% delle vendite europee di Marvel’s Wolverine su PS5 ha riguardato la versione fisica su disco, una quota molto più alta di quanto si osservi tipicamente nel mercato statunitense. Il dato arriva proprio mentre Sony ha annunciato l’intenzione di interrompere la produzione di copie fisiche per PlayStation a partire da gennaio 2028.

La lettura più semplice è anche la più probabile: in un contesto di prezzi hardware e software in salita, i giocatori europei continuano a vedere nel disco fisico un modo per mantenere un minimo di controllo sul valore del proprio acquisto, dalla possibilità di rivenderlo a quella di aspettare un calo di prezzo sul mercato dell’usato. È un comportamento che la crisi della RAM, indirettamente, sta rafforzando.

Non è la prima volta: il confronto con la crisi dei chip del 2021-2022

Chi segue il settore da anni ricorderà la carenza di semiconduttori che tra il 2021 e il 2022 rese quasi introvabili sia PS5 che Xbox Series X appena lanciate, con liste d’attesa per i preordini, rivenditori costantemente senza scorte e prezzi di borsa nero ben sopra il listino. La domanda naturale è se la crisi della RAM del 2026 sia peggiore di quella.

Sulla base dei dati raccolti per questo articolo, non è possibile rispondere con certezza. Le fonti disponibili confermano un aumento dei prezzi contrattuali della DRAM senza precedenti recenti e un calo di vendite retail USA molto marcato, ma non esiste ancora un confronto diretto, pubblicato da una fonte verificata, tra la gravità della crisi 2021-2022 e quella attuale in termini di quantità prodotta, tempi di attesa o perdite complessive per l’industria. Quello che si può dire con sicurezza è che la natura del problema è diversa: nel 2021 il collo di bottiglia riguardava soprattutto la capacità di assemblaggio e la logistica globale durante la pandemia, mentre nel 2026 il problema nasce da una competizione strutturale per la stessa materia prima, la memoria, tra elettronica di consumo e infrastrutture per l’intelligenza artificiale.

Quando finirà la carenza di RAM

La buona notizia, se si può chiamare così, è che nuova capacità produttiva è già in costruzione. La cattiva notizia è che richiederà ancora tempo prima di alleviare la pressione sui prezzi.

Le nuove fabbriche in costruzione

Secondo l’analisi di TrendForce ripresa da Zacks, il primo impianto di SK Hynix a Yongin e il primo stabilimento di Micron in Idaho non dovrebbero aggiungere una quantità significativa di produzione prima della seconda metà del 2027. L’impianto P5 di Samsung viene descritto come più rilevante per il 2028, mentre i nuovi stabilimenti di Micron nello Stato di New York arriveranno anche più tardi. La stessa analisi prevede che la DRAM resterà un prodotto con offerta limitata almeno fino al 2027.

Tradotto in termini pratici per chi vuole comprare una console oggi: non esiste, al momento, un orizzonte temporale verificato in cui i prezzi della memoria tornino a scendere in modo significativo prima della fine del 2027.

Le previsioni per il 2027

Sulla base dei dati raccolti, è possibile formulare alcune previsioni editoriali sull’evoluzione della crisi della RAM e del suo impatto sul mercato console in Europa e in Italia. Vanno lette come scenari plausibili basati sui dati disponibili, non come fatti già accertati.

  • I prezzi hardware resteranno probabilmente elevati almeno fino alla seconda metà del 2027, quando le prime nuove fabbriche di SK Hynix e Micron inizieranno a produrre volumi significativi.
  • Microsoft e Sony potrebbero continuare a semplificare le proprie gamme, riducendo o eliminando le configurazioni con più memoria interna, come già avvenuto con il modello Xbox Series X da 2TB.
  • Il mercato europeo del fisico e dell’usato, già forte come mostrano i dati di Push Square su Marvel’s Wolverine, potrebbe crescere ulteriormente come valvola di sfogo per i giocatori che non vogliono o non possono spendere il prezzo pieno.
  • La competizione per la memoria tra console, PC, smartphone e data center AI probabilmente si allargherà anche ad altre categorie di elettronica di consumo vendute nello stesso periodo natalizio, con possibili rincari incrociati su laptop e periferiche da gaming.
  • La pressione normativa europea sulle valute virtuali, già avviata da AGCM e Commissione Europea, potrebbe intrecciarsi con la crisi dei prezzi hardware, spingendo i publisher a cercare entrate aggiuntive dal software proprio mentre l’hardware costa di più da produrre.

Cosa significa per chi vuole comprare una console oggi

Per un lettore italiano che sta valutando l’acquisto di una Xbox o di una PlayStation 5 nei prossimi mesi, i dati raccolti suggeriscono prudenza più che urgenza. Non ci sono segnali verificati di un imminente calo dei prezzi, mentre la direzione di marcia dei prezzi della memoria resta verso l’alto almeno fino a quando la nuova capacità produttiva non entrerà in funzione, cosa che secondo le stime attuali non avverrà prima della seconda metà del 2027. Chi ha urgenza di giocare a un titolo specifico difficilmente trarrà beneficio dall’attesa, mentre chi può aspettare dovrebbe monitorare l’arrivo online, sempre più frequente in Europa, di promozioni legate a bundle o a modelli in uscita di produzione, come accaduto con la versione da 2TB di Xbox Series X.

Domande frequenti

Perché le vendite di Xbox sono scese del 33%?
Secondo i dati Circana ripresi da Tom’s Hardware, il calo riguarda le vendite retail statunitensi tra gennaio e agosto 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025. La causa principale indicata dagli analisti è la combinazione di rincari di prezzo ripetuti, decisi da Microsoft per compensare l’aumento del costo dei chip di memoria, e una minore disponibilità di spesa dei consumatori.

Il dato sul calo delle vendite riguarda anche l’Italia e l’Europa?
No, i numeri di Circana si riferiscono esclusivamente al mercato retail statunitense. Non esistono, nelle fonti verificate per questo articolo, percentuali equivalenti per il mercato italiano o europeo nello stesso periodo.

Cos’è esattamente la crisi della RAM del 2026?
È un periodo di forte rincaro dei prezzi contrattuali della memoria DRAM e NAND, causato dalla domanda crescente di memoria per i data center dedicati all’intelligenza artificiale, unita ai tagli di produzione decisi da Samsung, SK Hynix e Micron dopo l’eccesso di offerta del 2023-2024.

Quanto sono aumentati i prezzi della DRAM nel 2026?
Secondo TrendForce, i prezzi contrattuali della DRAM standard sono saliti di circa il 90-95% nel primo trimestre 2026, di un ulteriore 58-63% nel secondo trimestre, con una stima di un altro 13-18% di aumento nel terzo trimestre.

Quanto costa oggi una Xbox negli Stati Uniti?
I prezzi attuali riportati sono 499,99 dollari per Xbox Series S da 512GB, 599,99 dollari per il modello da 1TB, 749,99 dollari per Xbox Series X Digital Edition e 799,99 dollari per Xbox Series X con lettore disco. Il modello da 2TB è stato ritirato dalla produzione.

È vero che PS5 Pro costa ora 900 dollari?
Alcune fonti online riportano questa cifra, ma non risulta confermata da una fonte indipendente verificata al momento della stesura di questo articolo. Va quindi considerata come non confermata.

Quando finirà la crisi della RAM?
Secondo le stime di TrendForce, la DRAM resterà un prodotto con offerta limitata almeno fino al 2027, con la nuova capacità produttiva di SK Hynix e Micron che diventerà significativa solo nella seconda metà del 2027, e quella di Samsung più rilevante dal 2028.

Conviene aspettare per comprare una console nuova?
Non ci sono segnali verificati di un calo di prezzo imminente. Chi ha bisogno di giocare subito a un titolo specifico difficilmente beneficerà di un’attesa, mentre chi può pazientare dovrebbe monitorare bundle promozionali e modelli in uscita di produzione, che spesso scendono di prezzo prima di essere ritirati dal mercato.